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Puglia, quando è il Tar a decidere chi va a scuola

Nel conflitto tra il presidente della giunta regionale Emiliano e il governo si scaricano le responsabilità sui presidi, i genitori e gli studenti. Il ministero dell'Istruzione annuncia un intervento. A Bari invece si chiede una nuova udienza del tribunale amministrativo il 18 novembre

10/11/2020
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ItaliaOggi

Roberto Ciccarelli

Al tempo del Covid andare o non andare a scuola, fare didattica a distanza o in presenza, lo decide il Tribunale amministrativo regionale (Tar), ultima istanza a cui si rimettono il governo e le regioni. È questa l’ultima stazione di un conflitto che sta contrapponendo da piùdi una settimana la regione Puglia governata da Michele Emiliano (Pd) e la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina (M5S) e quello degli Affari regionali Francesco Boccia (Pd).

Dopo avere ceduto al Tar di Bari che ha dato ragione al «Dpcm» del governo che impone la presenza in classe fino alle scuole medie nelle regioni «arancioni» come la Puglia, Emiliano ha emesso un’ordinanza in cui autorizza il ritorno in aula ma consiglia ai genitori di tenere a casa i figli. E ha chiesto al Tar di anticipare al 18 novembre l’udienza in cui tornerà a esprimersi su un’ordinanza precedente che ha chiuso le scuole.

A sostegno della legittimità di questo atto ieri Emiliano ha citato la sentenza di un’altra sezione del Tar pugliese, quella di Lecce, e la sentenza del Tar di Napoli che ha confermato la decisione del presidente campano Vincenzo De Luca di chiudere le scuole anche se la regione è «gialla». Nelle ultime ore la ministra Azzolina ha adombrato la possibilità di impugnare le decisioni di Emiliano. Dove? Davanti al Tar. Sempre che nel frattempo non sarà stato dichiarato il lockdown totale, si tratterà a quel punto di capire a quale giurisprudenza sarà data ragione: al Tar di Bari, di Lecce, di Napoli, oppure? In ogni caso, fanno sapere dal Ministero, «verrà formalizzata una richiesta di ritiro o revisione dell’ordinanza regionale che tenga conto di quanto previsto dal Dpcm».

In questo corto circuito politico-amministrativo le responsabilità del governo e delle regioni sono scaricate sulle spalle dei presidi e dei genitori. Se a quest’ultimi spetta la decisione di mandare, o meno, i figli alla scuola dell’obbligo, ai primi spetta il compito di garantire a quelli che non vanno a scuola la didattica a distanza(«Dad»). Non è escluso nemmeno un conflitto di tutti contro tutti. Ieri Emiliano ha detto che i genitori «hanno il pieno diritto di pretendere la Dad» e che in mancanza «potranno segnalare le omissioni al prefetto, all’Ufficio scolastico regionale e a me». In questo modo si rischia di scaricare sui presidi i problemi infrastrutturali che hanno reso inaccessibile la «Dad» a molti studenti.