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Personale anti-Covid senza soldi

Il ministero pronto a metterci una pezza riutilizzando le risorse non spese da altre scuole

17/11/2020
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ItaliaOggi

Marco Nobilio

Stipendio a rischio per i docenti e gli Ata anti-Covid. Secondo quanto risulta a Italia Oggi, allo stato attuale sono 7.881 le scuole che hanno effettuato le assunzioni aggiuntive a tempo determinato sull'organico Covid. E le nuove assunzioni assommano complessivamente a 71.920 unità. Di queste, i contratti attualmente acquisiti a sistema sono 70.509 per un controvalore pari a 965,6 milioni di euro. Vi sono, però, 1.416 scuole che hanno già eroso più del 100% del budget assegnato, almeno in un esercizio finanziario. Lo sforamento è pari a 593.346 euro per il 2020 e 13.574.406 euro per il 2021. Le altre scuole, però, non hanno impegnato tutto il budget loro assegnato. Pertanto, a fronte di uno stanziamento complessivo di 1.703.340 milioni di euro relativo all'intero anno scolastico 2020/2021, per il 2020, secondo quanto risulta a Italia Oggi, sono attualmente disponibili 337.964.245 euro non utilizzati e, per il 2021, i fondi non impegnati ammontano ad altri 399.764.968 euro. Per coprire lo sforamento l'amministrazione centrale intende operare una sorta di autotrasfusione. I soldi non spesi perché le assunzioni non sono state effettuate, quindi, saranno distratti dalle casse delle scuole rimaste inerti e saranno destinati alla copertura dei debiti contratti dalle scuole virtuose che, però, sono rimaste a corto di liquidità.

La rimodulazione delle somme da versare alle istituzioni scolastiche sarà effettuata dagli uffici scolastici regionali. I supplenti attualmente in servizio, quindi, non saranno licenziati. Le scuole inadempienti, dunque, perderanno il diritto di assumere i docenti e gli Ata in più che avrebbero avuto titolo ad assumere. Ma solo fino alla concorrenza del debito contratto a seguito delle assunzioni già effettuate. Secondo le stime del ministero, però, i fondi residui dovrebbero consentire, oltre alla copertura dello sforamento, almeno altre 4 mila assunzioni. Che rimarranno comunque nella disponibilità delle scuole inadempienti.

La decisione è stata assunta in questi giorni dai vertici del ministero dell'istruzione e sarà formalizzata a breve in un apposito provvedimento. L'assunzione delle unità di personale anti-Covid è prevista dall'articolo 231-bis, del decreto-legge 34 del 2020, che dispone l'attivazione di ulteriori incarichi temporanei di personale docente e Ata a decorrere dalla data di inizio delle lezioni con termine iniziale dalla presa di servizio e cessazione al termine delle lezioni. Lo stanziamento complessivo di 1.703.340 euro, per l'anno scolastico 2020/2021, è stato ripartito agli uffici scolastici regionali con due specifiche assegnazioni corrispondenti a 879.840 euro e 823.500 euro, rispettivamente stanziate con il decreto interministeriale 95/2020 e con il decreto interministeriale 109/2020.

L'ordinanza applicativa emanata dal ministero (83/2020) all'articolo3, comma 5, prevede però che una quota pari al 10% dello stanziamento iniziale debba rimanere accantonato per far fronte all'eventuale sostituzione del personale anti-Covid. L'accantonamento è pari a 97,760 milioni di euro, a valere sulla dotazione prevista dal decreto interministeriale 95/2020, e 91,500 milioni di euro, a valere sulla dotazione prevista dal decreto interministeriale 109/2020, per un totale pari a 189,260 milioni di euro. Lo sforamento è emerso a seguito di una serie di approfondimenti e di interlocuzioni del ministero dell'istruzione con il dicastero dell'economia. Ed è dovuto al fatto che le singole posizioni dei lavoratori interessati risultano gravate di oneri retribuitivi e contributivi non ponderabili preventivamente.

Come, per esempio, l'assegno per il nucleo familiare o la monetizzazione di ferie. Di qui la necessità di ricalcolare gli importi delle singole posizioni nominative e rimodulare la distribuzione delle risorse alle scuole tramite meccanismi di compensazione tra i debiti non previsti e le risorse disponibili non utilizzate dalle scuole. Secondo il ministero dell'istruzione tale soluzione determina una serie di possibili benefici. In primo luogo, consente di non ripartire nuovamente le risorse fra gli uffici scolastici regionali per compensare eventuali sforamenti, anche tenuto conto dei margini finanziari a disposizione. In più questa soluzione compensativa non comporta la revoca degli incarichi già conferiti e in fase di conferimento. Va detto, inoltre, che la prima stesura dell'articolo 231-bis, del decreto-legge 104/2020, prevedeva il licenziamento per giusta causa dei docenti e degli Ata anti-Covid in caso di lockdown. Fatto, questo, che avrebbe consentito all'amministrazione di risparmiare le somme derivanti dagli emolumenti e dai contributi non versati durante i periodi di chiusura. In sede di conversione, però, il decreto-legge 104/2020 ha modificato l'articolo 231-bis disponendo che, in caso di chiusura delle scuole, il personale anti-Covid debba rimanere in servizio lavorando in smart-working. Di qui un ulteriore aggravio di costi non previsti dal decreto-legge.


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