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Liberazione -Imperfetta Letizia

Imperfetta Letizia Corteo di universitari in tuta arancione durante le celebrazioni dell'ateneo di Roma Tre Checchino Antonini Ha un bel dire la ministra Moratti che aumenterà i fondi, che r...

01/02/2002
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Liberazione

Imperfetta Letizia
Corteo di universitari in tuta arancione durante le celebrazioni dell'ateneo di Roma Tre
Checchino Antonini
Ha un bel dire la ministra Moratti che aumenterà i fondi, che riformerà la scuola e che la amministrerà con efficienza. Questa signora sembra non convincere nessuno a partire dai suoi stessi colleghi di Palazzo Chigi che pure, come lei, quando sentono la parola "pubblico" mettono mano - metaforicamente - alla fondina. Dal primo settembre prossimo, è la notizia "fresca", salteranno altri 8.500 posti di lavoro grazie ai tagli della finanziaria. La cifra è il preludio di una strage nell'organico che, fra due anni, avrà causato 36mila vittime, ossia il 15% del monte-insegnanti. "Contro una finanziaria che avrebbe prodotto questi risultati la Cgil scuola ha scioperato nei mesi scorsi e il taglio dell'organico è una delle ragioni dello sciopero unitario del 15 febbraio", annuncia Enrico Panini, leader riconfermato al recentissimo congresso della Cgil scuola. Tra due settimane, in piazza ci saranno davvero tutti, anche a causa della diffusa impopolarità della ministra-manager che, nel carnet delle contestazioni può inserire anche quella, di forte impatto comunicativo, effettuata ieri da centinaia di studenti in concomitanza con la sua partecipazione al solenne decennale del terzo ateneo della Capitale. Gli universitari dei collettivi cittadini, e qualche "medio", sono partiti da Porta S. Paolo guidati da un gruppo di tute arancioni, lo stesso colore scelto dagli addetti del sito Virgilio-Matrix autori, lo scorso 24 gennaio, del primo sciopero reale di un'azienda virtuale. Gli arancioni spingevano sull'asfalto dei carrelli di supermercato a simboleggiare il sapere ridotto a merce tra le merci e sottratto, dai processi di riforma in corso, alla sfera dei diritti. Questa parola d'ordine del "sapere non in vendita" è stata la costante del corteo: scritta sullo striscione di apertura, stampata tra codici a barre su centinaia di volantini e ripetuta dal telone che scendeva dalle finestre di una delle facoltà lambite dalla manifestazione: "L'istruzione non si vende, la pace non si compra". L'accenno alla pace era diretto a Wojtyla, ospite d'eccezione al "giubileo" della Terza, dov'è stato invitato a parlare di pace insieme a un'esponente di un governo piuttosto bellicoso che ha voluto l'intervento in Afghanistan e, dall'opposizione, aveva appoggiato la strage Nato nell'ex Jugoslavia. Per questo tra i collettivi circola un deciso scetticismo sull'efficacia di un simile impegno pacifista. Nei loro slogan, invece, c'è l'eco di Genova, Porto Alegre, New York e tutta la solidarietà possibile per la Palestina e le altre vittime di guerra e liberismo. Lungo la strada si fermano sotto il mastodontico gazometro dove c'è la sede dell'Italgas occupata dal giorno prima. Poi si fischia alla volta della filiale dell'Adecco, agenzia di lavoro interinale, e nel lungo cammino verso la facoltà "benedetta" dal passaggio del Papa si parla con centinaia di persone poco abituate a cortei a questa latitudine. L'ateneo è giovane e sparso per diversi quartieri, quasi tutti fuori dalle abituali "rotte" delle dimostrazioni. Le otto facoltà e i 28 corsi di laurea si trovano in ex fabbriche o ex scuole di polizia ristrutturate per l'occasione. In pochi anni, la Terza università è divenuta seconda solo al mega-ateneo de "La Sapienza" con trentatremila iscritti ma solo 70 posti letto per i fuori sede. Dalle finestre di scienze politiche, su viale Marconi, si applaude al passaggio dei contestatori. Non distante, sull'uscio di biologia, un manipolo sparuto di estremisti di destra assiste alla scena scortato da un nugolo di poliziotti. "Qui le intimidazioni di neofascisti sono piuttosto frequenti", spiega a Liberazione uno studente di lettere: "Li irrita, stando a quello che scrivono sui manifesti, soprattutto la libertà di manifestare, l'autodeterminazione delle donne e l'antiproibizionismo". Il corteo li riconosce e scarica una bordata di suoni, fischi, slogan ma è un attimo, senza incidente alcuno si va avanti fino a poche centinaia di metri dalla blindatissima palazzina che ha ospitato il Papa e Moratti. Storace, annunciato alla vigilia, "non pervenuto". Al termine del corteo, una sessantina di ragazzi ha voluto entrare nella facoltà ormai deserta creando un istante di incertezza tra le forze dell'ordine. La protesta degli universitari è appena agli inizi: nelle case dello studente e nelle facoltà della Sapienza sta per avere inizio un ciclo di disobbedienza per rivendicare spazi, diritti e servizi in vista del controvertice di Salamanca e, prima ancora, dello sciopero generale.