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Piano da tre miliardi, uno serve subito ma le coperture ancora non ci sono

Al momento comunque la strategia dell’esecutivo sembra essere quella di guadagnare tempo

04/09/2014
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Il Messaggero

I COSTI
ROMA Tre miliardi in più da pagare nel primo anno scolastico (2015-2016), per assumere 148 mila precari. Che dopo dieci anni saliranno a quattro per le prevedibili progressioni di carriera degli interessati. Il piano del governo espone con indubbia chiarezza i costi dell’operazione, imposta anche da un’imminente sentenza europea. Ma non specifica nel dettaglio le coperture finanziarie necessarie, limitandosi ad alcune indicazioni sui possibili risparmi rispetto all’attuale assetto.
GLI SCATTI DI ANZIANITÀ
Il problema principale da risolvere è il miliardo di maggiore spesa di competenza del 2015 e relativo ai primi quattro mesi di retribuzione per i nuovi docenti, a partire da settembre. Questa cifra potrà essere ridotta solo parzialmente dal venir meno dei costi attualmente sostenuti per le supplenze brevi e saltuarie, stimati tra i 300 e i 500 milioni sempre in ragione d’anno: dunque si potrebbe fare conto su una parte della somma. È poi ragionevole pensare che in una prima fase un contributo significativo potrebbe arrivare dalle risorse attualmente destinate agli scatti di anzianità. A questo proposito il documento dell’esecutivo parla di sostanziale invarianza delle risorse necessarie nell’arco temporale di un decennio; è anche vero però che il nuovo sistema basato sul merito dovrebbe andare a regime solo nel 2018 e dunque nel frattempo le disponibilità potrebbero essere dirottate almeno temporaneamente. 
Va ricordato che le somme erogate per gli scatti (in base all’ultimo contratto 350 milioni l’anno a partire dal 2013 per gli insegnanti) derivano indirettamente da una quota dei risparmi della pesante manovra sulla scuola impostata nel 2008, che era originariamente destinata a premiare proprio il merito.
Al momento comunque la strategia dell’esecutivo sembra essere quella di guadagnare tempo. Lo spazio finanziario per l’operazione potrebbe essere programmato con la legge di Stabilità, rispetto alla quale del resto il presidente del Consiglio ha appena annunciato di voler prevedere tre miliardi di ulteriori risparmi rispetto ai 17 già annunciati da Cottarelli. Ma forse non sarà necessario: stando al ministro Giannini infatti il decreto che avvierà le procedure per le assunzioni, determinando anche la necessità formale della copertura, arriverà solo all’inizio del prossimo anno e dunque le cifre potrebbero essere messe nero su bianco solo in quella sede.
IL RECLUTAMENTO FUTURO
Il documento governativo nota poi che la stima dei costi riflette alcune ipotesi non del tutto scontate, il fatto che le immissioni in ruolo siano ugualmente distribuite tra i diversi gradi di istruzione ed una consistente mobilità territoriale e tra classi di concorso: gli interessati in altre parole dovranno essere disposti ad andare a lavorare fuori dalla propria Regione. Ma lo stesso testo mette anche in rilevo che a partire dal 2016-2017, quindi dall’anno successivo al blocco delle regolarizzazioni, il reclutamento dei docenti non porterà più costi aggiuntivi: si tratterà solo di sostituire quelli che vanno in pensione. 
L. Ci.


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