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Niente asse per il doppio degli studenti I rettori: “Più fondi o si rischia di fallire”

Entra in vigore la “no tax area”. Gli atenei favorevoli ad allargare le maglie ma lanciano l’allarme per i bilanci

10/07/2018
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la Repubblica

Ilaria Venturi

Studiano senza pagare le tasse o con forti sconti: il doppio rispetto allo scorso anno accademico, stima la Conferenza dei rettori, per effetto della “no tax area”, il provvedimento introdotto dal precedente governo che ha allargato le maglie del diritto allo studio. Ma ha messo anche in crisi i bilanci degli atenei. E ora i rettori avvertono: « Misura sacrosanta. Ma non reggerà se il governo non aumenterà i fondi».

Il debutto dello Student Act ha reso gratuiti gli studi a chi ha un Isee inferiore a 13mila euro (ma alcuni atenei hanno alzato la soglia a 15mila, se non a 23mila) e previsto riduzioni sino al tetto dei 30mila. Il risultato? La Crui stima un raddoppio dei beneficiari in attesa di dati ufficiali. I grandi atenei hanno visto crescere a dismisura gli esonerati: a Bologna (ora 33mila), alla Federico II di Napoli (più di 25mila) e alla Sapienza di Roma (28mila) i numeri sono raddoppiati.

Per sostenere il provvedimento nel 2017 il Miur ha distribuito 55 milioni sulla base di una platea di poco più di 160mila esonerati, col vecchio sistema nel 2016- 17, in 57 atenei statali. Per il 2018 i fondi saliranno a 105. « Ma non bastano, questa misura è costata oltre 200 milioni », avverte Gaetano Manfredi, presidente della Conferenza di rettori. « Nessun dubbio sulla necessità di continuare questa politica, ma i costi non possono gravare sugli atenei o essere sostenuti dalla redistribuzione del carico sui redditi medio- alti » . Un segnale chiaro rispetto a un beneficio che il governo, da contratto, vuole allargare e mentre infuria la polemica sulla proposta- sondaggio del Miur tra gli studenti di introdurre prestiti d’onore all’americana.

A Cagliari i non paganti sono stati oltre duemila in più; anche a Palermo sono più che raddoppiati, fino a sfondare quota 20mila esonerati. « L’Italia ha bisogno di più laureati, la Sicilia ancora di più — commenta il rettore Fabrizio Micari — Per questo la no tax area va difesa, ma occorrono più risorse per il diritto allo studio, ora sono insufficienti ». A Catania gli studenti rientrati nel provvedimento sono stati un quarto degli oltre 43mila iscritti. « Il prossimo anno alzeremo il tetto a 14mila euro incidendo su chi ha Isee più alti e sui meno meritevoli », spiega il direttore generale Candeloro Bellantoni.

All’Alma Mater, che ha voluto la soglia della gratuità a 23mila euro — insieme a Modena- Reggio, Parma e Pavia, il prossimo anno anche Cagliari — gli studenti iscritti senza pagare sono adesso più di ventimila. Fortissimo anche l’aumento dei beneficiari di sconti: 13.204 (+ 184%). Sul bilancio l’effetto è stato pesante: meno 15 milioni. Bologna è ricorsa a una manovra alla Robin Hood, con aumenti per i ricchi. «Sostenere il diritto allo studio e aumentare il numero dei laureati sono due priorità strategiche per il Paese — ragiona il rettore Francesco Ubertini — La nostra azione sulle contribuzioni studentesche è un passo deciso in questa direzione. Ci attendiamo che anche il governo condivida questi obiettivi e si impegni per attuarli». A Padova gli esonerati totali sono stati oltre 2.500 in più. L’ateneo ha aumentato le tasse, sino a un massimo di 80 euro, ai redditi più alti. «Ma se avremo più entrate dei mancati introiti comunque investiremo in servizi per studenti», avverte il prorettore Renzo Guolo. Altre università hanno compensato con riserve di bilancio alla ricerca di un difficile equilibrio. Solo gli esoneri totali sono cresciuti alla Statale di Milano di 3.600 unità (per fare fronte l’ateneo ha aumentato le tasse ai fuoricorso). Più o meno sulla stessa linea le cifre e gli aumenti a Parma ( 4.563 esonerati), a Firenze ( 6.500 in più), a Ferrara e a Modena- Reggio (raddoppiati fino a 5.895). «Il tema è mantenere standard di qualità, occorre una politica condivisa», sostiene il rettore Angelo Andrisano promettendo anche verifiche sugli Isee. A Pavia i beneficiari sono lievitati fino a sfiorare quota ottomila, a Roma Tre superano gli 11.500. Torino ne ha avuti 12mila, il doppio. E la prorettrice Elisabetta Barberis ribadisce la linea: « Senza risorse il sistema alla lunga sarà insostenibile ».