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Per 5 anni prof e maestri non cambieranno scuola

A dare una stretta sui trasferimenti arriva il vincolo di 5 anni contenuto nell'emendamento, dei relatori Mauro Coltorti del M5S e Daisy Pirovano della Lega, al ddl Semplificazioni, e riguarda i docenti di ogni ordine e grado

23/01/2019
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Il Messaggero

La maestra o il professore di matematica che cambiano ogni anno e gli studenti che, ogni volta, assistono al balletto delle cattedre. Con un emendamento al ddl Semplificazioni arriva il vincolo di 5 anni sulla stessa cattedra: un blocco che andrebbe a limitare sia le richieste di trasferimento per i docenti immessi in ruolo sia i disagi per gli studenti. Accade infatti a migliaia di ragazzi, puntualmente a settembre, di tornare in classe dopo la pausa estiva e di non trovare più l'insegnante dell'anno precedente. Quello con cui si era instaurato un rapporto di fiducia e un buon dialogo anche dal punto di vista didattico. È stato trasferito, al suo posto ce ne è uno nuovo e così, con un colpo di spugna, si ricomincia tutto daccapo. Fino al prossimo anno. A dare una stretta sui trasferimenti arriva il vincolo di 5 anni contenuto nell'emendamento, dei relatori Mauro Coltorti del M5S e Daisy Pirovano della Lega, al ddl Semplificazioni, e riguarda i docenti di ogni ordine e grado. 
I NEOASSUNTIIl problema della mobilità dei neoassunti riguarda soprattutto le scuole del Nord che ogni anno vedono decine di migliaia di docenti prendere la cattedra per poi chiedere il trasferimento e tornare nella provincia di origine. Lasciando scoperte, quindi, altrettante cattedre su cui dovranno andare altri docenti, con altre nomine e tanto lavoro in più da parte degli uffici scolastici. Un problema molto caro alla lega, così come al ministro all'istruzione Bussetti che si in passato si era già pronunciato sulla necessità di un vincolo di 5 anni per evitare il caos in cattedra. Dietro tante richieste però c'è, ovviamente, la necessità dell'insegnante di ricongiungersi con la famiglia e di tornare a casa, anche per evitare spese di trasferta che, tra affitti e viaggi, gravano pesantemente sullo stipendio di un docente appena assunto, il più basso. Nei piani del governo peraltro il vincolo quinquennale si accompagna ai concorsi regionali, con i posti banditi sulla base della reale necessità delle scuole del territorio, i vincitori che entrerebbero in graduatorie regionali a cui - secondo un progetto allo studio del senatore Mario Pittoni, responsabile scuola per la Lega - si potrà accedere indicando il proprio domicilio professionale. In quella graduatoria regionale ogni vincitore di concorso dunque si impegnerà a restare in quella regione per almeno 5 anni. Ma per il domicilio professionale c'è ancora tempo, per ora al voto del Senato c'è solo l'emendamento sul vincolo di 5 anni e, visto che i relatori sono esponenti della maggioranza, molto probabilmente l'emendamento verrà approvato. È previsto quindi il blocco per un quinquennio di tutti i docenti neoassunti, dalla scuola dell'infanzia alle superiori, qualunque sia stato il reclutamento. Di fatto va ad uniformare una normativa già esistente ma più articolata: oggi infatti il vincolo di tre anni esiste per i docenti della secondaria, assunti con la buona scuola ma non vincitori del concorso, e per i neoassunti negli asili e nelle elementari. Il vincolo di 5 anni esiste, invece, solo per i docenti delle scuole secondarie assunti dalla legge della Buona Scuola e vincitori di concorso e per i docenti di sostegno che devono restare 5 anni sul sostegno. La norma però, nel caso del sostegno, prevede di restare nella stessa classe di concorso ma non nella stessa sede, un'anomalia che va a penalizzare i ragazzi che usufruiscono del sostegno. 
I SINDACATISu questo punto insorgono i sindacati: la regolamentazione della mobilità rientra infatti nella trattativa per i contratti collettivi nazionali integrativi in materia di mobilità del personale scolastico. Nello stesso ddl Semplificazioni viene proposta anche la proroga dell'aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento: «Prorogare l'aggiornamento delle Gae, al di fuori di un progetto complessivo per superare la questione precari, significa due cose ha commentato il segretario generale della Uil scuola, Pino Turi - una irresponsabile sottovalutazione della questione o il presupposto di un ridimensionamento degli organici, di nuovi tagli». 
Lorena Loiacono