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«Non potremo aprire nemmeno dopo se non ci danno docenti, bidelli e bus»

Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione nazionale dei presidi

27/11/2020
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Il Messaggero

Sarebbe davvero un bel regalo sotto l'albero di Natale, poter tornare in classe a far lezione in presenza il 9 dicembre. Ma i problemi che hanno imposto la chiusura con l'ultimo Dpcm sono ancora lì, tutti da risolvere, e tali rischiano di essere anche dopo il 7 gennaio. Alle criticità di fine ottobre, infatti, nessuno ha ancora trovato soluzioni. Il rischio è di andare incontro alla stessa emergenza che portò alla chiusura delle scuole superiori a inizio novembre, questa volta arriverebbe a ridosso del Natale.
Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione nazionale dei presidi, la scuola è pronta per tornare in presenza il 9 dicembre?
«Siamo tutti ovviamente a favore della scuola in presenza. Ma dobbiamo assicurarci che questo avvenga in sicurezza».
E non è così?
«Ci sono aspetti fondamentali ancora da affrontare: sono questioni da risolvere per poter guardare realmente alla didattica in presenza. Solo in quel caso il rientro in classe sarebbe ipotizzabile. Altrimenti direi che è irrealistico parlare della riapertura delle scuole. Non sarebbe un ritorno in sicurezza».
Qual è il rischio?
«Quello di ritrovarci nella stessa situazione che ci ha portato a chiudere. Adesso come a gennaio, voglio dire, questi problemi vanno risolti.»
Quali sono i più urgenti?
«Da settimane, ormai, abbiamo segnalato 3 questioni imprescindibili: innanzitutto servono i supplenti nelle scuole».
Ancora non ci sono?
«No, ne mancano ancora in molte scuole. E' un problema a macchia di leopardo ma basta vedere quanti istituti non riescono ancora a garantire il tempo pieno o comunque, per i più grandi, l'orario completo. Le scuole non possono erogare il servizio perché non hanno tutto l'organico: si tratta di docenti e personale ata, vale a dire amministrativi e bidelli».
Quindi non è possibile neanche organizzare eventuali turni?
«E' impensabile immaginare di fare turnazioni in queste condizioni: è inutile parlarne».
Come mai quest'anno mancano i supplenti?
«Prima ci sono stati i problemi con le graduatorie, all'inizio dell'anno scolastico, ora invece i precari non rispondono alle chiamate perché non si vogliono spostare. Forse incide anche la paura del Covid o di restare lontano da casa durante una pandemia»
Che cos'altro serve per riaprire le classi?
«Serve un vero potenziamento del trasporto pubblico locale. Voglio dire: le scuole hanno fatto tanto per mettersi in sicurezza e ora dobbiamo vedere, di nuovo, la ressa dei ragazzi sui bus appena escono da scuola?».
Terzo punto?
«Potenziare anche i rapporti con le Asl, laddove non sono efficaci».
Cosa manca?
«Servono i presidi ad hoc, per intervenire con i tamponi e il tracciamento dei casi sospetti. Abbiamo chiesto più volte di organizzare dei presidi medici, anche nelle scuole, con l'aiuto della protezione civile. Altrimenti passa troppo tempo e con le quarantene le scuole si bloccano di nuovo»
Ma c'è il tempo per sistemare tutto questo entro il 9 dicembre?
«Innanzitutto dobbiamo vedere se davvero i contagi permetteranno una riapertura. In quel caso l'unica possibilità sarebbe quella di procedere scuola per scuola. Ma come si fa?»
In che senso?
«Ogni scuola ha una situazione differente dalle altre, ad esempio, in base agli organici: chi deve contare sui supplenti non potrebbe aprire, chi invece ha tutte le cattedre con insegnanti di ruolo non ha questo problema. Ma non è l'unico problema a cui guardare: anche per le criticità che riguardano il trasporto pubblico, infatti, ci sono enormi differenze tra le scuole di un paesino e quelle di una grande metropoli dove il traffico è congestionato. Lo stesso vale per le Asl: alcune procedono speditamente con i controlli e il tracciamento, altre non ci riescono e le scuole non sanno come muoversi».
La soluzione unica, per tutti, quindi non c'è?
«No, servirebbero soluzioni differenziate in base al bacino di utenza»
Regione per regione?
«In realtà non basterebbe perché nella singola regione ci sono situazioni molto diverse tra loro. E gli enti locali lo sanno bene. Non a caso le nostre richieste sono le stesse avanzate dai sindaci delle Città metropolitane. I problemi li conosciamo bene».
Lorena Loiacono