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Pure i presidi sul piede di guerra contro Renzi

Bonus e chiamata diretta non bilanciano Il taglio degli stipendi. Il 13 aprile nuova protesta

29/03/2016
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ItaliaOggi

 di Giorgio Candeloro 

Il governo rischia di mettersi contro anche i dirigenti scolastici. Se da un lato assegna loro maggiori poteri, attraverso il bonus merito da assegnare ai docenti e la chiamata diretta, dall'altra continua a tagliuzzare i loro stipendi. Il 13 aprile prossimo si terrà il cedolino day: una delegazione di presidi iscritti ai sindacati confederali consegnerà al Presidente del Consiglio e ai ministri di Istruzione ed Economia migliaia di cedolini stipendiali, per dimostrare che il Miur, nonostante le assicurazioni di adeguamento delle retribuzioni dei presidi ai nuovi carichi di lavoro e alle crescenti responsabilità sancite dalla legge 107, non sta affatto mantenendo le promesse. Per dimostrarlo, quindi, mostreranno al governo quanto davvero guadagnano. In vista dell'evento del 13 aprile, intanto, è partita la raccolta dei certificati di retribuzione, promossa e sostenuta dalle sigle sindacali.

I cedolini che verranno consegnati a Renzi, Giannini e Padoan saranno quelli del mese di marzo (non a caso la quota retributiva annua più falcidiata da tasse, imposte e addizionali regionali e comunali), a partire dal 2010: come a dire che gli stipendi dei dirigenti sono fermi da sei anni. L'iniziativa e l'attuale stato di agitazione della categoria giungono al termine di una lunga serie di proteste e contenziosi legali che i presidi italiani stanno portando avanti relativamente alla questione del Fun, il fondo che ogni anni viene stanziato per il pagamento della parte accessoria degli stipendi dei dirigenti, la cosiddetta retribuzione di posizione e di risultato. I sindacati ricordano che questa parte della retribuzione aveva subito una pesante decurtazione a partire dall'anno scolastico 2012-13 a seguito dell'interpretazione data dal Miur della legge 122/2010,la famigerata legge Tremonti, che bloccava contratti, assunzioni e retribuzioni nel settore pubblico. Ciò aveva provocato, per gli anni scolastici 12/13 e 13/14, consistenti decurtazioni retributive per i dirigenti, in alcuni casi costretti a restituire somme già percepite e con l'aggravante, come denunciano in questi giorni le organizzazioni sindacali, che in molte regioni i presidi hanno percepito allora anche meno di quanto loro spettasse, pur con il Fun decurtato, risultando quindi creditori dell'amministrazione; ciò per via del timore di molti Uffici scolastici regionali di trovarsi in condizione di incapienza di risorse e per i ritardi nella sottoscrizione dei contratti integrativi regionali. Con questi precedenti non stupisce che i dirigenti, non solo quelli legati al sindacato confederale , ma anche quelli organizzati dall'Anp, l'associazione di categoria attualmente maggioritaria, siano sul piede di guerra, in vista della definizione, che dovrebbe avvenire in questi giorni , del Fun per l'anno in corso. Cifre ufficiali sull'ammontare del fondo non ci sono, ma i rumors dicono che il Mef prevede ulteriori forti tagli.

Una soluzione politica pro dirigenti scolastici intanto non viene presa in considerazione per il timore dell'effetto trascinamento che potrebbe avere sulle retribuzioni degli altri ambiti della dirigenza pubblica. Peraltro la legge 107,prevede, per il Fun, 47 milioni di euro a regime per il biennio 2015/16, ma la quasi certezza dei sindacati è che queste risorse, sbandierate dal governo come aggiuntive, rappresentino un conteggio diverso da quello del Mef e possano essere tagliate per ripianare il fondo 2011/12, erogato già in costanza di legge Tremonti ma, all'epoca, non tagliato.

Diversi incontri tra Miur e sindacati svoltisi negli ultimi mesi, il più recente il 10 marzo scorso, non sono serviti a fugare nessuna di queste incertezze, il che spiega in larga parte lo stato di agitazione di questi giorni e la rabbia dei dirigenti. L'esito della vicenda non è ad oggi prevedibile. Quello che è certo è che la protesta dei presidi è alimentata anche dal senso di tradimento delle forti aspettative suscitate nella categoria dalla Buona Scuola, di cui i presidi non avvertono concreti benefici stipendiali a fronte delle crescenti responsabilità, oltre che alla convinzione di avere negli anni subito uno scippo retributivo che temono possa continuare e a cui la 107 non pone rimedio come in molti avevano sperato.


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