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Manifesto - Tanti lavoratori. Tutti soli. Il diritto secondo il Libro Bianco

Tanti lavoratori. Tutti soli. Il diritto secondo il "Libro Bianco" Fine della concertazione e dei contratti, libertà di licenziamento e di intermediazione di manodopera. Le critiche dei giuristi P...

22/11/2001
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il manifesto

Tanti lavoratori. Tutti soli. Il diritto secondo il "Libro Bianco"
Fine della concertazione e dei contratti, libertà di licenziamento e di intermediazione di manodopera. Le critiche dei giuristi
PAOLO ANDRUCCIOLI

Il Libro bianco sul mercato del lavoro elaborato dagli esperti del ministero del governo di Silvio Berlusconi rappresenta una vera svolta della storia del diritto lavoristico italiano. E' il tentativo più organico di smantellamento della struttura giuridica esistente all'insegna di una ideologia e di un obiettivo politico precisi: quelli di rendere individuali tutti i rapporti di lavoro e di mettere in soffitta, una volta per sempre sia il sistema della concertazione e di relazioni industriali che hanno segnato la storia italiana degli ultimi trent'anni, sia la tipologia delle garanzie dei lavoratori. Questo, in estrema sintesi, il nocciolo delle critiche avanzate ieri al testo governativo da un nutrito gruppo di giuristi, di sindacalisti e di esperti del settore. L'occasione è stata offerta dal dibattito organizzato nella sede del Cnel dalla Rivista giuridica del lavoro (diretta da Giorgio Ghezzi, vicedirettore Bruno Veneziani), dalla casa editrice Ediesse e dalla Consulta giuridica del lavoro. All'ordine del giorno, appunto, "Il Libro bianco del Ministero del lavoro".
Secondo il segretario confederale della Cgil, Giuseppe Casadio, la sbandierta volontà da parte del governo di centro destra di portare le norme italiane all'altezza di quelle europee è solo la copertura propagandistica di un'altra operazione. "In realtà - dice Casadio - una spinta in senso liberista ci porterebbe lontani dall'assetto di regole che si va consolidando a livello europeo". La volontà di rendere più chiara e giusta la situazione di scomposizione delle forme del lavoro nasconde invece, sempre per il sindacalista della Cgil, l'intento di superare per sempre lo Statuto dei lavoratori per poter accedere a un non meglio definito Statuto dei lavori fatto di testi unici composti di norme "leggere".
Lo schema della contrattazione collettiva viene superato dallo schema del "lavoro a progetto", ha spiegato Giorgio Ghezzi. "Impera, in questa visuale, la figura di un lavoratore che agisce sul piano del suo contratto individuale non più confortato dalla solidarietà di chi ne condivide la sorte, ma semmai, assistito dai timbri della burocrazia". Nel Libro bianco, ha spiegato ancora Ghezzi, viene rivalutato il contratto a tempo indeterminato, una tendenza che è rimersa da qualche tempo nelle intenzioni della aziende che hanno misurato l'inadeguatezza del tempo determinato. Ma la vera contropartita di questo ritorno all'ideologia del tempo indeterminato è la completa libertà di licenziamento. Le aziende, rappresentate perfettamente dalla Confindustria di Antonio D'Amato, spingono per avere completa mano libera nella "gestione" della manodopera. Sono disposti, gli imprenditori, anche a convertire qualche contratto a tempo determinato in tempo indeterminato. Ma con la garanzia di poter poi licenziare tutti, in qualsiasi momento, anche senza giusta causa e soprattutto senza doversi imbattersi mai più nell'obbligo del reintegro (caso mai qualche soldo ai licenziati).
In un documento molto serio e di alto livello, elaborato da un gruppo di studio della Consulta giuridica del lavoro (Alleva, Andreoni, Angiolini, Coccia, Naccari) si analizza nei dettagli il Libro bianco di Maroni e del suo staff di consulenti. Viene soprattutto messo in evidenza come l'applicazione di un ambiguo concetto di federalismo scompaginerebbe totalmente i diritti dei lavoratori. Non solo aumenteranno le distanze e le diseguaglianze tra lavoratori, ma si produrranno migliaia di forme diverse di norme e diritti, affossando il diritto generale e universale (come nel caso della deroga in pejus rispetto al contratto nazionale di categoria). In una situazione del genere le autorità istituzionali (e di potere) di ogni territorio potranno fare davvero il bello e il cattivo tempo, negando tra l'altro anche il ruolo dei sindacati, almeno così come è stato inteso finora. Ci sarebbe l'uso libero e discriminatorio dello stesso articolo 18 dello Statuto, o di quel che rimarrà.
Smontata criticamente anche l'argomentazione più forte del Libro bianco: quella secondo la quale bisogna superare la diseguaglianza, visto che per esempio solo alla metà dei lavoratori italiani possono essere applicate le garanzie dell'articolo 18. Una argomentazione bizzarra, hanno detto in molti ieri: per evitare che qualcuno non goda dei diritti si tolgono i diritti anche a tutti gli altri. Un discorso analogo vale per la pretesa di scomporre (o meglio scompaginare) ulteriormente le tipologie del lavoro. Essendo lo scopo primario quello di lasciare solo il lavoratore, il Libro bianco tende ad allontanare il più possibile un lavoratore dall'altro. "L'idea che anima il Libro bianco - si legge nel documento - è quella di consentire, senza limiti il ricorso all'interposizione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, anziché solo a tempo determinato". "Dopo di che - concludono i giuristi - effettivamente il lavoro sarebbe una merce o fattore produttivo al pari di ogni altro. L'imprenditore avrebbe un contratto di leasing per l'immobile, un altro per i macchinari e un altro ancora per la forza lavoro". Conclusione provvisoria: che gli autori del Libro bianco siano dei "marxisti inconsapevoli"?

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Tanti lavoratori. Tutti soli. Il diritto secondo il "Libro Bianco"
Fine della concertazione e dei contratti, libertà di licenziamento e di intermediazione di manodopera. Le critiche dei giuristi
PAOLO ANDRUCCIOLI

Il Libro bianco sul mercato del lavoro elaborato dagli esperti del ministero del governo di Silvio Berlusconi rappresenta una vera svolta della storia del diritto lavoristico italiano. E' il tentativo più organico di smantellamento della struttura giuridica esistente all'insegna di una ideologia e di un obiettivo politico precisi: quelli di rendere individuali tutti i rapporti di lavoro e di mettere in soffitta, una volta per sempre sia il sistema della concertazione e di relazioni industriali che hanno segnato la storia italiana degli ultimi trent'anni, sia la tipologia delle garanzie dei lavoratori. Questo, in estrema sintesi, il nocciolo delle critiche avanzate ieri al testo governativo da un nutrito gruppo di giuristi, di sindacalisti e di esperti del settore. L'occasione è stata offerta dal dibattito organizzato nella sede del Cnel dalla Rivista giuridica del lavoro (diretta da Giorgio Ghezzi, vicedirettore Bruno Veneziani), dalla casa editrice Ediesse e dalla Consulta giuridica del lavoro. All'ordine del giorno, appunto, "Il Libro bianco del Ministero del lavoro".
Secondo il segretario confederale della Cgil, Giuseppe Casadio, la sbandierta volontà da parte del governo di centro destra di portare le norme italiane all'altezza di quelle europee è solo la copertura propagandistica di un'altra operazione. "In realtà - dice Casadio - una spinta in senso liberista ci porterebbe lontani dall'assetto di regole che si va consolidando a livello europeo". La volontà di rendere più chiara e giusta la situazione di scomposizione delle forme del lavoro nasconde invece, sempre per il sindacalista della Cgil, l'intento di superare per sempre lo Statuto dei lavoratori per poter accedere a un non meglio definito Statuto dei lavori fatto di testi unici composti di norme "leggere".
Lo schema della contrattazione collettiva viene superato dallo schema del "lavoro a progetto", ha spiegato Giorgio Ghezzi. "Impera, in questa visuale, la figura di un lavoratore che agisce sul piano del suo contratto individuale non più confortato dalla solidarietà di chi ne condivide la sorte, ma semmai, assistito dai timbri della burocrazia". Nel Libro bianco, ha spiegato ancora Ghezzi, viene rivalutato il contratto a tempo indeterminato, una tendenza che è rimersa da qualche tempo nelle intenzioni della aziende che hanno misurato l'inadeguatezza del tempo determinato. Ma la vera contropartita di questo ritorno all'ideologia del tempo indeterminato è la completa libertà di licenziamento. Le aziende, rappresentate perfettamente dalla Confindustria di Antonio D'Amato, spingono per avere completa mano libera nella "gestione" della manodopera. Sono disposti, gli imprenditori, anche a convertire qualche contratto a tempo determinato in tempo indeterminato. Ma con la garanzia di poter poi licenziare tutti, in qualsiasi momento, anche senza giusta causa e soprattutto senza doversi imbattersi mai più nell'obbligo del reintegro (caso mai qualche soldo ai licenziati).
In un documento molto serio e di alto livello, elaborato da un gruppo di studio della Consulta giuridica del lavoro (Alleva, Andreoni, Angiolini, Coccia, Naccari) si analizza nei dettagli il Libro bianco di Maroni e del suo staff di consulenti. Viene soprattutto messo in evidenza come l'applicazione di un ambiguo concetto di federalismo scompaginerebbe totalmente i diritti dei lavoratori. Non solo aumenteranno le distanze e le diseguaglianze tra lavoratori, ma si produrranno migliaia di forme diverse di norme e diritti, affossando il diritto generale e universale (come nel caso della deroga in pejus rispetto al contratto nazionale di categoria). In una situazione del genere le autorità istituzionali (e di potere) di ogni territorio potranno fare davvero il bello e il cattivo tempo, negando tra l'altro anche il ruolo dei sindacati, almeno così come è stato inteso finora. Ci sarebbe l'uso libero e discriminatorio dello stesso articolo 18 dello Statuto, o di quel che rimarrà.
Smontata criticamente anche l'argomentazione più forte del Libro bianco: quella secondo la quale bisogna superare la diseguaglianza, visto che per esempio solo alla metà dei lavoratori italiani possono essere applicate le garanzie dell'articolo 18. Una argomentazione bizzarra, hanno detto in molti ieri: per evitare che qualcuno non goda dei diritti si tolgono i diritti anche a tutti gli altri. Un discorso analogo vale per la pretesa di scomporre (o meglio scompaginare) ulteriormente le tipologie del lavoro. Essendo lo scopo primario quello di lasciare solo il lavoratore, il Libro bianco tende ad allontanare il più possibile un lavoratore dall'altro. "L'idea che anima il Libro bianco - si legge nel documento - è quella di consentire, senza limiti il ricorso all'interposizione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, anziché solo a tempo determinato". "Dopo di che - concludono i giuristi - effettivamente il lavoro sarebbe una merce o fattore produttivo al pari di ogni altro. L'imprenditore avrebbe un contratto di leasing per l'immobile, un altro per i macchinari e un altro ancora per la forza lavoro". Conclusione provvisoria: che gli autori del Libro bianco siano dei "marxisti inconsapevoli"?