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Partono gli scioperi nel pubblico impiego

La Stampa (Del 25/10/2001 Sezione: Economia Pag. 20) Partono gli scioperi nel pubblico impiego Tensione sul welfare Stamane contro la manovra scendono in piazza anche gli studenti le agitaz...

25/10/2001
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La Stampa

(Del 25/10/2001 Sezione: Economia Pag. 20)

Partono gli scioperi nel pubblico impiego Tensione sul welfare
Stamane contro la manovra scendono in piazza anche gli studenti le agitazioni degli statali proclamate dai sindacati per il 9 novembre Giudicato inaccettabile lo 0,3% offerto per il recupero dell'inflazione

ROMA Sciopero generale proclamato per il 9 novembre (3 ore i sindacati confederali, 24 ore quelli di base) nei ministeri, enti locali, sanità ed enti parastatali come reazione immediata alla proposta avanzata ieri dal governo di recuperare solo un differenziale di inflazione dello 0,3% per l'aumento delle retribuzioni dei pubblici dipendenti nel rinnovo di tutti i contratti in scadenza a fine anno. Ma anche forte tensione e previsione di una massiccia protesta alla vigilia di due riunioni fissate per il pomeriggio tra il ministro del welfare Roberto Maroni e le confederazioni dei lavoratori su mercato del lavoro e riforma delle pensioni, alimentata dall'ipotesi dell'esecutivo di andare avanti con i tagli nella previdenza a colpi di delega. Inoltre si è ai ferri corti nella scuola: oggi una marea di studenti è in piazza in varie città italiane contro la finanziaria e l'uso della scure nel settore pubblico, in coincidenza con l'incontro "campale" fissato per questa mattina tra il ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e i sindacati. L'autunno è appena cominciato, ma è diventato già molto caldo, considerando pure le molte e difficili vertenze aperte nei trasporti (ferrovie, aerei, traghetti ecc.) e in altri comparti. Ieri è andato male il vertice tecnico governo-sindacati sull'entità del differenziale di inflazione da recuperare con gli aumenti contrattuali, mentre una soluzione positiva ("da verificare - dicono i rappresentanti dei lavoratori - sulla base di un testo scritto"), si è delineata a seguito dell'impegno dell'esecutivo di modificare la finanziaria e di evitare il provvedimento deciso in precedenza per la privatizzazione e la soppressione di alcuni enti pubblici. Il "no" delle confederazioni è stato netto sulla proposta, avanzata dal vice ministro dell'economia Mario Baldassarri, di aumentare le retribuzioni dei pubblici dipendenti dello 0,3% come recupero del differenziale inflattivo. "Noi - precisa il segretario confederale della Uil Antonio Foccillo - abbiamo chiesto 66 mila lire lorde mensili, il governo ne ha offerte soltanto 8 mila". E' una ipotesi "assurda", incalza Gian Paolo Patta, segretario confederale della Cgil: "In sostanza il governo ci ha chiesto di contribuire a quell'opera di risparmio di 25 mila miliardi della spesa corrente attraverso un taglio delle retribuzioni reali. In tal modo viene meno l'annunciata volontà di rispettare i patti di luglio". Aggiunge Lea Ghisani, segretario confederale della Cisl: "Il punto di partenza del governo è inaccettabile. Le distanze sono enormi". Le tre confederazioni spiegano che nell'ultimo biennio il differenziale è stato del 2,2%-2,3%. Inoltre il governo ha indicato come inflazione programmata l'1,7% per l'anno prossimo e l'1,3% per il 2003. "Quindi - concludono - nessuna possibilità di accordo. Il governo si è riservato di valutare le nostre contestazioni, convocandoci per un nuovo incontro nei prossimi giorni". Però, avverte Laimer Armuzzi segretario generale della Fp-Cgil, lo scarto tra la perdita del potere di acquisto dei salari e l'offerta del governo "è tale da non lasciare margine di discussione: dunque o il governo si presenta con una proposta consistente oppure sarà inutile proseguire la trattativa". E Patta fa sapere che "la mobilitazione si inasprisce subito": le categorie definiranno al più presto una serie di astensioni. L'ipotesi del governo di ricorrere alla delega per riformare le pensioni ha suscitato un vespaio proprio nell'imminenza delle due riunioni convocate per oggi. Maroni ha cercato di gettare acqua sul fuoco, precisando che "quella della delega è solo una delle ipotesi da valutare alla fine della verifica", ma i sindacati hanno subito sparato a zero, contestando che su un terreno così delicato l'esecutivo possa procedere con delega. Comunque, è bene attendere l'esito della verifica. Ieri l'Inps ha comunicato che i conti di cassa nei primi sei mesi sono stati per 1.500 miliardi migliori delle previsioni. Non meno rovente la situazione nella scuola, nonostante che ieri il ministro Moratti abbia annunciato che i risparmi realizzati con la riorganizzazione (1.200 miliardi) saranno restituiti all'istruzione e finalizzati alla valorizzazione del personale e al mantenimento dell'attuale orario contrattuale.


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