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Licei, si entra dalle 9 in poi possibili turni il pomeriggio

Regioni e Comuni contro Azzolina, che non voleva chiudere, poi la mediazione di Boccia

19/10/2020
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Il Messaggero

Orari di ingresso scaglionati e (poca) didattica a distanza solo per gli studenti delle superiori. Nonostante i timori e le polemiche, alla fine le norme del Dpcm annunciato ieri sera dal premier Conte tengono le scuole italiane aperte («Un asset fondamentale» lo ha definito). Le nuove misure peraltro riguardano solo una piccola parte degli alunni italiani: quelli della scuola superiore. Per ora invece, nulla cambia per asili, elementari e medie. 
Dopo una lunga giornata di scontri politici infatti, si è stabilito che per alleggerire il peso sul trasporto pubblico fosse sufficiente modulare ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni (anche attraverso l'eventuale utilizzo di turni pomeridiani) disponendo comunque l'inizio delle lezioni non prima delle 9. Sulla didattica a distanza invece è stato previsto che le scuole superiori possano incrementarla - ma rimane complementare a quella in presenza - solo in caso di criticità delle situazioni sanitarie locali e comunque comunicandolo al ministero dell'Istruzione. Di più era impossibile chiedere, perché altri sacrifici non sarebbero sostenibili. Le scuole sono state le prime a chiudere, nel marzo scorso, ed hanno potuto riaprire solo a metà settembre seguendo regole ferree che in molti casi hanno limitato la didattica. Non solo, secondo l'Istituto superiore di sanità il sistema scuola sta funzionando sotto il profilo delle norme anti-contagio. Un punto questo, su cui si è poggiato il lungo braccio di ferro giocato ieri. 
SCONTRILa giornata politica infatti è stata decisamente lunga. Prima lo scontro con i presidenti di regione e poi con il collega Dario Franceschini. L'assalto la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina se l'aspettava. Dopo la decisione di Vincenzo De Luca di chiudere le scuole in Campania l'istruzione era entrata nel mirino così come accaduto a marzo quando tutte le scuole vennero chiuse senza troppi complimenti. Con la seconda ondata pandemica il film sembrava riproporsi vista la tenacia con la quale i presidenti di regione hanno chiesto ieri pomeriggio di disporre lezioni a distanza per i licei o almeno per le ultime classi.
Lo scontro si accende quando il presidente dell'Anci Antonio De Caro, chiede linee nazionali per orari e didattica a distanza. La ministra non si oppone alle due richieste, ma rifiuta un intervento per decreto e ricorda come nelle linee guida di giugno emanate dal Miur tutto ciò è previsto. «Bastava concordare con le scuole e i presidi» incalza la Azzolina. «Ma ci vorranno tre mesi prima che riusciamo a riorganizzare entrate ed uscite» ribatte Bonaccini che dalla sua ha i presidenti della Liguria e della Campania, Toti e De Luca, i quali allargano le braccia quando la ministra ricorda che l'autonomia scolastica lascia ai presidi il compito di stabilire orari e didattica. Il ministro per gli affari regionali Boccia interviene e ricuce ma la sensazione che sindaci e presidenti di regione tentino di recuperare con un decreto il tempo perduto in estate è forte, ma la Azzolina ha dietro un M5S stranamente compatto. 
Quando a sera Conte riunisce i capi-delegazione e molti ministri per leggere il Dpcm prima della firma, lo scontro si riaccende. Stavolta è il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini a tornare alla carica. La formula inserita nel Dpcm che prevede che siano le regioni a chiedere al ministero dell'Istruzione di intervenire in alcuni comuni dove le scuole non hanno diversificato l'orario gli sembra un pannicello caldo anche perché non cambia la sostanza di quanto era già possibile fare. «Servono doppi turni non spostare di qualche ora gli ingressi» attacca Franceschini. «Per far questo occorre raddoppiare il personale non scolastico», la replica della Azzolina. Il tempo però non c'è e Conte chiude la riunione spegnendo i collegamenti a distanza. 
CRITICITÀA misure stabilite quindi, restano i dubbi. I problemi infatti non sono spariti, anzi. Le criticità riguardano soprattutto i doppi turni: dilatare l'orario scolastico fino al pomeriggio nelle scuole superiori, dove non si va mai oltre le 14 o le 15, significherebbe dover raddoppiare o quasi il personale scolastico. Tra le altre novità ci sono la sospensione, anche per questo anno scolastico, dei viaggi di istruzione, degli scambi culturali e i gemellaggi in tutti gli ordini di scuola. Anche per le università è previsto, nelle aree più a rischio e comunque in base all'andamento del quadro epidemiologico, la revisione delle ore di lezione in presenza e a distanza.
Lorena Loiacono
Marco Conti