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Liberazione-Stefano Benni: "Questa nuova generazione molto vivace contro un governo miserabile

Stefano Benni: "Questa nuova generazione molto vivace contro un governo miserabile" Parla lo scrittore bolognese che immaginò scolari sponsorizzati e obbligati a guardare la tv Checchino Antonini...

19/12/2001
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Liberazione

Stefano Benni: "Questa nuova generazione molto vivace contro un governo miserabile"
Parla lo scrittore bolognese che immaginò scolari sponsorizzati e obbligati a guardare la tv
Checchino Antonini
Roma, oggi e domani, risuonerà ancora degli slogan di decine di migliaia di studenti. Accade dall'inizio dell'anno scolastico ma non è una novità assoluta da un punto di vista storico. Perché da più di trent'anni gli studenti tendono a mettersi "in mvimento"? Perché la scuola sembra irriducibile a qualsiasi normalizzazione? Probabilmente perché è, fino ad ora, pubblica, laica, democratica e, come tale, refrattaria ad ogni "pensiero unico". Per capire meglio, Liberazione ha rivolto la stessa domanda a Stefano Benni, scrittore bolognese con doti evidenti di preveggenza se si pensa che in un racconto contenuto ne L'ultima lacrima (Feltrinelli, '94) parlò di studenti in classe con lo sponsor. Era la "Scuola dell'Obbligo Televisivo". "Penso che non tutti gli studenti ma una parte, forse una minoranza, quando vanno a scuola scoprono che tutta la loro curiosità, la voglia di attività culturali, non può essere contenuta dalla scuola italiana - risponde Benni - perché tende a immiserirli e si ribellano a questo, cioè dicono: "la mia testa è più larga, grande, vivace di quanto dovrebbero fare diventare a scuola". Questa è un'insoddisfazione legata alle ore che si passano nelle aule, molto spesso questa insoddisfazione non riesce a collegarsi con l'insoddisfazione a difendere la propria cultura anche fuori da lì, ci sono dei momenti in cui uno capisce che la scuola è soltanto una parte del sistema di miseria e allora la pratica di ribellione scolastica diventa in qualche modo una pratica politica quotidiana: vengon fuori movimenti come il '68 e il '77 e altre volte invece questa insoddisfazione o viene risolta a livello personale oppure si spegne dentro la battaglia per la propria unicità ma diciamo nello studio. Questa volta sembra che questi collegamenti ci siano: il movimento che sarà in piazza contro gli Stati generali è stato "avvistato" a Genova, tra i metalmeccanici in sciopero, a fianco degli insegnanti, nelle proteste contro la guerra in corso... E' vero, il disagio è condiviso anche da molti insegnanti. Ce n'è qualcuno che gioca col regime ma ce ne sono tantissimi che vivono le stesse insoddisfazioni dei loro alunni. Ci sono stati spesso questi sussulti nella scuola ma non sempre sono nate delle generazioni politicamente inquiete. Credo che questa volta sì, ci sia qualcosa di nuovo, me ne accorgo nel mio lavoro, credo che nessuno abbia sottolineato fino in fondo come proprio l'ultima generazione, ad esempio, abbiamo votato a sinistra e non a destra, questo proprio in termini statistici e quindi la generazione dai 15 ai 16-18 anni è molto diversa da quella che va dai 20 ai 25. Però in queste cose qui è la durata che decide, i movimenti per diventare qualcosa devono durare. La presa di coscienza a cui assistiamo è contro un regime misero che punterà sulla scuola per imporre questa cultura miserabile e anziendalista e parafascista. O fascista. Viene in mente quel tuo racconto dove gli scolari erano costretti ad andare a scuola con gli sponsor... Sì, e la televisione era diventata una delle materie. La Moratti è qualcosa uscita dai peggiori incubi letterari però ci sono stati terribili periodi di scuola democristiana, ci son state riforme di sinistra che non sono state abbastanza decise e adesso c'è questo scontro tra questa generazione, che sembra vivace, e un regime miserabile. Sei già riuscito, quest'anno, a vedere all'opera scolaresche agitate? Ne vedo perché sono miei lettori, vado nelle scuole, per me non è affatto una cosa nuova, non sono sorpreso affatto: sono anni che quando vado a presentare i miei libri la maggior parte del pubblico è giovanissima. Perciò non sono mai caduto in trappole sommarie come "i giovani sono sciocchi, superficiali"; c'è sempre stata in Italia una minoranza intelligente che vuole pensare con la sua testa ma viene lasciata sola: è temuta dalla destra e lasciata sola dalla sinistra istituzionale, hanno tantissimi nemici e qualche amico. Spero che trovino qualcuno che li capisca, che non voglia soltanto il loro voto ma sia interessato alla loro intelligenza