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Manfredi: “I giovani dottori non andranno in corsia ma ai servizi territoriali"

Con questa operazione contenuta nel decreto Cura Italia, l’esame di Stato è abolito per sempre, sostiene il ministro dell'Università e della Ricerca: "Così abbiamo accorciato di 9 mesi l’ingresso nel mondo del lavoro"

17/03/2020
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la Repubblica

ROMA -Ministro Manfredi, diecimila laureati “immediatamente medici”: il provvedimento sarà subito in vigore?
«Non appena il decreto andrà in Gazzetta ufficiale, direi a ore».
Subito dopo i neolaureati in Medicina e Chirurgia potranno entrare in un Pronto soccorso, un reparto di Epidemiologia, in Rianimazione?
«Per lavorare nei reparti serve una specializzazione. Questi diecimila potranno essere impiegati subito nei servizi territoriali, nelle sostituzioni della Medicina generale, nelle case di riposo. Libereranno diecimila medici che, loro sì, saranno trasferiti nei reparti di corsa».
Chi sono, esattamente, i diecimila?
«I laureati in Medicina che hanno fatto domanda per l’Esame di Stato, fino a ieri necessario per l’abilitazione al mestiere. In un primo momento era previsto per il 28 febbraio, poi l’abbiamo spostato ad aprile, ora non è più necessario sostenere la prova a quiz. Chi si laurea in Medicina, una laurea magistrale, un percorso di sei anni, è immediatamente medico. È stato possibile perché una precedente legge già aveva inglobato il tirocinio formativo nel corso di studio».
È una legge valida per il periodo dell’emergenza?
«È una legge di Stato, definitiva. Con questo decreto abbiamo accorciato di otto, nove mesi l’ingresso nel mondo del lavoro dei laureati in Medicina. Lo chiedevano gli studenti, i camici bianchi, gli amministratori della sanità. La laurea per gli infermieri, le Professioni mediche appunto, già funziona così. Il bisogno di medici in Italia negli ultimi anni è diventato un’urgenza, l’emergenza epidemiologica ci ha fatto accelerare i tempi e varare una cosa giusta. Ci adeguiamo agli standard europei».
Diverse lauree dovranno essere sostenute entro il 30 marzo: le discussioni si faranno tutte online?
«Il processo della laurea a distanza nelle università ortodosse è stato avviato, direi con successo, ma i ritardi saranno fisiologici. E allora con il decreto abbiamo prolungato le date: chi avrebbe dovuto laurearsi entro il 30 marzo avrà tempo di farlo fino al 15 giugno. Non dovrà iscriversi al nuovo anno accademico e non perderà mesi importanti per i successivi passi universitari o per l’ingresso nel mondo del lavoro».
Crede che ci saranno contestazioni per queste discussioni di tesi online?
«Molti atenei già lo prevedevano nei regolamenti e, comunque, ci sono i relatori, i testimoni. È un evento pubblico, non vedo problemi».
Le università hanno dovuto sopportare nuove spese per le lezioni e le tesi a distanza.
«Abbiamo messo a bilancio fondi per 50 milioni: sosterremo gli interventi emergenziali di università e ricerca».
Chiusa questa fase rivoluzionaria, gli atenei italiani si scopriranno diversi?
«I dipartimenti in rete e gli studenti che seguono da un pc, da uno smartphone. Mi sembra un segnale di futuro. L’università resta un luogo fisico, stare insieme è un fattore di crescita, ma questo salto in avanti obbligato porterà a un’integrazione tra presenza e virtuale. Avremo atenei migliori. Vorrei ricordare che l’università italiana non ha mai chiuso, neppure durante la guerra. E non chiuderà per il coronavirus».
Le università sono chiuse agli studenti, ma il bisogno di ricerca, medica, statistica, è forte come non mai.
«I laboratori necessari per la ricerca sono rimasti aperti, gli esperimenti importanti sono autorizzati. L’attività di ricerca biomedica negli ospedali universitari è viva, fatta da docenti ricercatori, medici, biologi».
Le promesse fatte ai ricercatori precari?
«Le manterremo. Quando parleremo di ricostruzione dell’Italia e dell’Europa non potremo che partire dalla formazione, dalle competenze. La riflessione del post-coronavirus porterà per forza a nuovi investimenti».
Terrapiattisti e seguaci delle scie chimiche sono scomparsi.
«Ogni volta che c’è stato un grave problema l’umanità si è rialzata appoggiandosi alle competenze. Senza competenza non c’è l’uomo»,


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