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Ora il governo pensa ai prefetti per riportare gli studenti in classe dopo l’Epifania

Nuovo Dpcm, dal marasma di ipotesi spunta una «cabina di regia» per il ritorno a scuola il 7 gennaio. Dopo le lezioni di domenica, e la ripresa "prima di Natale" è il turno di una "cabina di regia" diretta dai responsabili territoriali del governo. In sindacati:"Ci auguriamo che non sia l'inizio di un nuovo conflitto istituzionale". "I prefetti evocano un'emergenza di ordine pubblico e interventi che non attengono ai trasporti"

01/12/2020
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il manifesto

Roberto Ciccarelli

L’ultima idea del governo sulla scuola è chiedere ai prefetti, e non al ministero dell’Istruzione, di riaprirla dopo l’Epifania. Nel prossimo «Dpcm» potrebbe essere affidato ai rappresentanti territoriali dello Stato il coordinamento dei livelli istituzionali – provveditorati regionali alle Asl, dalle regioni ai ministeri dell’Istruzione, dei Trasporti e della Sanità – in una cabina di regia per ciascuna regione. L’ipotesi sarebbe stata discussa dalla ministra dell’Istruzione Azzolina, dalla responsabile dell’Interno Lamorgese e dei Trasporti De Micheli. L’iniziativa sarebbe stata presa da Palazzo Chigi e proposta da Viale Trastevere.

AI PREFETTI toccherà cercare una mediazione con i presidenti delle regioni ai quali il governo ha riconosciuto il potere di varare ordinanze più restrittive rispetto ai «Dpcm». In alcuni casi, come in Puglia e in Campania, questa decisione ha dato il via libera a provvedimenti che hanno chiuso le scuole prima che lo facesse il governo. Nel caso pugliese una contesa davanti ai Tar di Bari e di Lecce che hanno espresso pareri opposti sulla riapertura e sulla chiusura. Il tutto si è risolto con la singolare decisione per cui sono i genitori a scegliere se inviare i figli alla scuola elementare e media dell’obbligo. In Campania, la scuola è stata aperta per pochi giorni e poi subito richiusa. Da marzo gli studenti di questa regione, hanno fatto solo due settimane di lezioni in presenza. Tutto questo potrebbe ripartire il 7 gennaio 2021.

IERI SONO TORNATI in classe 719 mila studenti per la maggior parte delle classi seconde e terze medie. Restano in didattica a distanza (Dad) 3.320.958 studenti delle superiori e delle medie nelle zone rosse rimaste (Campania, Toscana e Abruzzo). Tra di loro ci sono anche 79.995 studenti delle seconde e terze medie piemontesi. Il presidente della regione Piemonte Cirio sostiene di avere deciso il prolungamento della Dad in base a «dati oggettivi». Sono motivazioni ricorrenti che attribuiscono le cause dell’aumento dei contagi alla mobilità degli studenti. In realtà l’ipotesi è discussa, e non confermata, dal dibattito scientifico nel quale regna ancora l’incertezza sul fatto che gli untori siano gli studenti. Riscuote comunque meno attenzione l’idea che, restando in classe a distanza e con la mascherina, gli studenti siano più assicuro a scuola dove dovrebbe essere possibile effettuare il tracciamento di eventuali infezioni. L’ipotesi è stata parzialmente praticata fino a quando le superiori e le altre scuole sono rimaste aperte a mezzo regime. Il governo le ha chiuse e messe in Dad perché è fallito il piano dei trasporti mentre la medicina territoriale è stata annunciata, ma è rimasta sulla carta.

GLI «ESPERTI» continueranno a dividersi, i presidenti di regione faranno di testa loro e ai prefetti potrebbe toccare il compito di realizzare nei prossimi 40 giorni quello che al governo non è riuscito in nove mesi. L’ipotesi del loro coinvolgimento era stata avanzata ieri dal presidente del Comitato tecnico scientifico Miozzo. Si vedrà se resisterà nel marasma delle ipotesi sulle aperture delle scuole alla domenica o un rientro «prima di Natale». Al momento rivela le grandi difficoltà del governo italiano a garantire un anno scolastico, mentre gran parte di quelli europei riescono a garantire una continuità in presenza.

«CI AUGURIAMO che non diventi l’ennesimo motivo di conflitto istituzionale – sostiene Francesco Sinopoli (Flc Cgil) – Se l’obiettivo è «riportare i ragazzi a scuola il coordinamento del sistema di trasporto scolastico in mano ai prefetti «è una buona notizia». «Certo che i prefetti non ricordano nulla del buon governo – sostiene Pino Turi (Uil scuola) – evocano interventi di ordine pubblico che non attengono certo ai trasporti pubblici».


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