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Mobilità ko, cercasi soluzione

Saltano le scadenze ordinarie. Rischiano di slittare anche le assunzioni a tempo indeterminato. Un vertice per superare le perplessità di Palazzo Vidoni e Mef

05/04/2016
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ItaliaOggi

Carlo Forte e Alessandra Ricciardi

Il ministero dell'istruzione non ha ancora emanato l'ordinanza che darà il via alle operazione di mobilità a domanda. E dunque, il termine per la presentazione delle istanze, inizialmente previsto per il 15 aprile prossimo, è destinato a slittare. La legge prevede espressamente che, prima di procedere alla sottoscrizione del contratto, l'ipotesi di accordo debba ricevere il placet del ministero dell'economia e della funzione pubblica.

Che si pronunciano dopo avere ricevuto l'articolato corredato dalla relazione tecnica redatta dal ministero dell'istruzione. Il dicastero guidato da Marianna Madia, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, ha sollevato perplessità sul documento fatto pervenire, in particolare rispetto al criterio adottato per procedere alla chiamata diretta dei prof, su cui si rinvia a una sequenza contrattuale; il Mef ha invece puntato il dito contro il ripristino, anche se molto parziale, della mobilità su scuola e non su ambito, come invece previsto dalla Buona scuola. Tra i nodi, anche la mobilità nei licei musicali e il trattamento dei docenti di sostegno delle superiori. Un vertice tra Istruzione, Funzione pubblica e Ragioneria generale è in calendario nei prossimi giorni a Palazzo Vidoni. Il Miur difenderà l'accordo, convinto di aver tutelato la coerenza tra le norme supplendo alle carenze della legge 107. I ritardi finora accumulati sull'intesa tra l'altro rischiano di compromettere anche la tempistica delle nomine in ruolo e a tempo determinato, che potrebbero slittare a settembre. Per cui ora bisogna correre.

Per quanto riguarda i licei musicali, l'ipotesi di contratto sulla mobilità di quest'anno prevede un'apposita sequenza contrattuale. Che si è subito arenata, anche a causa di un contenzioso in atto tra un'organizzazione sindacale e il ministero, a causa dell'esclusione dal tavolo delle trattative della sigla. Contenzioso che mette a rischio la stessa legittimità della sequenza contrattuale. Oltre tutto, la sequenza dovrebbe introdurre un regime di precedenze non previste dalla legge, con il rischio che le relative clausole nascano in odore di nullità.

Poi c'è la questione dei docenti di sostegno delle scuole secondarie di II grado. Che quest'anno otterranno l'assegnazione della sede di titolarità. In questo caso il nodo da sciogliere è se la presentazione della domanda per ottenere la titolarità precluda la possibilità, per gli interessati, di partecipare alla mobilità ordinaria oppure no.

L'articolo 7 dell'ipotesi di contratto sulla mobilità, infatti, non è chiaro al riguardo. Il comma 2, infatti, dispone che «il personale di ruolo nel sostegno della scuola secondaria di secondo grado attualmente della dotazione organica di sostegno è assegnato, a domanda, in titolarità alla scuola di attuale servizio se disponibile in organico di diritto, diversamente partecipa alle ordinarie operazioni di mobilità». E dunque, sembrerebbe escludere la possibilità di partecipare alla mobilità ordinaria per coloro che chiederanno l'acquisizione della titolarità sulla sede dove prestano attualmente servizio. Ma l'ultimo periodo del comma 6 stabilisce che «l'assegnazione deve essere disposta dal competente Ufficio entro il termine ultimo di comunicazione al Sidi delle domande di mobilità e dei posti disponibili ai fini delle operazioni di mobilità per l'anno scolastico 2016/17, garantendo, comunque, all'interessato di produrre istanza di trasferimento nell'ambito dei trasferimenti». Allo stato attuale, i pareri emessi per le vie brevi dai vari uffici sono discordanti. E non è da escludersi che possano essere sollevati rilievi all'intesa che necessitino di una modifica. Il che riaprirebbe il tavolo, con esiti incerti.

Ad accrescere il clima di incertezza si aggiunge il fatto che la piattaforma informatica che dovrà gestire queste operazioni non è ancora stata programmata. Dunque non è ancora chiaro quale decisione intenda prendere l'amministrazione centrale al riguardo.