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Povera scuola italiana da Gonella alla Azzolina

La ricetta per la ripresa

01/08/2020
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La Stampa

Mirella Serri
Ne usciremo migliori? In che modo? Non c'è dubbio, la prima a essere migliore sarà sicuramente la scuola: parola della ministra grillina dell'Istruzione, Lucia Azzolina. Una promessa che è stata formulata il 23 aprile.

Con l'annuncio trionfale che «quella di settembre sarà una scuola innovativa e aperta. Si dovranno organizzare nuovi spazi… ma sarà anche una scuola che, reagendo all'emergenza, dovrà dare qualcosa in più ai nostri studenti… Possiamo puntare sul digitale, sulla formazione del personale scolastico, su una scuola rinnovata nei locali e negli arredi… rafforzata attraverso il potenziamento dell'organico…». La scuola, per il ministro, avrebbe dovuto essere il modello competitivo per tutto un paese che riparte dopo l'emergenza sanitaria. La grande nave scolastica doveva essere varata all'inizio dell'estate e ancora oggi è una barchetta arenata sull'orlo del collasso.

La coincidenza vuole che la Azzolina, ultima arrivata al ministero, in questo decisivo momento di riavvio dei motori scolastici rimasti in panne per tanto tempo, si sia trovata in uno snodo della storia simile a quello a cui si trovò circa 46 anni fa il primo arrivato al ministero della Pubblica istruzione nell'Italia repubblicana, il democristiano Guido Gonella. Il ministro dovette fronteggiare un'emergenza anche peggiore di quella causata dal Covid 19, ovvero i disastri provocati dalla seconda guerra mondiale. La storia a volte si ripete e Gonella, insediandosi sullo scranno ministeriale, aveva pronunciato concetti e parole vicini a quelli della infervorata Azzolina: il dopoguerra avrebbe creato uomini migliori, avrebbe incentivato la crescita e il rinnovamento "delle persone" proprio attraverso il rinnovamento del sistema scolastico. Uomo di fiducia di De Gasperi - ebbe addirittura l'incarico di redigere il 26 aprile 1946 la relazione programmatica del primo congresso nazionale della Dc, il cosiddetto "discorso delle libertà" - insediatosi al ministero era però consapevole che la scuola era una bomba a orologeria. Ardui i problemi da risolvere, come quello dei libri di testo che dovevano fare i conti con il fascismo, il rapporto scuola pubblica-scuola privata, il carattere confessionale dell'insegnamento, il fatto che due terzi degli

ultraquattordicenni italiani, il 60 per cento, erano privi di licenza elementare e che un terzo di questi si dichiarava analfabeta. Cosa fece il ministro? Ad aprile del 1947 promosse la costituzione di una commissione nazionale d'inchiesta, a novembre 1948 diede avvio alla consultazione, a cui parteciparono 211 mila docenti e 85 mila persone non appartenenti al corpo docente, poi lavorò alla riforma dal luglio 1949 fino alla primavera del 1951. Il testo fu approvato dal Consiglio dei ministri ma lui dall'aprile del 1950 era già uccel di bosco da Viale Trastevere ed era diventato il segretario politico della Democrazia Cristiana. La patata bollente finì nelle mani del suo successore, Antonio Segni (la riforma della scuola media unica arrivò poi solo nel 31 dicembre 1962). Gonella la tirò per le lunghe ma mentre era ministro provvide a non far crollare la scuola che andava a pezzi. Usò la strategia della calce e del martello: si occupò di infiniti interventi, recuperò gli edifici abbandonati o abbattuti dai bombardamenti, cercò di ridare dignità agli insegnanti (base elettorale della Dc), accorpò le classi, prese provvedimenti per limitare la gravissima dispersione scolastica. I suoi avversari la chiamarono giustamente la politica del rattoppo. Ma rattoppando potenziò anche senza un eccessivo dispendio economico l'intero sistema scolastico. E' un esempio di quello che si può fare anche senza risolvere i problemi fondamentali. La Azzolina si è data invece la mission impossible di edificare una nuova scuola. Però non riesce a tappare nemmeno i buchi più piccoli: la conquista di nuovi spazi, la risistemazione degli edifici scolatici, il personale docente. Dalla mission impossible alle soluzioni impossibili e spendaccione il passo è breve, lo testimoniano gli ormai famosi banchi con le rotelle, i milioni di mascherine che non sapremo come smaltire e i termoscanner a go-go nelle scuole.

Gonella il temporeggiatore non è un per nulla modello (fu lui a reinserire nell'insegnamento accademico i professori epurati in quanto implicati con il regime fascista) ma era consapevole della correlazione stretta tra sviluppo dei livelli di istruzione e formazione e crescita del reddito e che bisognava tamponare le falle poiché la mancanza di istruzione può portare disagi economici pesantissimi. Traghettò il sistema scolastico oltre i disastri del conflitto mentre la Azzolina al momento i disastri sembra interessata a provocarli. —