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"Per gli insegnanti ci vuole una verifica psicologica"

Mario Rusconi, vicepresidente dell’Associazione nazionali dirigenti scolastici (Anp)

08/03/2014
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Il Messaggero

ROMA «Se la vicenda è accertata, per prima cosa è stato commesso un reato penale. E un comportamento del genere è anche insensato da un punto di vista educativo». Mario Rusconi, vicepresidente dell’Associazione nazionali dirigenti scolastici (Anp), pone subito il dito nella piaga: nei concorsi non c’è una verifica del profilo psicologico dell’aspirante insegnante. «Cosa che è invece prevista per l’accesso ad altri mestieri, come polizia e carabinieri».
Cosa manca in Italia oltre a questo?
«Non esiste un servizio psicopedagogico. Le eccezioni sono poche Regioni virtuose. Oppure quando c’è è grazie all’impegno di singole scuole o perché i genitori pagano di tasca propria. Servono coraggio, forza e risorse».
Gli insegnanti sono sotto tiro. E i ragazzi sono sempre più complessi. Può essere la causa di certi comportamenti?
«Di fronte a una scuola, e a un mondo che è cambiato, i docenti dovrebbero essere più preparati. Invece non c’è una formazione in itinere. È dal 1997 che per gli insegnanti non c’è più aggiornamento obbligatorio. Bisogna affrontare le novità. Non c’è bambino che non possa essere sedotto dall’educazione».
Che traumi lasciano episodi come questo di Monterosi?
«I bambini di oggi sono più abituati a episodi di violenza, anche grazie alla televisione. Bisogna capire che però la violenza genera violenza. Abituare un bambino alla violenza vuol dire instradarlo su quella strada».
Come si deve muovere un genitore?
«Può rivolgersi a carabinieri e polizia facendo un esposto circostanziato. E al tempo stesso deve presentare un esposto al dirigente scolastico, che deve ascoltare tutti i testimoni. Compresi i bambini, magari con l’aiuto di psicologo. Se sono accertati comportamenti scorretti, il dirigente deve prendere un provvedimento disciplinare. Nei casi gravi è giustificato il licenziamento».
Anche il preside può fare denuncia?
«Lo deve fare. E se non lo fa commette un reato».
Non ci sono genitori che hanno paura di fare una denuncia?
«Ci sono. E a volte questo finisce per bloccare anche l’eventuale denuncia del preside».
Alessia Camplone