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Quando tornare in classe? È lo Stato che deve decidere

di Agostino Miozzo

24/01/2021
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Corriere della sera

di Agostino Miozzo*

Caro direttore, nei giorni scorsi ho visto un breve articolo che mi citava, pubblicato da una rivista online specializzata sulla scuola. La veloce lettura del testo, ma soprattutto del calendario di rientro delle superiori ha confermato quella riflessione cui mi sono lasciato trasportare qualche settimana fa quando ho parlato di necessità di ricorrere all’articolo 120 della Costituzione che prevede il potere di sostituzione delle autorità politiche locali qualora non siano garantiti i diritti costituzionalmente previsti.

Le Regioni vanno in ordine sparso.

Senza voler essere provocatori si fa molta fatica a comprendere la ragione dietro questa fantastica «autonomia differenziata» che presumibilmente vede in ogni regione un team di esperti, il Cts Regionale, che consiglia il proprio presidente secondo i concetti della «scienza e coscienza localmente validi». Su ventuno Regioni e Province Autonome sono previste ben otto diverse modalità di rientro a scuola, cui si dovranno presumibilmente aggiungere altre differenziazioni sulla percentuale degli studenti che avranno il diritto di rientro in presenza al 50, al 70 e poi forse passare al 100%.

Ci saranno quindi gli studenti che sono rientrati il 7 gennaio, altri l’11, il 18, il 25 o il primo di febbraio, accanto a quelli che essendo in zona rossa sono in Dad; ma ci sono anche coloro che pur essendo in area rossa vedono il loro diritto al ritorno sui banchi garantito dal presidente della Regione. Infine ci saranno quelli che faranno quello che gli pare, in ragione del principio della libera scelta. Che dire? Personalmente da mesi invoco il dovere dello Stato di preoccuparsi dei propri giovani con quel senso di responsabilità e di priorità politica che l’attenzione nei confronti delle future generazioni dovrebbe prevedere. Ho visto il dibattito sulla scuola tornare timidamente al centro dell’attenzione, con interventi che finalmente sembrano essere realizzati per risolvere gli antichi problemi della scuola.

Poi il tutto scivola in decisioni che paiono frutto di calcoli politici locali, rivendicazioni del territorio contro lo Stato centrale, decisioni spesso improbabili frutto di libere interpretazioni e giustificazioni scientifiche. Da nessuna parte è, ad esempio, emersa la richiesta di un confronto tra gli esperti dei vari Cts regionali con il Cts nazionale sui rischi della scuola, con i dati disponibili riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale. Un confronto che potrebbe far chiarezza in questa devastante bulimia comunicativa di cui oggi soffre molto la comunità scientifica del nostro Paese.

Mettere quindi a confronto chi ritiene si possa tornare in presenza anche se si è in zona rossa, con chi dice che il rientro a scuola è una libera scelta; quanti in area gialla evidenziano ancora gravi rischi e quelli che avendo trovato risposta alle criticità emerse ritengono possibile il ritorno anche se in area arancione.

L’opinione pubblica è disorientata non soltanto da un’evoluzione convulsa e ricca d’imprevisti di questa pandemia che ogni giorno offre novità inquietanti; i nostri concittadini si aspettano di vedere un minimo di chiarezza e coerenza nelle decisioni che le autorità del territorio prendono, soprattutto quando di mezzo ci sono i nostri figli e nipoti, il bene più prezioso del nostro disgraziato Paese.

La mia esperienza di governo delle crisi mi ha insegnato che la gestione di un’emergenza espone il «comandante» a posizioni spesso autoritarie, in ragione dei tempi e della necessità di dare ordini che vengano eseguiti per ottenere risultati accettabili.

A quanti hanno fatto il mio lavoro, e ricorrono spesso a metafore militari, viene spontaneo dire che nella gestione delle crisi non c’è spazio per i dibattiti; alcuni arrivano a sostenere che non c’è molto spazio per la democrazia nel governo delle crisi, dove è necessario avere solo uno che decide che a posteriori risponderà delle sue decisioni. Faccio spesso queste riflessioni, ovviamente estreme, ma guardando il calendario dei rientri qualche dubbio mi viene!

*Coordinatore del Comitato tecnico scientifico