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Manifesto:Parigi, i precari fanno un `68

Mezzo milione di studenti, stagisti e lavoratori a termine sfilano per le strade francesi contro la riforma del lavoro

17/03/2006
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il manifesto

Mezzo milione di studenti, stagisti e lavoratori a termine sfilano per le strade francesi contro la riforma del lavoro. Con loro anche insegnanti e sindacati. Nella capitale tensioni e botte davanti alla Sorbona. Ma il governo non ritira la legge. E domani si replica
ANNA MARIA MERLO
PARIGI
Coda violenta alla grande manifestazione parigina di ieri degli studenti e dei liceali contro il Cpe, che si era svolta nella calma e in un ambiente allegro. Faccia a faccia molto teso a Sèvres-Babylone, dove il corteo avrebbe dovuto sciogliersi, incidenti in boulevard Raspail, esaperati probabilmente anche dal metodo della polizia, che ha chiuso le vie d'uscita, lasciando partire i giovani al contagocce. Gas lacrimogeni da un lato, lattine, anche dei pavé dall'altro. Un ragazzo è rimasto ferito. Il tutto è finito con una carica della polizia, ma poi gli scontri sono ripresi in serata di fronte alla Sorbonne, in boulevard Saint-Michel, dove sono state incendiate diverse auto e una libreria, e alcuni caffè sono stati saccheggiati. All'inizio del pomeriggio, mentre il corteo è partito da place d'Italie, a Sèvre-Babylone era già presente un gruppetto di violenti, che non ha partecipato al corteo, intenzionato a cercare lo scontro con le forze dell'ordine. Incidenti in mattinata anche a Tolosa, dove c'è stata tensione tra chi voleva bloccare l'università e chi vuole seguire i corsi. Il rettore ha chiuso per precauzione la facoltà di Scienze sociali. Altri incidenti a Rennes, nel pomeriggio, e qualche scontro nella banlieue parigina, a Raincy e a Clichy-sous-bois (dove era iniziata la rivolta del novembre scorso). Ma non è questo il senso della mobilitazione di ieri, a cui secondo la Fidl, organizzazione studentesca, hanno partecipato complessivamente 500 mila persone (250 mila per la polizia), di cui 120 mila nella sola Parigi. Ci sono stati 200 cortei in una trentina di città, da Metz a Strasburgo, Mulhouse, Marsiglia, Nancy, Lione, Bordeaux, Angers, Poitiers. A Parigi accanto agli studenti universitari c'erano molti liceali. In corteo anche ricercatori di «Sauvons la recherche» e professori. Ogni liceo e ogni università erano raggruppati sotto lo striscione corrispondente, con un servizio d'ordine fatto di catene di ragazzi, con il contributo delle organizzazioni sindacali, i cui militanti erano visibilmente preoccupati per il disordine con cui sfilavano i giovanissimi.

Alla manifestazione parigina c'erano anche numerosi giovani delle banlieue. A smentire il premier Villepin che aveva cercato di dividere gli studenti universitari, a cui il Cpe non sarebbe destinato, dai giovani più sfavoriti, a sfilare c'erano le università del centro, la Sorbonne, Jussieu, Tolbiac, accanto alle facoltà di periferia, Saint Denis, Nanterre, anche Créteil, finora poco mobilitata. A Parigi 30 licei erano in agitazione e nel corteo c'erano molti liceali venuti dalla periferia (contro la legge dell'eguaglianza delle possibilità, che contiene il Cpe, ma anche l'apprendistato a 14 anni, cioè due anni prima della fine della scuola dell'obbligo). Gli slogan si fanno più politici, l'obiettivo non è solo più il ritiro del Cpe, il contratto per i giovani di meno di 26 anni che impone un periodo di prova di due anni, ma anche contro il Cne, l'analogo contratto applicabile nella piccola impresa, già in vigore e tuta la legge sull'eguaglianza delle possibilità: «Contro il precariato e lo sfruttamento i giovani rispondono: resistenza!», «eguali diritti per tutti i cittadini, garantire il servizio pubblico», «chi semina miseria raccoglie rabbia, Villepin al karcher» (con riferimento alla frase di Nicolas Sarkozy, che voleva ripulire i quartieri difficili al karcher, strumento ad aria compressa, la scintilla che ha infiammato le banlieues lo scorso novembre), «Villepin il tuo periodo di prova è finito». Un giovanissimo sfila con un cartello «beurk» (una parola usata dai bambini che vuol dire «schifo»).

Sabato ci sarà un altro appuntamento, il quarto, nelle piazze francesi, accanto ai lavoratori dipendenti. Nelle università gli studenti si interrogano, anche alla luce delle tensioni con chi rifiuta il blocco delle facoltà. «Molti si sentono presi in ostaggio» dice uno studente di Jussieu, che spiega come la grande maggioranza è contro il Cpe ma ha forti dubbi sul blocco dei corsi. Circola anche una petizione anti-Cpe ma per la ripresa dei corsi. I più preoccupati sono i borsisti, che temono di perdere l'assegno se non frequentano. Alcuni rettori stanno studiando di allungare i tempi degli esami, ma per molti che hanno già trovato un lavoro per luglio e agosto è un problema (secondo uno studio fatto dall'Unef, il 65% degli studenti è obbligato a lavorare per potersi pagare gli studi e la casa, vista l'insufficienza delle borse). Di fronte all'ondata di protesta, Dominique de Villepin resta sordo. Ancora ieri ha ripetuto che è aperto al dialogo, ma solo per «migliorare» il contratto «nel quadro della legge». Mentre il Ps ne ha chiesto il ritiro ed ha accusato il governo di fare «una scommessa rischiosa» lasciando «marcire» la situazione.