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Lezioni in piazza e presidi didattici contro la didattica online: «Priorità alla scuola»

Flashmob degli studenti a piazza Montecitorio, a Firenze, Cuneo e Faenza si mobilitano i docenti con lezioni fuori dalle scuole collegati online con gli allievi A una lettera aperta di Azzolina gli studenti hanno risposto: «Vogliamo fatti non parole». Nessuno sa cosa succederà dopo la scadenza del «Dpcm» il 3 dicembre

18/11/2020
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il manifesto

Roberto Ciccarelli

Quattro milioni di studenti sono costretti ad assistere alle lezioni da casa dalle webcam dei computer, tablet o cellulari. Sempre che abbiano Internet e la famiglia possa permettersi un computer. Da ieri sono a casa i bambini e i ragazzi della Basilicata mentre in Abruzzo chiuso per lockdown si continua ad andare in classe a macchia di leopardo. Da oggi, dopo la sentenza del Tar anche in Puglia, in odore di zona rossa, elementari e prime medie potrebbero tornare davanti a uno schermo. E presto potrebbe essere il turno della Val d’Aosta. Nel caos politico-istituzionale avviato dal governo che, in un’emergenza sanitaria, ha lasciato alle regioni la possibilità di fare ordinanze più restrittive dei suoi «Dpcm» 8 milioni di studenti e un milione di lavoratori restano in ostaggio di valutazioni aleatorie e contrapposte sul tasso di trasmissibilità del Covid dentro le scuole mentre sono già in molti a temere che anche questo anno scolastico sarà vanificato.

DAVANTI a una politica che ha scelto la scuola come capro espiatorio, negandolo anche contro la realtà dei fatti, ieri il movimento «School for future» è tornato ieri a manifestare a piazza Montecitorio a Roma dove la rete degli studenti medi del Lazio ha organizzato una lezione immaginaria. Gli studenti hanno indossato le maschere della tragicommedia politica quotidiana. Su uno striscione si è letta l’intenzione di spiegare ai politici come dovrebbero spendere i fondi del Recovery fund, sempre che una quota arrivi prima dell’avvio del prossimo anno scolastico. Per gli studenti il 15% delle risorse andrebbe investito nell’istruzione. È quello che ha annunciato il governo. Il problema è come sarà speso. «Senza una profonda riforma del sistema istruzione non andrà tutto bene» hanno scritto al premier Conte gli universitari dell’Udu e la rete degli studenti medi.

IERI è statala giornata internazionale degli studenti e del diritto allo studio. La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha scritto una lettera aperta. Nel testo il ministero dell’Istruzione è stato descritto come un soggetto commissariato, non solo dalle regioni che vanno avanti in ordine sparso, o dai Dpcm dello stesso governo, ma probabilmente anche dall’emergenza sanitaria. «Le chiusure e le aperture degli istituti scolastici, lo sapete, non sono decise dal ministero dell’Istruzione – ha scritto Azzolina – Serve un lavoro di squadra, insieme ai responsabili degli enti locali e a i presidenti di regione. Li sto chiamando uno ad uno. Dobbiamo essere tutti d’accordo sul fatto che lasciarvi a casa sarebbe una sconfitta per tutta la comunità». C’è tempo fino al 3 dicembre per capire se governo, regioni e ministero troveranno un «accordo». Per ora nessuno sa cosa accadrà il 4 dicembre. In ogni caso Azzolina assicura di essere consapevole che sono gli studenti «a pagare il prezzo più alto» con la Didattica a distanza (Dad). Una situazione nota da marzo. «Aspettiamo qualcosa di più delle parole. Tante buone intenzioni e manifestazioni di buona volontà, ma nulla di concreto. Tra impegno e raggiungimento dei risultati c’è un grande divario» ha risposto la Rete degli Studenti Medi. «É fallito il sistema di reclutamento messo in piedi, se non si pensa immediatamente a come rimediare, anche il prossimo anno si rischia di tenere le scuole aperte, ma senza docenti» ha commentato Pino Turi (Uilscuola).

«IL Comitato Tecnico Scientifico è stato chiaro – ha detto Costanza Margiotta del Comitato «Priorità alla scuola» – il governo lo ascolti: le scuole il 3 dicembre devono riaprire». Ieri sono state organizzate a Cuneo, Faenza (vedi intervista in pagina) e Firenze tre lezioni «in presenza» fuori dalle scuola. A Firenze la professoressa di fisica Maria Angela Vitali, davanti al liceo scientifico Castelnuovo, parlato di energia termica con cinque dei suoi studenti che seguivano e dal vivo mentre gli altri erano collegati da casa. Il Rinascimento è stato l’argomento della prof di storia dell’Arte Sara Maosero davanti al liceo Peano-Pellico di Cuneo. «La Dad funziona per periodi brevi – sostiene – La scelta del Governo di chiudere i luoghi di diffusione della cultura come scuole, teatri o musei è sbagliata. Spero che qualcuno si unisca alla protesta. Dobbiamo farci sentire».Nelle prossime settimane sono annunciati altri «presidi didattici». ro.ci.