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«Possibile la Maturità in classe» Le aperture di ministero e presidi

L’appello dello scrittore Paolo Giordano sul Corriere ha fatto breccia

19/04/2020
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Corriere della sera

Gianna Fregonara

L’appello dello scrittore Paolo Giordano sul Corriere ha fatto breccia. «Diamo ai maturandi una prova orale in carne e ossa. Dentro la loro scuola, con i loro insegnanti radunati ad ascoltarli — ha scritto ieri sul Corriere —. Prendiamoci questo impegno subito e mettiamolo fra le priorità, accanto agli aiuti economici alle famiglie, ai test sierologici e al calendario delle riaperture aziendali». Un appello al governo e alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, che dovranno decidere come si svolgerà la maturità del coronavirus, la prima del Dopoguerra così ridotta e così strana. Ma è anche un appello a riflettere — nei giorni in cui si ragiona su come si torna a lavorare — sull’importanza dell’esame per i ragazzi: è per molti la prima volta che «il mondo si accorge di te, finalmente ti prende sul serio», scrive Giordano: «Si tratta di un’occasione unica, che non si ripeterà in seguito... Nessun surrogato digitale può sostituire quell’esperienza».

Nel decreto approvato due settimane fa è scritto che se non si tornerà a scuola entro il 18 maggio, si farà soltanto l’orale: è la stessa modalità che era stata usata dopo il terremoto dell’Aquila nel 2009 per i mille maturandi che erano rimasti senza casa, senza scuola e senza libri a due mesi dall’esame. Questa volta però per l’orale sono previste due modalità alternative: a scuola o via video da casa. La ministra Azzolina deciderà nelle prossime settimane. È favorevole a mantenere il più possibile l’esame a scuola, a chi le ha chiesto in questi giorni ha spiegato: «Ricevo tante lettere di studenti che mi chiedono un esame in presenza: sarebbe auspicabile, vedremo se le condizioni lo consentiranno». E difende la sua scelta di fare comunque l’esame, sebbene molto ridotto: «Non tutti in Europa hanno deciso come noi di mantenere l’esame, che è un momento importante, un rito di passaggio all’età adulta. Per me è stato uno dei momenti più belli della mia vita».

Anche la sua vice Anna Ascani (Pd) non esclude la prova a scuola: «Si potrebbe immaginare un orale in presenza. Quello che conta è che l’esame si faccia, per rispetto dei ragazzi e degli insegnanti, che stanno facendo lezione». E dentro le scuole che cosa pensano? Il presidente dell’Associazione nazionale dei presidi Antonello Giannelli riconosce il valore rituale della prova: «Sarebbe auspicabile poterlo fare a scuola perché vuol dire che ci sono le condizioni di sicurezza. La Maturità è davvero un rito, del resto lo scorso anno sono stati promossi praticamente tutti: 99,7 per cento dei maturandi». Vero, ma poi ci sono anche i voti, magari la lode, c’è la necessità magari di avere punteggi alti per i concorsi o per accedere alle università straniere. E poi l’esame online non è stato mai provato, come spiega Mario Rusconi, capo del sindacato dei presidi del Lazio: «Lo studente di fronte alla commissione dà più garanzie, ed è più a suo agio, il mezzo telematico è più freddo e dovremmo assicurarci che nessuno sia presente con lui a suggerire».

I sindacati sono più dubbiosi e battono il tempo al governo e alla ministra: «Non siamo contrari all’esame a scuola — spiega Lena Gissi della Cisl — ma bisogna decidere presto perché vanno garantite le condizioni di sicurezza a studenti e professori: siamo qui ad aspettare il 18 maggio per sapere che esame sarà». Ma quello dei tempi è un altro tema: è possibile che il governo acceleri la decisione già nei prossimi giorni.


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