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Lezioni virtuali, prima le scuole poi le università La corsa per attrezzarsi

Sono centinaia i presidi che stanno tirando fuori le competenze tecnologiche e sviluppando le piattaforme virtuali per evitare che la quarantena diventi un buco didattico per gli studenti

27/02/2020
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Corriere della sera

Valentina Santarpia

Dieci in punto, suona la campanella virtuale, corrono tutti a posizionarsi comodi davanti al computer di casa: i piccoli studenti dell'istituto Lozzo Atestino Vo’ Euganeo, dai 6 ai 13 anni, fanno lezione così da martedì scorso, da quando è scattata la «zona rossa». In tempi di allarme da epidemia da coronavirus, le scuole si attrezzano. «Non li lasciamo otto ore davanti al computer — assicura il preside Alfonso D’Ambrosio —. Due ore di diretta, e chi non ha il pc può collegarsi telefonicamente. Abbiamo organizzato lezioni speciali, letture di fiabe da parte di scrittori famosi, interventi di registi, lezioni di coding».

Come D’Ambrosio, sono centinaia i presidi che stanno tirando fuori le competenze tecnologiche e sviluppando le piattaforme virtuali per evitare che la quarantena diventi un buco didattico per gli studenti. Il ministro dell’Università Gaetano Manfredi ha annunciato che da lunedì 2 marzo gran parte degli universitari potrà seguire le lezioni sul web grazie all’insegnamento a distanza, la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha messo su una task force per dare linee guida. Ma intanto le scuole si muovono.

L’International Academy of Tourism and Hospitality — un Its all’avanguardia nell’ambito dei percorsi post maturità — ha organizzato lezioni da remoto dalla prima ora. La dirigente dell’istituto tecnico internazionale economico Tosi di Busto Arsizio, Amanda Ferrario, ha attivato le piattaforme di formazione a distanza per le lezioni virtuali. Didattica alternativa anche all’istituto comprensivo Ungaretti di Melzo (Milano): oltre 700 studenti della scuola primaria e secondaria di primo grado da lunedì saranno collegati ai loro tablet (già in dotazione): i ragazzi potranno seguire i «tutorial» e interagire con i docenti. A Saronno, l’istituto paritario Prealpi ha organizzato lezioni online, e il dirigente Franco Marano ha avvisato gli studenti attraverso un video su YouTube. «Teniamo i ragazzi vicini alla scuola», ha scritto invece su Facebook Antonio Fini, preside dell’istituto comprensivo di Sarzana (Liguria), annunciando gruppi di lavoro per trasformare un momento critico «in una opportunità». Lezioni e compiti a casa via web anche per gli studenti dell’istituto comprensivo di Pianoro, alle porte di Bologna, dove si utilizzano le stesse tecnologie del telelavoro. «Studiare ai tempi del coronavirus» è il nome dell’iniziativa dei docenti del liceo scientifico Oriani di Ravenna, che faranno lezione tramite le app Classroom e Meet. C’è poi chi già ha classi virtuali, come l’istituto superiore Mario Rigoni Stern di Asiago: «Abbiamo un’utenza variegata — spiega la preside Laura Biancato — e così abbiamo messo in piedi da due anni e mezzo, con Google suite for education, una piattaforma scolastica gratuita virtuale, parallelamente a quella reale». Super organizzati anche all’istituto Marconi di Dalmine, Bergamo: «Abbiamo caricato una piattaforma di e-learning con tutti i ragazzi e i docenti: in un giorno 700 accessi», sottolinea il preside Maurizio Chiappa. E c’è una scuola a Rho, alle porte di Milano, che di fatto non si è mai fermata. Martedì la preside Maria Lamari ha ufficializzato che le attività didattiche sarebbero proseguite on line e il giorno dopo sono partite le prime lezioni virtuali. Mentre la dirigente dell’istituto Sassuolo 4 Ovest Marzia Calvano spiega: «Siccome la scuola svolge un ruolo sociale abbiamo deciso di attivarci, pur nei limiti delle nostre risorse tecnologiche». Il punto è questo: le risorse e le competenze tecnologiche. Segnala Save the children che, a fronte di 4 milioni di studenti con le scuole chiuse, in Italia quasi la metà degli insegnanti non ha ricevuto un training formale sull’uso delle nuove tecnologie e circa il 18% dei minori tra i 6 e i 17 anni che vive nelle aree interessate alla chiusura delle scuole non usa internet. Ci sono tanti casi virtuosi, ma quante scuole sono pronte ad affrontare veramente l’emergenza? «Non si può improvvisare — spiega Dianora Bardi, presidente di ImparaDigitale —. Le scuole devono avere già dimestichezza con le piattaforme di e-learning, e anche saperle usare. Sicuramente gli istituti superiori sono avvantaggiati, quasi tutti hanno le tecnologie. Ma non è detto che siano entrati nell’ottica di usarle per la didattica a distanza».