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Le Scienze - Una scuola amputata della memoria, e del futuro

febbraio 2002 L'opinione Una scuola amputata della memoria, e del futuro Tullio Regge La Moratti ha deciso di calare la scure sulla scuola italiana: il latino scompare dal Liceo scientifico...

01/02/2002
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Le Scienze

febbraio 2002
L'opinione
Una scuola amputata della memoria, e del futuro
Tullio Regge
La Moratti ha deciso di calare la scure sulla scuola italiana: il latino scompare dal Liceo scientifico e la matematica dal classico, il tutto nel sacro nome del risparmio, dell'economia e della razionalizzazione dei servizi. Non penso che la scuola sia un settore in cui convenga tirare i cordoni della borsa con tagli nelle spese. Meglio sarebbe stato lanciare una riforma organica come lo fu, sia pure in modo non esente da critiche, quella storica di Croce-Gentile.
Il ruolo creativo del latino nella nascita e nello sviluppo della scienza moderna è fatto indiscutibile e centrale nella cultura contemporanea. Sono uscito indenne dalla maturità scientifica detestando il latino in un'epoca in cui veniva ancora richiesta quella nefanda versione in latino che per decenni ha partorito mostri orrendi.
Detestavo il latino. E lasciando il liceo ho giurato a me stesso di dimenticarlo, ma mi sono presto ricreduto: mi interessava moltissimo la geometria differenziale e qualcuno mi suggerì di leggere l'opera fondamentale di Gauss Disquisitiones generales circa superficies curvas di cui non esistevano all'epoca che versioni in latino. Ricordo ancora le ore felici passate a leggere l'aureo libretto che mi rivelò la bellezza della lingua offuscata al liceo dalle ampollose lagne della Oratio pro Archia di Cicerone.
Il latino muore, anzi è morto da tempo nonostante le proteste accorate di uno sparuto manipolo di latinisti. La riforma Moratti prende atto sia pur brutalmente di una situazione di fatto che dura ormai da oltre un secolo. Una morte illustre richiede un requiem, ma anche un'inchiesta formale che riveli le cause del decesso. Ricordo una frase rivelatrice della Storia della letteratura latina del Rostagni in cui l'autore, ho dimenticato le parole esatte, sosteneva che tutta la letteratura latina apparsa dopo la caduta dell'Impero era opera di epigoni, sottintendendo che di queste opere non valeva la pena di occuparsi. Ho l'impressione che la riforma Croce-Gentile abbia abbracciato in pieno questa tesi.
Cari medievalisti, cambiate mestiere: san Tommaso d'Aquino, Erasmo da Rotterdam e tutte le opere in latino di tanti personaggi illustri sono sciatte scimmiottate della classicità. Peggio ancora, le opere dei grandi che hanno fatto la scienza, da Newton a Gauss fino a Jacobi, l'ultimo a usare ancora il latino a fine Ottocento, sono roba maccheronica da buttar via. Non dobbiamo stupirci se il latino è morto: l'abbiamo imprigionato in una camicia di forza, abbiamo amputato oltre 1500 anni di storia gloriosa nel mito distorto di una classicità che a suo tempo era aperta invece a tutte le culture.
Sul versante opposto, nei Licei classici, la Moratti ha abolito l'insegnamento della matematica. Per quanto ne so l'affluenza degli studenti in questo settore è molto diminuita, ma ai miei tempi la maturità classica era la regola e quella scientifica un ripiego. Il provvedimento aggrava tuttavia il divario esistente tra cultura classica e cultura scientifica in un momento in cui si rende sempre più necessaria una cordiale collaborazione.
L'informazione scientifica nel nostro paese è carente, e copre un vasto spettro che va dal terrorismo puro alle riviste di basso rango, fino a contributi più che dignitosi ma purtroppo occasionali, o in ambito ristretto, di personalità di alto livello. Questa nostra assenza e la risultante disinformazione conduce a scelte politiche e a programmazioni errate con gravi danni anche economici: si tratta di problemi che non si risolvono certamente con una operazione chirurgica affrettata. Mi auguro che i politici si rendano conto di quanto sta accadendo.