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MAestre in crisi: "Difficile aiutare un bambino senza il contatto fisico"

Oggi è il primo giorno di scuola soprattutto per chi, tra i banchi, non c'è mai stato, i bambini che per la prima volta entrano all'asilo, e quelli che iniziano la prima elementare.

14/09/2020
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Il Messaggero

Oggi è il primo giorno di scuola soprattutto per chi, tra i banchi, non c'è mai stato, i bambini che per la prima volta entrano all'asilo, e quelli che iniziano la prima elementare. Fino a un anno fa, questo inizio era accompagnato da mamma o da papà o comunque da una persona cara che con lo sguardo, rasserenava e provava a mandar via le paure. Ma oggi quello sguardo dovrà, inevitabilmente, fermarsi al cancello. Non ci potranno esser accompagnatori, oggi, in classe. I bambini dovranno entrare da soli, seguendo la maestra. Ma le maestre sanno bene che, soprattutto il primo giorno, c'è sempre quel bambino che piange, che non vuole entrare, che vuole mamma. E allora che si fa? Oggi che la maestra non potrà neanche prendere per mano i suoi bambini, non potrà fare una carezza né tantomeno prenderli in braccio per convincerli ad entrare. Sarà sicuramente dura, per tutti, ma si farà. «L'unica strada possibile è il gioco - spiega Daniela Boscolo, dirigente scolastico dell'istituto Veronese-Marconi di Chioggia e Cavarzere, e ambasciatrice del Global Teacher Prize per il sostegno - dobbiamo essere in grado di sfruttare la capacità dei bambini di inventarsi mondi possibili. Loro lo sanno già fare: sarà importante, quindi, stabilire una nuova modalità di comunicazione per far passare tutto attraverso il gioco. Con una forma ludica. Ai bambini va spiegato il pericolo ma con cautela. Riusciranno così a seguire le regole perché fanno parte del loro mondo, del loro gioco. E in questo i genitori hanno un ruolo fondamentale: anche le mascherine potranno avere un ruolo nel gioco. Potremmo anche pensare a degli stickers da applicare sulle protezioni».
Ci sono scuole che hanno applicato sul pavimento adesivi colorati, fiori o figure geometriche, per indicare le postazioni fisse dove fermarsi. Oppure c'è chi usa la linea colorata intorno alla cattedra, da non oltrepassare, e anche quella può diventare un gioco, una sfida. Una regola a colori. 
Ma tra gli aspetti più delicati del distanziamento c'è anche il sostegno. Come si può far coincidere la necessità del metro di distanza con quella del contatto e della presenza fisica che, per molti ragazzi disabili, è fondamentale. Basti pensare alle espressioni del viso, basilari per comunicare: si sta valutando infatti la possibilità, ad esempio, di adottare mascherine trasparenti, che lasciano vedere la bocca, soprattutto per gli studenti con problemi di udito. Ma anche per chi ha bisogno di interpretare emozioni e indicazioni. Oppure, nel caso di ragazzi che proprio non riescono a tenere la mascherina chirurgica sul viso per tutta la giornata, potrebbe essere creato uno spazio sicuro in cui è solo il docente ad indossare la mascherina. 
I MOMENTI CRITICI«Il contatto fisico nel sostegno è importantissimo - continua la preside Daniela Boscolo - soprattutto nei momenti critici, quelli in cui l'insegnante deve calmare, rassicurare. Ma ci sono anche tanti momenti semplici, nella quotidianità, in cui il docente spesso deve poter condurre a braccio il ragazzo disabile. Ovviamente anche quest'anno potrà farlo, è il suo compito: dovrà quindi indossare sempre la mascherina e i guanti. Dobbiamo garantire la sicurezza ma anche il nostro ruolo al fianco dei ragazzi».
L.Loi.


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