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Perchè con i miei allievi delle medie sto ripartendo dal dettato

Tra innovazione e tradizione, le cose da fare non mancano.

16/01/2016
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Corriere della sera

Emiliano Sbaraglia

Rientrati in classe dopo l’inizio del nuovo anno, un paio di notizie dedicate al mondo della scuola continuano a ronzare nella testa, solo apparentemente distanti per contenuti, in realtà tra loro intersecate e contigue.

La prima arriva dalla Francia, dove la giovane ministra per l’Istruzione Najat Vallaud-Belkacem, illustrando i nuovi programmi didattici per il 2016, ha annunciato che dal prossimo settembre gli insegnanti di scuola elementare, come fosse una cura ricostituente, sottoporranno ai propri studenti l’esercizio quotidiano del dettato. Questo per cercare di garantire “una base solida agli alunni”, perché “oggi la cosa essenziale è la padronanza della lingua”, ha chiosato la ministra illustrando la sua proposta.La scelta sembra esser frutto anche di alcuni recenti studi in terra d’Oltralpe, che confermano i crescenti errori di ortografia in documenti di lavoro, in alcuni casi addirittura in più di uno scritto di carattere scientifico.

In Italia la notizia è stata commentata da alcuni nostri esperti, tra cui  Raffaele Mantegazza, docente di Pedagogia  alla Bicocca di Milano, che ha riconosciuto il crollo delle competenze linguistiche come un’emergenza.

Correggiamo mille compiti ogni anno ed è sempre peggio: ormai i congiuntivi non vengono più considerati, e i problemi di scrittura si rivelano nel corretto utilizzo di apostrofi, accenti, della lettera acca.

Tullio De Mauro, massimo linguista e già ministro dell’Istruzione, ricordando le differenze tra la nostra lingua e la francese è intervenuto anch’egli sul tema, soffermandosi oltre che sul valore dell’ortografia sull’importanza della calligrafia, rintracciando elementi disgrafici persino in alcuni suoi illustri colleghi, che ormai scrivono “ai limiti dell’illeggibilità”, e collocando il fenomeno all’interno di una più ampia e complessiva decadenza della manualità.

Il secondo spunto di riflessione arriva dalla pubblicazione di uno scritto di un altro pedagogista italiano, Benedetto Vertecchi,  dall’emblematico titolo Alfabeto a rischio, che recupera e completa il ragionamento già contenuto nel suo Nulla dies sine linea. Vertecchi prende in considerazione l’uso di computer, tablet e della Rete in genere nelle scuole, affermando che questa pratica non è detto assicuri un miglioramento delle prestazioni nei meccanismi di formazione e conoscenza degli alunni, e che invece di certo comporti “l’attenuazione, e talvolta la perdita, della capacità di coordinare il pensiero con l’attività necessaria per tracciare i segni”. In altre parole, “l’intervento nella scrittura digitale di correttori automatici riduce la consapevolezza ortografica”, così come “il ricorso ossessivo alla funzione copia e incolla riduce la necessità di sviluppare una linea argomentativa”.

Gli interventi riportati devono indurre chi svolge la professione di insegnante, specialmente nelle scuole elementari e medie, a una attenta riflessione sul proprio ruolo, che una volta di più si configura negli ultimi anni come quello di un equilibratore, in questo caso “mediatore” nel senso etimologico del termine, tra le opportunità messe a disposizione dalle nuove tecnologie e gli  strumenti didattici più tradizionali, da alternare e rendere funzionali al risultato da raggiungere, che rimane quello di fornire preparazione e competenze adeguate ad allievi e allieve, così da poter dar loro modo di affrontare le sfide del futuro più prossimo.

Per questo (e anche per aver corretto gli elaborati scritti nel corso della pausa natalizia), nella prima media in cui insegno la ripresa scolastica è stata inaugurata da una mezz’ora al giorno di dettato, e subito sono emerse delle sorprese, su tutte la partecipazione e il desiderio da parte degli studenti di cimentarsi in questo esercizio, quasi ne avvertissero istintivamente il bisogno; poi, non meno importante, la sensazione che la forma del dettato torni a mettere tutti gli alunni presenti in aula sullo stesso piano, dai BES ai DSA, favorendo il lavoro di concerto con gli insegnanti di sostegno, senza il bisogno di piani didattici a volte forse un po’ troppo personalizzati. Tutto ciò, naturalmente, non impedisce nel corso della settimana alcune incursioni tra blog letterari, scritture digitali, l’ascolto di radio-web tematiche, per favorire l’aspetto grammaticale e sintattico delle lezioni.