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Manifesto _ Moratti atto secondo

Moratti atto secondo Dopo lo stop del mese scorso, oggi il consiglio dei ministri darà il via libera al testo "modificato" di riforma della scuola CINZIA GUBBINI - ROMA Arriverà questa matti...

01/02/2002
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Moratti atto secondo
Dopo lo stop del mese scorso, oggi il consiglio dei ministri darà il via libera al testo "modificato" di riforma della scuola
CINZIA GUBBINI - ROMA

Arriverà questa mattina alle 9,30 sul tavolo del Consiglio dei ministri la nuova riforma della scuola. L'approvazione è praticamente certa, come il ricorso alla delega. Una "richiesta" che sembra sarà addirittura il cappello del ddl: "il governo è delegato ad emanare decreti secondo i seguenti principi" dovrebbe essere, infatti, l'incipit del testo composto di otto articoli. Questo significa che l'esecutivo, una volta approvata la delega dal parlamento, potrà decidere autonomamente su tutti i contenuti della riforma.
Sembra che sarà il cavaliere in persona ad illustrare l'articolato di legge. Della bozza Bertagna resta un vago ricordo, soprattutto per quanto riguarda l'architettura degli ordini scolastici. La scansione in bienni, infatti, è stata riveduta e corretta: le elementari saranno divise in 1+2+2, le medie in 2+1, le superiori restano di cinque anni. Al di là delle formule numeriche la sostanza è che tutto resta come ora, anche se il ddl specifica che l'ultimo anno delle elementari e l'ultimo anno delle medie sono "di raccordo" con i gradi di scuola successivi. L'idea dei bienni unitari è stata scartata, pare che il Ccd-Cdu li giudicasse "contaminazioni inaccettabili". La terza media sarà un anno di "orientamento" verso le scuole superiori. Alla fine di ciascun biennio ci saranno gli esami che comporteranno la bocciatura o la possibilità di proseguire la "carriera" scolastica. L'altra novità riguarda l'ingresso a scuola, accordo con i centristi che tanto sudore è costato alla lady di ferro Letizia Moratti. Il ddl permette di iscrivere alle scuole dell'infanzia i bambini che compiranno 3 anni entro il 28 febbraio e alla prima elementare quelli che compiranno sei anni entro la stessa data. Ma l'intenzione è, in futuro, di anticipare l'ingresso ai bambini che compiranno gli anni entro il 30 marzo. Altra novità del testo è la definizione della "spartizione" dei curricola: la quota principale "unitaria e omogenea" dovrebbe rimanere di competenza ministeriale, la restante quota dovrebbe essere stabilita dalle regioni. Anche sui curricola pare che fioccheranno i decreti legislativi: "Come con il ricorso alla delega sull'articolo 18 il governo vuole limitare i diritti dei lavoratori così con quella sulla scuola vuole limitare il diritto all'istruzione delle persone", ha dichiarato il segretario della Cgil scuola Enrico Panini. Ovviamente rimane il sistema "duale" per le superiori: da una parte i licei dall'altra le scuole di formazione (di competenza regionale) con la possibilità di scegliere l'opzione scuola-lavoro a 15 anni.
Della riforma ha parlato ieri il sottosegretario Valentina Aprea durante il convegno organizzato a Roma dall'Associazione dei comuni italiani (Anci) e dall'Unione delle province italiane (Upi). Una platea difficile per l'"emissaria" del governo, alla vigilia dell'approvazione di una riforma che ha visto gli enti locali tenuti ai margini. Aprea ha più volte fatto riferimento alla riforma del titolo V della costituzione e alla necessità di istituite un tavolo permanente stato-regioni, ma solo per il passaggio delle competenze sulle scuole professionali. "Prima che il ddl sia definitvo è necessario un coinvolgimento di merito delle regioni, che fino a ora non c'è stato", ha ricordato Adriana Buffardi, coordinatore del comitato politico degli assessori regionali della scuola. Anche Leonardo Domenici, presidente dell'Anci e sindaco di Firenze, ha rivendicato il ruolo fondamentale dei comuni: "Non vogliamo essere meri esecutori di decisioni prese altrove". E se per Lorenzo Ria, presidente dell'Upi "l'obiettivo prioritario della scuola deve essere quello di creare pari opportunità per tutti", secondo l'ex ministro dell'istruzione Luigi Berlinguer "la riforma Moratti è un pasticcio. Temo che nel ddl di delega compaia un pezzo della devolution di Bossi, visto che le regioni avranno competenza curricolare". Aprea ha anche rivendicato l'introduzione del concetto "diritto-dovere" al posto dell'"obbligo scolstico", liquidato come "concetto ottocentesco". Per la verità si tratta di un termine costituzionale, ma l'Aprea è coerente con la poltica governativa che considera la Costituzione un testo un po' retrò. Rumore in sala anche quando Aprea ha cercato la sponda ideologica per propagandare la riforma: "L'anticipazione dell'ingresso a scuola è stata decisa per salvaguardare la cultura nazionale. I nostri bambini passano il tempo con le baby sitter straniere che costano soldi e non parlano nenache bene l'italiano".