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“No a voti e comunicazioni digitalizzate così si spegne il rapporto genitori-prof”

Edoardo Nesi, scrittore e padre di due liceali: “Non andrò a controllare le loro presenze sul computer”

03/01/2013
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la Repubblica


CORRADO ZUNINO
ROMA
— Lo scrittore Edoardo Nesi (vincitore del Premio Strega 2011 con “Storie della mia gente”) non riesce a leggere libri al computer e dice che se scorre un romanzo sul pc «la concentrazione scende». Il suo rapporto con la tecnologia, insomma, è diffidente e sulla dematerializzazione della scuola italiana chiede: «Perché?. È davvero necessaria?».
Questione di denari da risparmiare, Nesi. E poi, bisogna proiettare la scuola italiana nel futuro.
«Ho due figli al liceo classico, classico Cicognini di Prato, ottima scuola. Uno è in seconda, l’altro in quarta, e considero molto importante il mio rapporto con i loro professori: gli insegnanti ti dicono cose di tuo figlio che neppure tu sai. I figli sono una cosa in pubblico, un’altra in famiglia. Mi piace molto il colloquio con i professori, non ci mando solo mia moglie, vado anch’io. Ecco, mi sembra che questo “tutto digitale” possa spegnere questo rapporto, questo
contatto, un patrimonio».
Ma a scuola il rapporto umano — genitori-
insegnanti, genitori-figli — è
davvero irrinunciabile?
«Il contatto è molto. Il voto, per dire, va spiegato: mio figlio mi porta il voto e poi spiega perché, c’è molto di più di quella valutazione secca. Lui si prende il suo tempo per dirmelo e io mi prendo il mio tempo per capire. No, l’anno scolastico sul computer tutti i giorni e i voti, le assenze, i giudizi, le gite — tutto fruibile e digeribile — non mi sembra una grande idea».
Andrà sul sito della scuola Cicognini, Nesi, a vedere se i suoi figli sono entrati in classe, e se la versione di greco è andata davvero come le hanno raccontato?
«No, non andrò a sbirciare voti e assenze sul computer: il rapporto genitori- figli è basato sulla fiducia totale. Per me loro vanno a scuola tutti i giorni, e vorrei che sapessero che per me è così. Se un giorno faranno forca, salteranno la lezione, beh, non lo vorrò sapere».
Perché il liceo classico, Nesi? Le iscrizioni al ramo sono in continua discesa.
«Credo che studiare greco e latino possa offrire ai miei figli un vantaggio competitivo. In questo mondo sempre più specialistico, quella base larga — linguistica, umanistica, filosofica — ogni giorno che passa mi sembra essere un requisito sempre più importante».