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Nuove assunzioni all’università e no tax area per gli studenti, resta il nodo delle diseguaglianze

Nei fatti questi numeri sommati sono una piccola inversione di tendenza rispetto agli ultimi dodici anni di definanziamento del sistema universitario e della ricerca.

15/05/2020
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il manifesto

Mario Pierro

L’annuncio dell’assunzione negli atenei e negli enti di ricerca di 4600 ricercatori. Insieme ai 1600, già previsti nel decreto milleproroghe, nel 2021 ci saranno oltre 6200 nuovi ricercatori nel 2021. Dai primi dati emerge che nell’università saranno assunti 3300 ricercatori (Rtdb). Nei fatti questi numeri sommati sono una piccola inversione di tendenza rispetto agli ultimi dodici anni di definanziamento del sistema universitario e della ricerca. Si tratterà di vedere, in una sede più distesa rispetto a un provvedimento di importo colossale (55 miliardi di euro), ma che risente dell’emergenza, se sarà adottato un piano di sviluppo e di riforma del settore a lunga scadenza. I posti previsti saranno distribuiti in base al sistema di allocazione delle risorse stabilite dall’agenzia nazionale della valutazione e della ricerca (Anvur) che, attestano ricerche recenti come quella curata da Gianfranco Viesti «Università in declino. Un’indagine sugli atenei da Nord e Sud» (Donzelli), ha aumentato le sperequazioni tra gli atenei meridionali e settentrionali, oltre che all’interno di territori contigui. Il rinnovato interesse dell’iniziativa pubblica per un ritorno al finanziamento della ricerca andrebbe dunque accompagnato da una larga consultazione sui criteri di fondo «meritocratici» e prestazionali che hanno legittimato il sistema diseguale in cui andranno a lavorare i neo-assunti che, presumibilmente, lavorano già nella ricerca come precari.

Il ministro dell’università Gaetano Manfredi ha evidenziato il fatto che nel decreto varato dal consiglio dei ministri è previsto anche un intervento sul diritto allo studio che permetterà agli atenei di abbassare le tasse e alle regioni di sostenere con più borse gli studenti». Manfredi ha spiegato che «l’obiettivo è che tutti i ragazzi che sono sotto la soglia Isee di 20mila euro non paghino le tasse, tra 20 e 30mila euro avranno invece uno sconto molto importante che individueremo». Alle università sarà lasciata la «discrezionalità» di usare «un fondo per far fronte a situazioni familiari in cui c’era un reddito alto ma che poi, improvvisamente, hanno avuto un abbattimento del reddito indotta dall’emergenza del coronavirus.Le assunzioni si aggiungono ai 550 milioni di euro tra il 2021 e 2022 destinati allo sviluppo dei «progetti di ricerca di rilevante interesse Nazionale (Prin). È stato previsto un’’ulteriore aumento di 100 milioni per il 2021 e 200 a decorrere dal 2022 per la ricerca di base negli Atenei.