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Quando il sapere profuma di libertà

La lezione di Liliana Segre

19/02/2020
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la Repubblica

Umberto Gentiloni

Mette da parte le pagine di un testo preparato per una giornata speciale e parla da nonna alzan do lo sguardo alla ricerca di volti di studenti e studentesse che riempiono l’aula magna della Sapienza. Lo fa con emozione e partecipazione, pesa le parole, i ricordi, i riferimenti a momenti lontani della biografia di una bambina travolta dalle violenze della seconda guerra mondiale.

L’inaugurazione del 717 anno accademico dalla fondazione dell’Università è l’occasione per il conferimento del Dottorato di ricerca honoris causa in Storia dell’Europa alla senatrice Liliana Segre. Nel silenzio che accoglie le sue parole il primo riferimento porta alla lezione di Primo Levi «comprendere è impossibile ma conoscere è necessario» e da quella frase un itinerario di riflessioni sul sapere e le sue straordinarie virtù, sulla forza della conoscenza, sul nesso tra la libertà e la cultura.

Ricorda con affetto e commozione un professore di storia, un francese sconosciuto incontrato ad Auschwitz, un interlocutore prezioso custode di «attimi rubati all’orrore» per parlare di storia, approfondire eventi del passato come se si potesse tornare indietro, prima della fine di un mondo di affetti e consuetudini. Incontri tra prigionieri per costruire in un lager la comunicazione possibile tra un docente e un’allieva strappata alla frequenza quotidiana di un programma di seconda media. Attimi indimenticabili e preziosi «eravamo liberi come si è liberi di fronte alla conoscenza».

Una libertà perduta che si riaffaccia inaspettata. Come quando si ritrova in una stanza di fronte a un’amica cecoslovacca; «chissà che fine avrà fatto», incrociata per caso mentre il taglio dei capelli colpiva corpo e certezze di bambine inerti.

Non sapevano come comunicare, in apparenza nessuna lingua in comune ma poi, come d’incanto il richiamo al latino, a poche frasi semplici di una civiltà condivisa che poteva ancora aprire ponti e canali di comunicazione: «È stato fantastico trovare una lingua per incontrarsi, conoscersi anche con poche semplici frasi». Una scoperta inattesa, la forza della ragione che tenta di opporsi alle ragioni della forza, il sapere classico unisce e regala «due ore di comunità con un’ignota fanciulla» segnata dallo stesso terribile destino.

La cultura come antidoto possibile all’odio, alla paura del diverso, alle discriminazioni che facilmente muovono dalle parole ai fatti, «dalle vignette satiriche alle leggi contro gli ebrei». Il ritorno alla vita non è semplice né scontato. Lo studio «ripreso con grandissima fatica» diventa così un percorso incessante «una salvezza per recuperare un posto nel mondo», afferrare ricordi e momenti perduti per chi «è rimasta nonostante tutto avida di conoscenze». Le parole della senatrice vanno dritte al cuore tratteggiando un cammino faticoso di rinascita che accompagna il lungo dopoguerra che abbiamo alle spalle. La scelta per la vita nella costruzione di un’Europa di pace segno di un tempo nuovo capace di sconfiggere paure, distruzioni, lutti. Far parte di un’unione di popoli che muove verso la cooperazione, il dialogo, la conoscenza reciproca. Non un dato acquisito per chi è venuto dopo. Ai più giovani ripete con insistenza come l’odio palese o nascosto rimanga il principale bersaglio da sconfiggere: si nutre di paure e ignoranza, colpisce la libertà della scienza e della cultura minacciate da chi alza muri o contrapposizioni. Una comunità scientifica va oltre i confini di linguaggi e appartenenze, vive di scambi e frequentazioni cercando piste di ricerca, approdi comuni, verifiche ispirate allo spirito critico di chi vuole conoscere per costruire futuro.