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Milano, alunni senza mensa mangiano sulla panca in corridoio

Da tre anni, migliaia di alunni delle scuole materne, elementari e medie hanno abbandonato le mense. In alcune città, come Torino, la fuga ha contagiato una famiglia su cinque.

20/09/2019
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La Stampa

Andrea Rossi

La foto scattata da una mamma dentro una scuola elementare di Milano ritrae cinque bambini confinati nell'atrio, accanto al bancone dei bidelli. Hanno l'aria smarrita, provano vergogna. I loro compagni stanno andando a pranzo in mensa. Loro no: mangiano su una panchina. Due bambine la usano come tavolo, si sono sedute per terra. I loro genitori hanno voluto così: li hanno mandati in classe con il pasto preparato a casa. E la scuola, quell'istituto, e la Scuola italiana nel suo complesso, non hanno saputo fare di meglio che relegarli in un corridoio, in spregio alle regole, al buonsenso, alla civiltà, alla dignità e anche all'igiene.
Quella foto è il simbolo di un'istituzione che ha abdicato a una delle sue missioni: mediare i conflitti, educare all'inclusione. È l'umiliazione di cinque bambini, isolati dal gruppo, cui l'istituzione fa pagare il conflitto che non riesce a risolvere con le loro famiglie.
Da tre anni, migliaia di alunni delle scuole materne, elementari e medie hanno abbandonato le mense. In alcune città, come Torino, la fuga ha contagiato una famiglia su cinque. L'hanno fatto per ragioni economiche, talvolta di qualità, ma soprattutto forti di una sentenza che da Torino ha irradiato i suoi effetti ovunque e che considerava il pasto da casa un diritto. Le scuole si sono dovute adeguare: hanno diviso i refettori, separato chi usufruisce della mensa e chi si porta il pranzo al sacco, organizzato i turni di vigilanza per insegnanti e bidelli, ma senza ghetti, senza discriminare nessuno. Lo dovevano fare: glielo imponeva la legge. Ma hanno saputo trovare strade che rispettassero tutti. Tre mesi fa, invece, la Cassazione ha ribaltato tutto: il pasto da casa non è un diritto assoluto, semmai un'opportunità che ciascuna scuola, se ritiene, può offrire.
Nelle pieghe di questa sentenza si è dissolta l'istituzione. Scaricando sui singoli presidi il compito e la responsabilità di decidere (purché trovassero soluzioni a costo zero e senza bisogno di più personale), lasciandoli soli ad affrontare le famiglie, molte delle quali rivendicano di poter scegliere quel che ritengono meglio per i propri figli. In questo scontro furibondo e ottuso ci rimettono gli unici a non avere alcuna colpa. I bambini non decidono dove mangiare né che cosa, subiscono solo gli effetti delle scelte altrui. Di chi li tiene fuori dalle mense e soprattutto di chi li umilia davanti ai compagni non sapendo trovare una soluzione migliore di una panca nel corridoio. —an