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Quei due mondi che non riescono più a convivere

02/04/2015
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la Repubblica

Maria Pia Veladiano

PROVARE . Provare a convivere con ragazzi, certo non la maggioranza, una parte sono, ma in baldanzoso aumento, ragazzi e a volte bambini, che riproducono, con la determinazione in cui sono esperti grazie a lunga esposizione, una litania di comportamenti che sono oggi ammessi nella vita incivile che accettiamo. Parolacce, minacce, gestacci, non ha il diritto di sequestrarmi il cellulare, ci provi a mandarmi dal preside, lo dico a mio padre. E poi capita che il padre, o la madre, arrivi davvero, con o senza avvocati, furioso, come si permette, la denuncio per abuso di potere. O passa alle vie brevi, un pugno, uno schiaffo. Bel modello per chi impara come diventare grande.
Bene, ma l’insegnante non può e basta. In classe l’insegnante è l’adulto e la tenuta del rapporto, il rimanere al di qua del limite della violenza, è sua. È lui che non deve, mai, rispondere dispetto per dispetto, violenza per violenza. Questo è possibile innanzitutto se non è mai solo.
Se la gestione di quella comunità eterogenea che è la scuola non deve per forza essere un eroico atto individuale di docenti che entrano in aula con uno spaventoso debito di credibilità sociale e devono soprattutto dimostrare di essere insegnanti diversi da come l’immaginario collettivo li disegna. Super docenti in mezzo a un deserto delle responsabilità. La violenza dei rapporti sociali arriva nella scuola italiana come un fenomeno nuovo per estensione e gravità. È inutile sognare il passato e chissà se era migliore, con le sue diverse forme di violenza psicologica, che sta nelle pagine della letteratura.
La scuola deve tener conto di questa nuova realtà nel progettare e accompagnare la normale professionalità dell’insegnante, che ha bisogno di poter lavorare in gruppo, di poter godere di una supervisione, di imparare a gestire e disinnescare la crescente aggressività altrui e propria. Vincere l’analfabetismo sociale e la disabilità contemporanea verso il vivere civile è un compito nuovo della scuola. Far tenuta sui valori della convivenza, educare a trecentosessanta gradi: i ragazzi, i genitori e anche quella società che oggi la violenza la esibisce come forma accettabile del successo.