FLC CGIL
Testo CCNL Istruzione e Ricerca

http://www.flcgil.it/@3948542
Home » Rassegna stampa » Nazionale » Poche ragazze allo scientifico. E i maschi lasciano il classico.

Poche ragazze allo scientifico. E i maschi lasciano il classico.

Per gli esperti si tratta di uno stereotipo di genere da scardinare, a livello internazionale: esistono infatti corsi ad hoc e interventi mirati sulle bambine di scuola elementare.

15/09/2018
Decrease text size Increase text size
Il Messaggero

 Fino alla terza media la strada è la stessa: si impara a leggere e a far di conto insieme, alla pari. Poi inizia il divario: le quote rosa si spostano nettamente sugli studi umanistici, i maschietti invece prediligono materie tecnico-scientifiche. Il risultato? Al liceo classico, quest'anno, 7 iscritti su 10 sono donne, negli istituti tecnici appena 3 su 10. E così all'università il divario diventa una voragine. Per gli esperti si tratta di uno stereotipo di genere da scardinare, a livello internazionale: esistono infatti corsi ad hoc e interventi mirati sulle bambine di scuola elementare.
I DATIL'Italia rispetto ad altri Paesi è ancora troppo indietro. Basta dare un'occhiata ai dati delle iscrizioni per l'anno scolastico 2018-2019 per capire come sono schierati maschi e femmine: tra i liceali il 60,8% è femmina, con picchi del 91,8% nell'indirizzo Coreutico e dell'89,5% alle Scienze umane. Al liceo classico, che rappresenta uno dei corsi di studio maggiormente in ripresa negli ultimi anni dopo un periodo di calo, le ragazze sono il 70,8% dei neo iscritti, il dato si alza ancora di più al liceo linguistico dove si arriva a una presenza femminile pari al 79,3%. L'unico liceo in cui le ragazze non sono in maggioranza è lo scientifico, in cui la percentuale femminile scende sotto la soglia del 50%. Sul fronte degli studi tecnici e professionalizzanti la situazione si ribalta completamente: negli istituti professionali infatti le studentesse rappresentano quasi il 44% dei neo iscritti, negli istituti tecnici il 31%. Un divario evidente. E allora non resta che correre ai ripari: nel periodo estivo il Dipartimento delle Pari Opportunità ha promosso la seconda edizione del progetto In estate si imparano le Stem, con laboratori estivi anche per studenti delle elementari e medie di cultura scientifica, tecnologica, ingegneristica e matematica. Nei laboratori due partecipanti su tre erano ragazze, vale a dire che l'interesse da parte della platea femminile c'è. Si tratta di una corsa contro il tempo, per arrivare prima che la studentessa prenda la sua strada negli studi e poi nel lavoro, tagliandosi fuori dal settore scientifico. In Italia, più che altrove, nonostante le matricole e la laureate siano soprattutto donne, la percentuale delle iscritte nei corsi tecnologici e delle docenti è ancora troppo al di sotto di quella maschile. Vale a dire che il divario che inizia nelle scuole medie, con la scelta del liceo, si accentua sempre più fino ad arrivare alla laurea e alla specializzazione. Un processo inesorabile. Secondo l'ultimo rapporto dell'Anvur, l'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario, il primo dato di rilievo è l'ampio margine delle donne sugli uomini: le ragazze sono il 55,1% delle matricole e il 55,1% degli iscritti. Un vantaggio che cresce con la laurea ma non in tutte le aree disciplinari: le donne, come viene evidenziato dall'Anvur, rappresentano la maggioranza di immatricolati, iscritti e laureati nelle aree umanistica, sanitaria e sociale, mentre gli uomini sono più numerosi nell'area scientifica come matematica, fisica e ingegneria industriale e dell'informazione.
IL RAPPORTOUna spaccatura confermata anche dal rapporto Education at Glance: in analogia con tutti i Paesi dell'Ocse. Ma in Italia esiste il divario di genere più pronunciato tra i paesi dell'Ocse, ad esempio, nelle lauree del settore educativo: le donne infatti rappresentano il 93,1%. Se tra immatricolati e laureati le donne sono in maggior numero, raggiungendo quasi il 58% dei laureati nell'anno accademico 2016-2017, la quota femminile scende però tra i dottori di ricerca e gli assegnisti dove le percentuali sono circa al 50%. Poi però, con il prestigio del ruolo, sale anche la presenza maschile: a partire dal ruolo di ricercatore a tempo determinato, infatti, emerge un vantaggio a favore degli uomini che arrivano al 60%, con la cattedra di professore associato poi gli uomini svettano al 68%. La parabola ascendente maschile si conclude con la prima fascia dei docenti universitari, gli ordinari, dove gli uomini rappresentano l'80% del totale. Le donne? Di quel quasi 60% di laureate, solo poche ottengono una cattedra da professore ordinario: appena il 20% del totale.
Lorena Loiacono