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Maurizio Landini: clima, una sfida che vogliamo affrontare da protagonisti

Dal 20 al 27 settembre il movimento per la difesa dell’ambiente si mobiliterà in tutto il mondo. Anche la Cgil darà il suo contributo, consapevole del fatto che le conseguenze del riscaldamento globale riguardano da vicino il mondo del lavoro.

20/09/2019
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Da mesi in tutto il pianeta, milioni di giovani, bambini e adulti si stanno mobilitando ogni venerdì per difendere il diritto al futuro. La Cgil ha aderito a questo movimento e lo sostiene. Dal 20 al 27 settembre ci sarà il terzo appuntamento globale in quella che è stata definita la “Settimana per il futuro”. Una settimana di mobilitazione per fare pressioni sul vertice delle Nazioni Unite del 23 settembre a New York, convocato per fare il punto sulla situazione climatica e sull'attuazione dell'Accordo di Parigi. Il terzo sciopero globale per il clima si svolgerà venerdì 27 settembre 2019.

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Le conseguenze del cambiamento climatico in atto hanno già effetti devastanti su milioni di persone del mondo, persone che hanno perso la vita, la casa, la salute, la terra dove sono nate e cresciute, persone costrette a emigrare a causa di carestie, alluvioni, incendi. Il clima non è una priorità per i soli ambientalisti, anzi. La lotta per la giustizia climatica è innanzitutto una battaglia politica, perché il riscaldamento globale ha gravi contraccolpi sui diritti umani, sulla giustizia sociale, sull'equità all'interno dei Paesi, fra Paesi e fra diverse generazioni e sul lavoro. È una lotta per la partecipazione, la democrazia e la piena occupazione.

La Cgil è sempre stata impegnata nel movimento per la giustizia climatica e continua a esserlo nell'azione sindacale, nella mobilitazione e nelle alleanze con tutte le realtà, le associazioni e i movimenti impegnati nella nostra stessa battaglia. La nuova presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, nella sua dichiarazione di insediamento ha sostenuto di voler agire concretamente affinché l'Europa sia il primo continente a impatto climatico zero, proponendo nei primi 100 giorni del suo mandato un Green Deal europeo che includerà l'obiettivo della neutralità climatica entro il 2050.

Anche il nuovo governo italiano, nelle linee programmatiche, dichiara di voler fare dell'Agenda 2030 il suo punto di forza e di voler mettere al centro di tutti i piani di investimento pubblico la protezione dell'ambiente e la lotta contro il cambiamento climatico. Valuteremo e misureremo se queste dichiarazioni importanti saranno seguite da politiche e misure coerenti. Appare chiara, in ogni caso, la necessità di ridurre l'uso delle risorse e allo stesso tempo di garantire diritti umani e adeguate condizioni di vita e di reddito, superando le disuguaglianze. La soluzione si può avere solo mediante un radicale e rapido cambiamento del modello di sviluppo, che deve attraversare i modelli di consumo, passando per l'abbandono progressivo delle fonti fossili e dell'agricoltura intensiva, una ripartizione equa delle risorse limitate del pianeta, la riforestazione, la riconversione ecologica delle produzioni.

È una sfida che investe e investirà necessariamente il lavoro e che si dovrà accompagnare a un percorso di tutele per garantire una giusta transizione che non scarichi sui lavoratori i costi sociali di queste scelte e, nel contempo, determini la nascita di nuove opportunità occupazionali. È una sfida che ci riguarda e che vogliamo affrontare da protagonisti.