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Le app al posto dei libri, con il cellulare in classe cambia anche la lezione `

I tecnici scelti dal MIUR per studiare l'introduzione dei telefonini

17/12/2017
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Il Messaggero

ROMA App e piattaforme digitali, corsi di formazione per i docenti e un'attenzione particolare ad informare le famiglie: così lo smartphone sale in cattedra. Con lui anche pc e tablet, in linea con le lavagne digitali. Ma l'attenzione è tutta rivolta al telefonino che, più di altri strumenti, rischia di creare disturbo in classe. È di pochi giorni fa infatti la decisione del ministro francese all'educazione, Jean-Michel Blanquer, già anticipata dal presidente Emmanuel Macron in campagna elettorale, di vietare la presenza dello smartphone a scuola, non solo in classe. Un veto assoluto che va a scontrarsi con la riforma in atto nella scuola italiana: entro gennaio infatti arriverà un vademecum per mettere ordine tra quello che si potrà e quello che non si potrà fare durante le lezioni. Educando al corretto uso del cellulare tra i banchi innanzitutto i ragazzi ma anche i docenti e le famiglie con corsi appositi.
I genitori saranno in primo piano perché, trattandosi di studenti minorenni, le apparecchiature sono di fatto di proprietà dei mamma e papà. Guidare gli insegnanti e i genitori, dunque, è il primo obiettivo: si parte dalle esperienze già collaudate tra i banchi di scuola rivelatesi vincenti per estenderle alle reti di istituti. «Finora - ha dichiarato la Ministra all'istruzione Valeria Fedeli - il dibattito sull'uso dei dispositivi digitali a scuola è stato appiattito sui fronti smartphone sì - smartphone no. Ma la tecnologia è parte integrante della nostra vita, si deve anche ragionare sul modo in cui il digitale può essere impiegato per innovare le metodologie didattiche». Al ministero dell'istruzione sono già stati istituiti due gruppi di lavoro ad hoc: uno per la valutazione dell'uso dei device digitali personali in classe e un altro per la mappatura delle metodologie didattiche innovative. I gruppi sono composti da esperti di pedagogia digitale, da docenti che insegnano anche tramite le tecnologie digitali rivestendo il ruolo di animatori digitali nelle scuole, da studiosi del Consiglio Nazionale delle Ricerche ma anche da filosofi, giornalisti specializzati e tecnici del Miur. Verranno individuate app e piattaforme digitali già utilizzate nelle scuole, in esperienze avviate con buoni risultati. Non ne uscirà una lista di riferimento ma verranno indicati esempi da far conoscere. Sarà importante però pensare a una didattica specifica: la lezione frontale di 50 minuti con il libro di storia non può sfruttare i servizi di un apparecchio informatico. 
IL CAMBIAMENTO IN 10 ANNIEd è proprio questo il punto più critico: rivoluzionare a piccoli passi la didattica classica per una innovativa. Il punto di partenza è la norma del 2007, oltre dieci anni fa, firmata dall'allora ministro all'istruzione Giuseppe Fioroni che poneva il divieto assoluto dello smartphone in classe. «La scuola in questi 10 anni è cambiata e anche i ragazzi lo sono - spiega Daniela Di Donato, docente di lettere e animatore digitale nelle scuole presente nel gruppo di lavoro al Miur- è impensabile vietarne l'uso, come accade in Francia. Sarebbe un autogol: la scuola non può permettersi di dotare tutti gli studenti di un pc o un tablet, ma si tratta di strumenti che coinvolgono gli studenti ed è quindi opportuno usare gli strumenti che i ragazzi già possiedono tra le loro mani». 
Lorena Loiacono