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potenziare l'istruzione digitale per innovare il mercato del lavoro

le più importanti istituzioni mondiali individuano l'istruzione tecnica come la leva strategica fondamentale per costruire crescita economica e occupazionale sostenibile

21/01/2020
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La Stampa

Fabrizio Manca*

Gli studenti e i loro genitori in questi giorni decideranno quale scuola superiore frequentare e come ogni anno sui media si apre il consueto dibattito sugli indirizzi di studio che offrono maggiori opportunità ai fini tanto dell'iscrizione a un successivo percorso accademico, che di una futura occupazione. Nel tentativo di meglio indirizzare le famiglie fioccano le analisi e i suggerimenti più vari da parte non solo di operatori e addetti ai lavori, ma anche di chi si assume esperto o presunto tale, a volte generando una massa così imponente di informazioni nella quale è facile perdersi, piuttosto che ricavare dalle stesse maggiore consapevolezza rispetto a una scelta sicuramente fondamentale, anche se in assoluto non determinante, per il futuro dei nostri giovani.
Se a questo sommiamo il deficit di capacità di orientamento del nostro sistema scolastico nazionale, il risultato in estrema sintesi è che in Italia, la seconda manifattura d'Europa, a differenza di altri Paesi ad analoga vocazione industriale, gli indirizzi liceali ormai da oltre un ventennio risultano largamente preferiti rispetto a quelli della filiera tecnico-professionale: 55% contro il 45% (31% istituti tecnici e 14% istituti professionali). In Piemonte, il dato è leggermente inferiore per i primi (54%) e di 3,5 punti superiore per i tecnici (33,5%), mentre l'istruzione professionale, negli ultimi anni tendenzialmente in calo rispetto al dato nazionale, si attesta al 12,5%. Di contro, l'ultima ricerca del Sistema informativo Excelsior di UnionCamere-Anpal, relativa alle "Previsioni dei fabbisogni professionali in Italia a medio termine (2019 – 2023)", registra che per far fronte alle esigenze di sviluppo produttivo e al consistente turnover generazionale, nei prossimi 5 anni ci sarà una maggiore richiesta di occupati nel comparto dell'industria manifatturiera e dei servizi alle imprese, pari rispettivamente a oltre 330 mila e 600 mila unità.
La ricerca sottolinea, inoltre, che per i relativi profili professionali crescerà fortemente la necessità di possedere competenze digitali connesse in particolare alle trasformazioni tecnologiche in atto, allo sviluppo dell'automazione, dell'intelligenza artificiale e dei big data nell'ambito di "Impresa 4.0". Come ci confermano la letteratura, le analisi e le ricerche disponibili, la tecnologia sta cambiando sensibilmente il mercato del lavoro e lo farà sempre più velocemente in futuro, se è vero che nell'arco dei prossimi 10 anni molte delle professionalità attuali scompariranno o cambieranno radicalmente volto e circa il 65% di quelle nuove non siamo in grado oggi di prevederle.
In detto contesto, come osserva l'ingegner Valerio Ricciardelli, già presidente di Festo Education, manager ed esperto internazionale di formazione e sviluppo risorse umane, le più importanti istituzioni mondiali individuano l'istruzione tecnica come la leva strategica fondamentale per costruire crescita economica e occupazionale sostenibile, in una economia mondiale fortemente focalizzata sul manufacturing e sui servizi avanzati ad esso associati. Tuttavia, a fronte di questo dato di realtà, il mondo dell'impresa, anche attraverso i propri organismi rappresentativi, con cadenza periodica, denuncia invece la crisi ormai cronica di personale tecnico e il persistente gap tra la domanda di impiego, soprattutto giovanile, e l'offerta di posti di lavoro, continuamente in evoluzione per i citati cambiamenti organizzativi, tecnologici e di strategia degli investitori, soprattutto stranieri.
Possiamo permetterci come Scuola e come Paese di continuare a trascurare questo dato di realtà? Io credo che la seconda manifattura d'Europa, con il suo sistema di piccole e medie imprese, dotato di un importante potenziale di sviluppo e di crescita, prevalentemente orientato all'export, non possa più fare a meno, in Piemonte come nel resto dell'Italia, di un rilancio strategico dell'istruzione tecnica che deve puntare al potenziamento di tale indirizzo di studi in tutti i settori merceologici. Mi sento allora in dovere di formulare un appello nell'interesse dei nostri giovani: impegniamoci tutti a promuovere questa offerta di istruzione e a renderla capace di trasmettere non solo conoscenze aggiornate sulle più moderne tecnologie produttive utilizzate nelle industrie, ma anche di formare le nuove generazioni di tecnici a essere duttili e flessibili, migliorando la capacità di apprendere e di rigenerare continuamente i propri saperi, imparando a imparare lungo tutto l'arco della loro vita. —
*Dirigente generale ministero dell'Istruzione
Direttore Usr Piemonte
 


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