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Nell’assemblea virtuale di tremila liceali “Noi prigionieri della Dad, liberateci”

“La scuola è anche il luogo dove impari a vivere in società, che è fatta di presenza Ci mancano i compagni” Prima del Covid eravamo incerti sul futuro, ora è peggio In Europa sapranno tutti più di noi

19/12/2020
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la Repubblica

Ilaria Venturi

Cosa state perdendo? «Fiducia, sicurezza, futuro», rispondono veloci. Solo che difficilmente qualcuno glielo chiede, chiusi nelle loro stanze, prigionieri della Dad. E «coi prof che pretendono e ci caricano di compiti perché pensano che noi facciamo i furbi dietro a uno schermo », si sfoga Flavia Cascià, 15 anni, studentessa al classico Ugo Foscolo di Canicattì. Si sentono un po’ persi e molto dispersi, reclamano il banco al posto della scrivania di casa, «perché ti manca la sigaretta che ti fumi all’uscita, i saluti in corridoio, l’ansia condivisa prima di una verifica », racconta Mattia Tallone. «Fa tanto stare coi compagni — concorda Claudia Perla, liceale al Palumbo di Brindisi — non ci sentiamo capiti dai prof, ci vuole un gran sforzo mentale per affrontare ogni giorno sei ore di Dad». Emmanuel Messina, maturando al Convitto Falcone di Palermo, è un tipo deciso: «La scuola è anche il luogo dove impari a vivere in società, che è fatta di presenza ». Ecco. Coi loro volti connessi parlano di futuro nella mega assemblea di istituto online promossa da ScuolaZoo: dieci istituti collegati, da Verona ad Agrigento, diecimila studenti e prof coinvolti, oltre tremila i partecipanti quando si accende la diretta, «Ci siete ragazzi?». Con Matteo Altieri, fondatore di House of Talent, ed Emanuele Lambertini, campione paralimpico di scherma, a dare la carica: «Date senso alla vita». Una community che ha voglia di comunità. E di farsi sentire. «La ministra Azzolina ci ascolta per tre minuti, ma poi è tutto già deciso».

«Vogliamo rientrare in classe, ma ci diano linee guida chiare e un sistema scolastico diverso — dice Francesco Beltrame, 18 anni, collegato dalle Marche — I Dpcm? Mi metto nei panni di chi è più in alto di noi, capisco». Però, sempre Emmanuel, «si fa fatica coi divieti delle libertà personali, siamo stremati perché anche il lockdown ha delle conseguenze ». Quali le sintetizza Flavia: «Certe volte ho male alle gambe perché mi alzo dalla scrivania solo alla sera. Anziché chiudere le scuole, perché non chiudono i bar? Socializziamo in aula, al sicuro con le mascherine. Io non sto bene al 100% qui sola immersa in pensieri negativi». La paura del virus c’è, la provano e per questo dicono: rientro ok, ma dipende dalle condizioni. «Qui a Verona siamo messi male — racconta Giulia Felici del Da Vinci di Cerea — proviamo un sentimento di oppressione: non è colpa di nessuno, ma questo è. Prima del Covid eravamo già incerti sul futuro, ora è anche peggio». Spiega Mattia Tallone, istituto Paciolo-D’Annunzio di Faenza: «L’interrogazione in Dad è forse più facile, ma ti mette più ansia. E poi non stacchi mai, nella mia classe c’è chi è stato interrogato alle sette e mezza di sera». I maturandi non si sentono pronti all’Esame. Laurentiu Strimbanu, che studia al Pacioli di Crema, osserva: «In Europa vanno a scuola, ne sapranno più di noi». Perché non c’è niente da fare con la Dad, «io non mi ricordo la partita doppia anche se magari ho preso 8 nella verifica» e le «versioni di greco e latino non riesci a farle», insiste Alessandra Ferroni da Palermo. È un coro, «ci ascolteranno?».


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