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Liberazione: Bertinotti: «Don Milani era un vero onorevole...»

Il presidente della Camera in visita alla scuola di Barbiana. «La mia visita è un atto di omaggio, mi sembrava giusto pagare un debito contratto quasi quarant’anni fa quando da giovane incontrai *Lettera ad una professoressa*

06/06/2006
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Liberazione

Il presidente della Camera in visita alla scuola di Barbiana. «La mia visita è un atto di omaggio, mi sembrava giusto pagare un debito contratto quasi quarant’anni fa quando da giovane incontrai *Lettera ad una professoressa*

Monia Cappuccini

Vicchio (Fi) nostro servizio

Alla scuola di Barbiana ad incontrare per primo il Presidente è un bambino di 9 anni che riesce ad intrufolarsi nel nugolo di rappresentanti delle istituzioni e giornalisti, strappa un autografo «per mia nonna in ospedale» e si divincola con la stessa rapidità con cui era arrivato. Prima di raggiungere gli studenti, due battute con i giornalisti sul prossimo referendum e sulla ventilata possibilità di arrivare ad un tavolo delle trattative con la presenza anche del centrodestra: «Se è stato indetto un referendum significa che c’è stata una divisione e se si chiede al popolo di esprimersi a riguardo bisogna che questa lezione conti. Quel voto deve pesare e chi sceglie di andare a votare deve avere un’influenza sul corso del paese. Dopo il referendum la politica deve accettare quella lezione e darsi una pausa di riflessione proprio sul valore dell’impianto istituzionale per poi ricominciare a ragionare a partire da un’inchiesta sul paese e nel paese per sapere meglio quali sono le priorità emerse. Di che cosa ha bisogno oggi il paese? Questa mi sembra la domanda fondamentale. Evitiamo di ricominciare a tessere una tela che si è mille volte lacerata».
Insieme al presidente della Fondazione Don Milani Michele Gesualdi, Fausto Bertinotti si dirige poi verso i cinquanta bambini delle scuole elementari e medie provenienti dall’Istituto comprensivo di Vicchio. E sarà per via di una strana alchimia, tra la solennità del luogo e l’ingenuità dei bambini, che al momento di rispondere alle loro domande la tappa mugellana raggiunge il momento di massima emozione. «Presidente, ha un ricordo di quando frequentava le elementari da raccontarci?». «Ho cominciato le elementari appena finita la guerra, la scuola dove dovevo andare era però inagibile a causa dei bombardamenti. Così cominciai a frequentare la prima elementare in parrocchia, l’unica struttura a disporre di una sala sufficientemente grande da contenere le aule. Il mio ingresso nel mondo scolastico è stato segnato da due fatti: il dramma della scuola bombardata e contemporaneamente la speranza che di bombe non ne sarebbero più piovute». «Presidente, perché è attuale l’insegnamento di Don Milani?», «La mia visita alla scuola di Barbiana è un atto di omaggio, mi sembrava giusto pagare un debito contratto quasi quarant’anni fa quando da giovane incontrai Lettera ad una professoressa, un libro straordinariamente formativo per la mia generazione e che mi ha accompagnato fino a qui». Per spiegarsi meglio prende a leggere dal libro (una vecchia edizione del 1967 con le sottolineature originali dell’epoca) il passo “Cultura umana”: «Io so cosa pensa un montanaro quando sta zitto e so la cosa che pensa mentre ne dice un’altra. Questa è la cultura che avrebbero voluto avere i poeti che lei ama. Nove decimi del mondo l’hanno». E aggiunge: «Questo è il compito che si dovrebbe dare il Parlamento della Repubblica: fare sì che i nove decimi del mondo diventino la cultura della politica e che la politica impari dalla vita della gente comune». «Presidente, quali sono le sue funzioni?». «Quelle previste dalla costituzione e dalla consuetudine. Il Presidente deve cercare di fare in modo che la Camera sia un luogo aperto, non una torre d’avorio ma una sorta di casa del popolo, un luogo dove si decidono cose che interessano la tua vita e che quindi farà bene a occuparsi di te. Non un luogo separato, perché in tal caso diventerebbe dannoso o inutile». «Presidente, quando è stato eletto si è sentito come al primo giorno di scuola?». «No, come il giorno degli esami. Forse è più difficile il primo giorno di scuola, visto che gli esami durano tutta la vita».

A conclusione del giro di domande è il momento di raggiungere i locali della scuola. Sull’uscio qualcuno grida: «Presidente, Don Milani è un vero onorevole?», scoppia una risata generale e poi arriva la risposta: «Sì, perché gli onorevoli non sono molti e Don Milani è uno dei pochi che si possa definire tale». Un giro alla scuola, un’occhiata alla macchina da scrivere che Don Milani utilizzò per redigere la sua Lettera, l’ultimo saluto sulla tomba del priore nel cimitero adiacente e la giornata prosegue nel vicino Borgo San Lorenzo, dove all’auditorium del liceo statale Giotto Ulivi lo attende un altro bagno di folla. Se la tappa di Barbiana ha assunto un tono celebrativo con un occhio di riguardo verso il passato, è invece il futuro dei giovani e della scuola ad essere esaminato insieme, e su solecitazione, di studenti, insegnanti e personale ausiliario presenti. «Questo Parlamento deve prendere un impegno nei confronti della scuola: investimento di fiducia nei giovani e riconoscimento della fatica degli insegnanti. In questo passaggio storico il male del vivere è rappresentato dalla precarietà, che non è un fantasma ma il vero male della modernità. La scuola è il luogo deputato alla produzione degli anticorpi necessari. Per questo deve essere libera, pubblica e di massa, come Don Milani ci ha insegnato».

Nel primo pomeriggio la visita a Borgo San Lorenzo prosegue al centro di accoglienza temporanea per famiglie immigrate con minori Villaggio La Brocchi, secondo il filo conduttore di attenzione verso gli esclusi che, se al tempo di Don Milani erano quelli dal diritto allo studio, oggi sono i migranti privati dei principali e basilari diritti civili. «Basterebbe vederli, basterebbe frequentarli. Sulla chiusura dei cpt tocca al programma di governo realizzare gli impegni che ha preso». L’intensa giornata mugelliana si chiude infine a qualche chilometro di distanza dal Villaggio La Brocchi, a San Piero a Sieve per l’intitolazione di una strada all’ex presidente della Camera Nilde Iotti.