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Mascherine dai 3 anni e ingressi scaglionati Così si tornerà in aula

22 pagine di linee guida spedite ieri al ministro dell'istruzione, Lucia Azzolina

28/05/2020
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La Stampa

paolo russo
roma
Sempre con la mascherina tirata su, anche durante le interrogazioni. Con gli ingressi scaglionati, uno per banco e sempre ad almeno un metro di distanza da compagni e insegnanti. L'ora di lezione che diventa di 45 minuti e classi formato "mini" dove sarà possibile crearle con gli spazi a disposizione. A settembre a scuola si tornerà così, seguendo le indicazioni del Comitato tecnico scientifico (Cts) contenute nelle 22 pagine di linee guida spedite ieri al ministro dell'istruzione, Lucia Azzolina. Che insieme ai suoi sta ora buttando giù il piano che dovrà metterle in pratica.
Classi ridotte
Servirà massima prudenza fin dall'ora della campanella. «Saranno privilegiati tutti i possibili accorgimenti al fine di differenziare ingressi e uscite per impedire assembramenti di persone», mentre «la presenza dei genitori dovrà essere ridotta al minimo», raccomanda il Cts. E all'Istruzione già si pensa di scaglionare gli ingressi ogni mezz'ora, dalle 7.30 alle 10. «Nelle classi il principio del distanziamento fisico rappresenta un aspetto prioritario», si legge sempre nelle linee guida, che poi raccomandano di «garantire il distanziamento interpersonale di almeno un metro nelle classi». Distanza di sicurezza che diventa di due metri quando si va in palestra. Con questi obblighi «il layout delle aule dovrà essere rivisto». Anche perché quel metro di distanza dovrà essere assicurato anche quando si passa tra una fila di banchi. Il che vuol dire che da settembre al banco si starà da soli e che le classi pollaio dovranno essere smembrate. Gli scienziati non dicono di quanti alunni dovranno essere composte, perché questo dipenderà dalla grandezza di ciascuna aula. Ma è chiaro che in più di 10-15 non si potrà stare.
Metà a scuola, metà in remoto
Il problema dello spezzettamento delle classi non si porrà tanto per scuole elementari e medie, che soprattutto nei piccoli centri sono già in formato ridotto causa denatalità. Lo spezzatino servirà però sicuramente nelle scuole superiori delle grandi città, dove in classe oggi si sta anche in più di 30. Al ministero dell'Istruzione pensano di utilizzare il miliardo e 400 milioni investiti nella scuola dal decreto rilancio per avviare lavori di «edilizia scolastica leggera», in modo da ricavare nuove aule da spazi come aule magne, palestre e altre aree di uso comune da dividere con pareti mobili. Ma un'indagine della Cisl scuola documenta che il 48% degli istituti questi spazi alternativi non li ha. In questo caso la soluzione sarebbe alternare le lezioni in presenza, comunque ridotte a 45 minuti, con quelle a distanza, che il Cts ritiene «utile riproporre».
Mancano gli insegnanti
Se si fanno più classi occorrono anche più insegnanti, che però scarseggiano. I 32mila precari assunti a tempo determinato in attesa di essere stabilizzati il prossimo anno con concorso infatti serviranno più che altro a coprire i buchi di chi è andato in pensione, magari sfruttando quota 100. Per questo bisognerà attingere alle graduatorie, non solo provinciali, ma anche di istituto, chiamando a raccolta probabilmente anche chi l'abilitazione all'insegnamento ancora non ce l'ha.
Mascherine non per i più piccoli
Si ai pasti in refettorio se è possibile garantire le distanze, se no "lunch box", insomma pranzo al sacco da consumare al banco. Il Cts richiede poi «l'obbligo di mascherina chirurgica o di comunità» (quelle di stoffa o fai da te per intenderci) per tutti i bambini e i ragazzi dai tre anni in su. E senza sconti nemmeno a chi è interrogato, visto che è lì che si possono più facilmente propagare le temibili "goccioline". Insegnanti e bidelli dovranno invece indossare sempre quelle chirurgiche che saranno fornite loro dall'Istituto, mentre ai ragazzi dovranno pensare i genitori. Niente mascherina per i piccolissimi da 0 a 3 anni che vanno al nido. Per loro gli scienziati sanno che il distanziamento è impossibile, per cui la raccomandazione è di creare gruppi ancora più piccoli di quelli che a settembre si daranno appuntamento nelle aule scolastiche.