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Le interviste (im)possibili degli studenti a Don Milani

Al ministero dell’Istruzione giornata dedicata al priore di Barbiana 50 anni dopo la sua scomparsa. Fedeli: attuale e vivo il suo insegnamento sulla scuola inclusiva

06/06/2017
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Corriere della sera

Claudia Voltattorni

«Buongiorno don Milani, siamo gli studenti del quinto B liceo scienze applicate del Marconi di Civitavecchia...». Comincia così l’intervista impossibile al priore di Barbiana immaginata da un gruppo di ragazzi che stanno per finire la scuola. «Ci siamo incontrati tre anni fa...», scrivono, e ora tornano a parlare con il prete «scomodo» scomparso 50 anni fa dopo aver criticato ma anche rivoluzionato la scuola italiana di allora con un messaggio ancora oggi valido: «La scuola deve insegnare a tutti». Come deve essere, gli chiede una studentessa. E lui, in questa intervista impossibile risponde che «la scuola che perde Gianni non è degna di essere chiamata scuola».

Don Milani al Miur

Ecco, nessuno deve restare indietro. Lo ripete più volte anche la ministra dell’istruzione Valeria Fedeli che lunedì mattina ha voluto al ministero di viale Trastevere una giornata dedicata al prete di Barbiana perché «il suo insegnamento è ancora vivo: una scuola aperta e inclusiva era il suo obiettivo ed è ancora oggi l’impegno del mio ministero per una scuola capace di parlare a chi è più emarginato, a chi è a rischio dispersione». Una giornata che vuole essere tutt’altro che una riabilitazione «ma un dovuto riconoscimento per la figura e l’opera di quest’uomo che ancora oggi influenza la scuola italiana». Con la ministra anche i direttori dei quotidiani Corriere della Sera, Luciano Fontana, La Stampa, Maurizio Molinari, e Avvenire, Marco Tarquinio, che hanno scelto un brano di don Milani e riflettuto sul suo messaggio.

«Messaggio vivo»

E proprio il don Milani che nella sua Lettera ad una professoressa tanto criticò la scuola, tacciandola di essere «come un ospedale che cura i sani e respinge i malati», oggi rappresenta secondo il direttore Fontana «un riferimento attuale con il suo I care contrapposto al “Me ne frego” fascista», ma anche un importante «riconoscimento della doppia identità dello Stato quando parla di “Legge di Dio” e “Legge della coscienza”», per il direttore Molinari, «pur rivendicando di non avere patria e preferendo dividere il mondo in oppressi e oppressori», sottolinea il direttore Tarquinio. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un messaggio ricorda che far rientrare don Milani nelle scuole «è importante e doveroso: il suo metodo ha precorso il concetto di comunità educativa oggi alla base della scuola moderna, ma ha anche posto con forza la questione dell’uguaglianza tra cittadini e della rimozione delle barriere».

I ricordi

E poi ci sono i ricordi di chi lavorò con lui e di chi fu il suo allievo. Adele Corradi sorride ripensando a sé «tipica insegnante della vecchia scuola» arrivata alla scuola del prete di Barbiana: «La sua era la scuola di cui avevo bisogno, fu una scoperta felicissima». Cinquant’anni dopo l’insegnante di lettere che affiancò Don Milani dal ‘63 al ‘67 avverte: «Ai ragazzi non bisogna parlare di Don Milani, non è un animale imbalsamato da studiare, ma bisogna renderglielo vivo, riportare i suoi insegnamenti nella realtà di oggi». Si commuove quasi Paolo Landi che con Don Milani studiò: «Finalmente è stato rimesso al centro della Chiesa dopo 50 anni, perché Don Milani muore isolato da tutti, scuola inclusa, ecco perché oggi qui al Miur è una giornata storica, Barbiana oggi è un museo, di Don Milani però restano i suoi insegnamenti validi per tutti, dagli studenti, agli adulti, ai politici». Ricorda Landi: «Il suo complimento era: «Sei un pecorone”, era un modo per dirti che se non ci impegnavamo, se non approfondivamo, eravamo come delle pecore».

Il ricordo in tutte le scuole

Ecco quindi che dal Miur è partito l’invito a tutte le scuole a rileggere l’opera del rivoluzionario e «scomodo» prete toscano e inziaire un percorso di approfondimento dei suoi scritti. «Oggi - ha detto la ministra - abbiamo regole e norme di inclusione scolastica e contro la dispersione, per non lasciare indietro nessuno. Questo era il motto della sua esperienza: occuparci degli ultimi e dare a chi ha meno lo strumento più importante, cioè l’istruzione e la conoscenza, che sono strumenti per la dignità». E pure Papa Francesco, che il prossimo 20 giugno andrà sulla sua tomba a Barbiana, ha ricordato Don Milani come «un educatore appassionato con una visione della scuola che mi sembra una risposta alla esigenza del cuore e dell’intelligenza dei nostri ragazzi e dei giovani».