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Quali proposte per il miglioramento del sistema terziario?

Alessandro Figà Talamanca ci esorta a non assumere atteggiamenti imbevuti di pregiudizio nei confronti delle proposte formulate dall’Associazione TreeLLLe.

14/09/2017
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ROARS

Con questo intervento Alessandro Figà Talamanca ci esorta a non assumere atteggiamenti imbevuti di pregiudizio nei confronti delle proposte formulate dall’Associazione TreeLLLe. E passa in rassegna, discutendoli rapidamente nel merito, alcuni punti che, in effetti, possono sembrare ispirati a buon senso e che, dunque, si candidano a essere condivisi. Anche se non si omette di osservare, in senso critico, come “secondo la Treellle l’autonomia universitaria si esprima attraverso la competizione tra le singole università conseguente a un regime di ‘simulazione del mercato’, cioè un sistema di incentivi e disincentivi controllati da una autorità centrale. Non c’è posto in questa visione per un organismo come il CUN  che dovrebbe esprimere l’autonomia del sistema universitario e delle comunità scientifiche”. Ma l’esortazione finale è chiara: “Non è molto utile, però, a mio parere, la contrapposizione tra due modelli astratti di università. Mi sembra invece più utile partire da proposte non divisive come quelle che, in parte, propone Treellle”.

Nel marzo scorso è uscito un voluminoso “Quaderno n. 13” della Associazione TreeLLLe[1], dal titolo

Dopo la riforma: università italiana, università europea

Proposte per il miglioramento del sistema terziario

Il Quaderno contiene ben 100 proposte per migliorare il sistema di istruzione “terziaria” in Italia. Si parla di istruzione terziaria, anziché di istruzione universitaria o istruzione superiore perché tra le proposte della TreeLLLe c’è quella di promuovere l’istituzione di “Scuole Universitarie Professionali” e di sviluppare gli Istituti Tecnici Superiori, cioè, in ambedue i casi, scuole post-secondarie che non sono propriamente università.

Certamente molte delle 100 proposte del quaderno sono poco più di auspici, non essendo ovvi, né specificamente indicati, gli strumenti per realizzarle.

E’ anche vero che le proposte si inseriscono, almeno in parte, in una visione dell’università, che riflette opinioni e punti di vista vicini a quelli più volte espressi da esponenti della Confindustria, ed anche da una parte, forse non maggioritaria, ma certamente politicamente influente, del mondo accademico. Questa visione del mondo universitario ha consentito, ad esempio, agli autori del quaderno n. 13, di parlare diffusamente della CRUI ed anche del CNSU (Consiglio Nazionale Studenti Universitari) indicandoli, a volte, come protagonisti delle riforme proposte, senza tuttavia menzionare nemmeno una volta il CUN (Consiglio Universitario Nazionale).

Manca tra le cento proposte quella di abolire il CUN, ma non c’è dubbio che secondo la Treellle l’autonomia universitaria si esprima attraverso la competizione tra le singole università conseguente a un regime di “simulazione del mercato”, cioè un sistema di incentivi e disincentivi controllati da una autorità centrale. Non c’è posto in questa visione per un organismo come il CUN  che dovrebbe esprimere l’autonomia del sistema universitario e delle comunità scientifiche.

Eppure tra le proposte della Treellle cui si potrebbe dare una attuazione  immediata ce ne sono alcune che dovrebbero risultare condivisibili anche a chi rifiuterebbe il punto di vista generalmente espresso dalla Treellle. Vale la pena di riportare alcune di queste proposte, nella numerazione indicata dal quaderno.

  1. Potenziare il finanziamento del diritto allo studio ed eliminare in tempi rapidi la figura dell’idoneo non borsista, offrendo una borsa di studio all’intera popolazione degli idonei (specialmente nel Sud). […] Prevedere che le esenzioni [dalle tasse] siano a carico dei fondi nazionali per il diritto allo studio e che la minore capacità contributiva sia compensata da opportuni correttivi.

  2. Riequilibrare le disparità tra territori ridefinendo la normativa sul diritto allo studio al fine di offrire analoghe opportunità a tutti i capaci e meritevoli, indipendentemente dalla loro residenza […].

  3. Adottare lo strumento del Testo Unico per razionalizzare e semplificare la normativa esistente.

  4. Semplificare ed anticipare l’entrata nei ruoli universitari dei giovani limitando al solo dottorato il titolo di accesso a un percorso non superiore ai cinque anni per l’accesso alle posizioni “tenure-track”.

  5. A protezione degli studenti (pubblicità ingannevole) selezionare le iniziative che garantiscono una soglia quali-quantitativa adeguata. […] Non è giustificata, ad esempio, la proliferazione delle università telematiche […].

  6. Stabilire regole chiare che definiscano la figura dello studente a tempo pieno e quella dello studente a tempo definito così da regolarizzare la durata dei corsi di studio, ridurre il numero dei “fuori corso” e al contempo definire politiche di tassazione differenziata.

  7. Definire i requisiti di accesso ai singoli corsi di laurea sulla base della preparazione scolastica acquisita e istituire un “semestre o anno base” integrativo (e aggiuntivo) finalizzato all’acquisizione delle competenze necessarie per l’ottimale fruizione del corso di laurea prescelto […]

  8. Definire la capacità assunzionale di ciascun Ateneo come previsto dal D.leg. 49 del 2012, esclusivamente sulla base della sua condizione finanziaria, senza limiti esterni e soprattutto senza redistribuzione su base nazionale, una misura che non trova fondamento alcuno nella necessità di contenere la spesa ed ha esasperato i problemi soprattutto a scapito delle università del Meridione.

  9. Eliminare i prerequisiti previsti per concorrere ad un posto di ricercatore RTD B (tre anni di assegni o altra attività di ricerca post PhD) come avviene per RTD A e professori, lasciando alle commissioni il compito di valutare la maturità dei candidati caso per caso.

Certamente si tratta di proposte di buon senso, ma è proprio questo che manca alle tante altre proposte che attribuiscono un ruolo salvifico al “Dio Mercato” o al suo Vicario in Terra,  la “Simulazione del Mercato”.

Sembrerebbe quindi che, sul terreno pratico delle proposte concrete e poco costose, sia possibile, addirittura, un’alleanza tra gli “adoratori del Dio Mercato” e chi invece attribuisce tutti i mali ad un grande progetto capitalista volto a spazzar via il sistema delle università di stato per sostituirlo con autonome fondazioni di diritto privato in competizione tra loro.

In particolare, le proposte 23 e 24, per quanto di impatto finanziario modesto, hanno un alto valore simbolico nell’indicare il tipo di sistema universitario che si vorrebbe.

Anche la proposta 27 presuppone una normativa unitaria per il sistema universitario e si allontana quindi dall’ipotesi dell’autonomia che sarebbe propria di un sistema di fondazioni di diritto privato.

Un significato analogo si può dare alle proposte 57 e 60 che presuppongono un sistema universitario che si rivolge ad una popolazione giovanile non omogenea in termini di preparazione e/o disponibilità di tempo, senza pretendere di selezionare gli studenti “a priori”, sulla base di un “merito” necessariamente legato alla condizione sociale.

Le nove proposte che ho elencato non sono le uniche proposte condivisibili (e concretamente attuabili). Costituiscono tuttavia un campione sufficiente per rendere utile la lettura del Quaderno 13, anche e soprattutto a chi non condivide in  generale le posizioni di TreeLLLe.

Purtroppo la strada per conseguire  riforme anche di semplice buonsenso è lunga e accidentata. Non è molto utile, però, a mio parere, la contrapposizione tra due modelli astratti di università. Mi sembra invece più utile partire da proposte non divisive come quelle che, in parte, propone Treellle.


[1] Lo scopo dichiarato dell’Associazione TreeLLLe (Life Long Learning) è quello di migliorare la qualità dell’istruzione contribuendo principalmente attraverso la redazione e pubblicazione di “quaderni” che trattano specifici problemi. L’Associazione si dichiara “rigidamente apartitica e agovernativa”. Tuttavia è palese che l’Associazione sostiene punti di vista e proposte non da tutti condivise. A questo proposito vale la pena di scorrere il ben documentato articolo di Giuseppe De Nicolao che risale a due anni fa e che polemizza con il presidente della TreeLLLe, in merito all’uso disinvolto di dati di incerta origine.