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«No problem», il ministro pensa già alle urne

L'iter della riforma

18/11/2010
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il manifesto

Per Maria Stella Gelmini sarà una corsa contro il tempo, nella speranza di riuscire a incastrare la discussione sulla riforma dell'università tra il voto sulla legge di stabilità e quello sulla fiducia al governo. E senza preoccuparsi troppo se per la riforma esista o meno la copertura finanziaria, cosa della quale, nonostante le rassicurazioni del governo, le opposizioni non sono affatto convinte. A delineare quello che potrebbe essere il percorso della riforma è stato lo stesso ministro dell'Istruzione intervenendo ieri alla Camera. «L'approvazione definitiva della riforma dell'Università avverrà dopo l'ok definitivo alla legge di stabilità. Quindi il provvedimento non dovrà essere "alleggerito" dalle norme di spesa che trovano la copertura nella legge di stabilità» ha spiegato Gelmini rispondendo a un'interrogazione del deputato dell'Idv Antonio Borghesi. Il ministro si è sbilanciato fino ad assicurare l'assenza di problemi per l'assunzione dei ricercatori, i cui fondi sarebbero già previsti, a suo dire, nella legge di stabilità.

Rassicurazioni che sanno tanto di promesse elettorali. La realtà, infatti, potrebbe essere molto diversa da quella illustrata dal ministro. A partire proprio dalla discussione in aula del testo. Per il governo si tratta di un primo banco di prova, anche se la riforma trova il consenso anche dell'Udc e dell'Api di Rutelli, che dovrebbero quindi garantire i voti sufficienti all'approvazione. La discussione dovrebbe cominciare già domani, per arrivare al voto martedì 23. Al Pd l'accelerazione non è piaciuta, al punto da votare contro durante la capigruppo di ieri. «È una grave forzatura da parte della maggioranza - ha detto Dario Franceschini - che impone alla Camera di esprimersi su una riforma così importante prima ancora di verificare se il governo, proprio in questa Camera, ha i numeri».
Incertezza sui numeri, ma anche sui conti. Nonostante le parole del ministro, resta infatti tutta da verificare l'esistenza o meno della copertura finanziaria. Come ha spiegato Manuela Ghizzoni, capogruppo sempre del Pd in commissione Cultura «la legge di stabilità non prevede risorse aggiuntive per l'università così come tenta di far credere il ministro Gelmini perché, al netto delle risorse recuperate dal maxiemendamento, nel fondo di finanziamento ordinario resta il taglio di 276 milioni rispetto all'anno corrente».

Nessuna sicurezza neanche per i ricercatori. Almeno secondo il finiano Giuseppe Valditara, che pure si è detto soddisfatto per le aperture fatte dal governo alle richieste di Fli: «Lo stanziamento di risorse in finanziaria - ha specificato - è appena sufficiente a garantire l'ordinario svolgimento delle attività accademiche».