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Renzi apre sul tempo pieno

E i sindacati: al contratto i fondi della Buona scuola

14/11/2017
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ItaliaOggi

Alessandra Ricciardi

Tempo pieno ovunque in Italia. Un'occasione unica per il precariato della scuola primaria del Sud che così potrebbe trovare soluzione lavorativa senza necessità di trasferimenti in altre regioni. È uno dei punti del programma di Fronte dem, i democratici che fanno capo a Michele Emiliano, ma anche di Mdp. Alla direzione del Pd di ieri il segretario Matteo Renzi ha detto chiaramente che è pronto a farne il suo cavallo di battaglia in campagna elettorale nella logica di una coalizione ampia, che tenga insieme ciò che già prima era unito nel Pd, da Pier Luigi Bersani a Giuliano Pisapia, e che copra dai moderati alla sinistra. «Bisogna ragionare sui grandi temi, anche con coloro che se ne sono andati. Molte delle cose che abbiamo fatto, le abbiamo fatte insieme», ha argomentato l'ex premier, «avremmo idee diverse sull'algoritmo della Buona scuola», il riferimento è al caos della mobilità del 2016, «ma non sul tempo pieno. Si può fare nella prossima legislatura». Per questa legislatura infatti i giochi sono quasi fatti, la legge di bilancio, che nel fine settimana entra in una fase decisiva al senato, i margini di manovra sono veramente stretti.

L'operazione più ardita, anticipata da ItaliaOggi di martedì scorso, è quella che riguarda la scuola dell'infanzia: potenziamento dell'organico con 1700 posti comuni in più e 300 per il sostegno. Costo, 22 milioni nel 2018, che diventano 28 nel 2019. L'emendamento, relativo all'articolo 57 del disegno di legge di bilancio, è a prima firma dei dem Francesca Puglisi e Andrea Marcucci, rispettivamente capogruppo pd in commissione istruzione del senato e presidente della stessa commissione. Il fondo complessivo per le coperture degli emendamenti parlamentari è di 250 milioni di euro, tra camera e senato. E c'è sullo sfondo la partita dello sblocco delle pensioni.

Tra gli emendamenti parlamentari che stanno prendendo quota, la stabilizzazione del fondo di 50 milioni di euro per le scuole dell'infanzia paritarie, l'esonero dall'insegnamento per i collaboratori dei dirigenti scolastici che hanno reggenze di altri istituti, la completa statizzazione degli istituti degli istituti superiori musicali, altri 5 milioni nel 2018, 15 nel 2019 e 30 dal 2020. Mano tesa anche ai docenti e ricercatori universitari: dopo aver inserito nella manovra il ritorno agli scatti biennali, un emendamento a firma dem Verducci-Ferrara propone l'una tantum per recuperare quanto avrebbero potuto avere senza il congelamento di un anno imposto nel 2010 dalla riforma Gelmini. Costo salato: 60 milioni.

Sullo sfondo, a partire dal fronte sindacale, si fa forte la richiesta di un fondo ad hoc per la professionalità docente che avvii quel riconoscimento della centralità della figura dopo un decennio di tagli. Operazione analoga stanno provando a condurla in porto sempre i sindacati al tavolo contrattuale. Al primo giro di tavolo all'Aran, le sigle rappresentative hanno concordemente, seppure con toni diversi, evidenziato la necessità di portare a contratto anche i fondi che la legge 107, la riforma della Buona scuola del governo Renzi, in particolare il bonus per il merito e la formazione.

«C'è una profonda revisione normativa da fare anche perché nei nostri settori sono state introdotte negli anni delle norme che con il contratto intendiamo superare. Il riferimento è in particolare alla legge 150», e dunque la Brunetta, «e alla 107 che hanno ridotto gli spazi di democrazia, partecipazione e collegialità», dice il segretario della Flc-Cgil, Francesco Sinopoli. E declina Pino Turi, numero uno della Uil scuola: «Introdurre con il contratto i correttivi necessari per rimettere sui binari giusti gli elementi che la legge 107 ha fatto deragliare. Spostare l'asse delle decisioni dall'organo monocratico agli organi collegiali. Riportare fisiologicamente, al rango che le compete, quello costituzionale, la libertà di insegnamento, così come previsto dalla legge».