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Le università del Nord chiedono una svolta regionalista

Più attenzione al territorio nella programmazione delle università e della ricerca. Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna hanno avanzato richieste in tal senso al governo nell’ambito del dossier dell’autonomia rafforzata regionale

12/02/2019
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ItaliaOggi

Alessandra Ricciardi

 

Più attenzione al territorio nella programmazione delle università e della ricerca. Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna hanno avanzato richieste in tal senso al governo nell'ambito del dossier dell'autonomia rafforzata regionale, che sarà definito nei prossimi giorni dalla ministra degli affari regionali, Erika Stefani, per essere sottoposto al vaglio e all'analisi del premier, Giuseppe Conte. A differenza della scuola, per cui invece l'assetto da sottoporre alla presidenza del consiglio è ormai chiuso, secondo quanto risulta a ItaliaOggi il capitolo università e ricerca è ancora al vaglio.

Luca Zaia, Attilio Fontana e Stefano Bonaccini, i presidenti rispettivamente di Veneto, Lombardia ed Emilia, hanno avanzato la richiesta di un coordinamento delle università dei rispettivi territori, «nel rispetto dell'autonomia» delle stesse istituzioni, così da integrare l'attività didattica nell'interazione con il tessuto produttivo del territorio. Una curvatura della didattica, dunque, che dovrebbe interessare solo alcuni corsi e che comunque non potrà prescindere dall'accordo con i singoli atenei, la cui autonomia è presidiata dalla Costituzione.

Sull'altro piatto della bilancia è prevista la possibilità che le regioni finanzino posti in deroga rispetto all'organico degli atenei. Sempre le regioni potranno disporre integrazioni salariali per il personale, aggiuntive rispetto al trattamento previsto a normativa vigente.

Novità anche per la ricerca: con particolare attenzione al sostegno e allo sviluppo delle attività di impresa e delle startup, le regioni chiedono la partecipazione alla programmazione delle attività di ricerca scientifica e tecnologica per i settori di maggior ricaduta per la produttività del territorio. Nessuna richiesta di rimettere mano al Ffo, che resterebbe nell'attuale disposizione e ripartizione nazionale. Sia per università e ricerca inoltre è escluso che ci possa essere trasferimento di personale dal ministero verso le regioni. Così come è escluso del resto per l'istruzione.

Il trasferimento è configurato invece per le direzioni scolastiche regionali del Miur, con la possibilità però che i dipendenti coinvolti possano optare per restare nei ranghi dello stato. Resteranno dipendenti nazionali anche tutti i docenti e il personale ausiliario tecnico e amministrativo già assunti alla data di entrata in vigore della riforma. Entreranno invece come dipendenti regionali i futuri insegnanti e Ata, che parteciperanno ai nuovi concorsi.

Se la selezione resta nazionale, questo è l'accordo raggiunto con il ministro dell'istruzione, università e ricerca, Marco Bussetti, chi farà domanda per le regioni ad autonomia differenziata, in questo caso solo Veneto e Lombardia e non l'Emilia, saprà però dall'inizio che sarà dipendente della regione e dunque con possibilità residuali di poter chiedere un giorno un trasferimento. Dovrebbe essere questa la soluzione ai problemi di stabilità del personale e di continuità della didattica che le regioni del Nord lamentano da tempo.

Partita chiusa poi quella che interessa la maggior autonomia per i beni culturali, dove c'è il no al trasferimento delle soprintendenze, così come la regionalizzazione di strade, ferrovie e aeroporti, anch'essa al momento non prevista nel progetto in corso di definizione.

Resterà da vedere a questo punto se fattori esterni, come il voto alle regionali in Abruzzo, porteranno a modificare gli equilibri che ad oggi erano stati costruiti tra le richieste della Lega e i divieti del Movimento5stelle. La proposta complessiva dovrà essere inviata entro venerdì prossimo a Palazzo Chigi per l'avvio della trattativa formale con i governatori. In queste ore si dovranno chiudere gli ultimi capitoli ancora pendenti e soprattutto la partita con il ministero dell'economia sulla sostenibilità finanziaria dell'intero progetto.