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"Lavoro da 42 anni senza mai fermarmi ma non mi fanno andare in pensione”

Il pensionamento incerto quest’anno riguarda 4.600 insegnanti.

14/07/2018
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la Repubblica

Corrado Zunino

ROMA

Mariella C. è un’insegnante di scuola media. A Roma. Istituto statale comprensivo Luigi Settembrini, Matematica e Scienze. Ha 64 anni e non riesce ad andare in pensione. Di più, non riesce ad avere una risposta certa: potrò fermarmi o dovrò lavorare un’altra stagione? Il pensionamento incerto quest’anno riguarda 4.600 insegnanti.

Cosa è successo, professoressa?

«Ho lavorato 41 anni e dieci mesi, ma il Provveditorato agli studi, oggi Ufficio scolastico regionale, ne ha riconosciuti ventinove.

Quando ho chiesto i calcoli ufficiali, lo scorso dicembre, mi hanno preso per una cretina: ma come, vuole andare a riposo con 29 anni di contributi?».

E i dodici mancanti?

«Il Provveditorato del Lazio si era dimenticato dei quattro anni e sei mesi in pre-ruolo, le supplenze prima della cattedra, e avevo perduto i tre anni da lettrice madrelingua all’Università di Belgrado e la richiesta di riscatto dei quattro anni di laurea, Scienze biologiche. La famosa quota cento, età anagrafica più età contributiva, io l’ho superata da sei stagioni.

Eppure non riesco a fermarmi».

Le hanno mai comunicato il posticipo del pensionamento?

«Neppure quello. Non riesco ad avere una risposta. In questo anno e mezzo di code e telefonate ho ricevuto diverse umiliazioni e neppure una spiegazione certa.

Con me i colleghi che alla scuola hanno dato la vita».

Racconti.

«A gennaio 2017 inizio a calcolare gli anni lavorati, mi aiuta il sindacato Snals. Sembrano mancarmi 43 giorni, ma solo l’Inps può dirlo con certezza. Vado sul sito dell’Istituto di previdenza e scopro l’esistenza del Cert, il certificato ufficiale garantito.

Bene, ne faccio richiesta online e dopo alcune settimane mi arriva con raccomandata. Certifica: 41 anni e 10 mesi di lavoro».

A dicembre si è rivolta alla sua scuola.

«Ero convinta di avere gli anni giusti per fermarmi. Attraverso la segreteria scolastica ho compilato, online, la domanda di anzianità per il Provveditorato. Sempre online, da casa, la domanda per l’Inps».

Risposte?

«Nulla. Voglio dire che ancora oggi esiste la possibilità che al primo settembre 2018 io sia una ex insegnante , ma ancora lo scorso maggio il silenzio delle istituzioni era di tomba».

A giugno, però, qualcosa le hanno scritto.

«L’Inps ha inviato alla Settembrini i decreti, sbagliati. “Computo servizio 29 anni e 4 mesi”».

Ha chiamato subito l’Inps.

«Sì, ma dopo un po’. Ho avuto bisogno di qualche giorno per riprendermi. Il contact center mi segna un appuntamento per il 20 giugno, ore 13,30».

Si presenta.

«La sede Inps è a venti minuti da casa. Arrivo con i documenti e l’usciere, disteso sulla sua poltrona, indica la sala d’aspetto.

Alle 13,35 da un box di plastica esce un signore e dice che ho sbagliato appuntamento... “Chi, io?”. Sì. “Ma è stato il vostro operatore”. Il funzionario alza la voce: “Deve andare dal collega”. Venti minuti, mi avvicino al secondo box e il nuovo interlocutore alle prime spiegazioni ha già perso la pazienza: “È il Provveditorato che deve inviare i decreti e, se il Provveditorato non li invia, per noi lei ha gli anni di servizio che le abbiamo scritto nella raccomandata”. Il Cert, però, dice 41 anni e 10 mesi. “Carta straccia”, ora il funzionario urla. “Mi scusi, avete parlato con il Provveditorato?”. No. “ È il Provveditorato che deve parlare con noi. Chiaro?”. Quando gli chiedo il nome, risponde: “Dottor Pincopallo”».

E’ tornata all’Ufficio scolastico?

«Sì e ho scoperto che nel reparto conteggi c’era stato un signore, diciamo così, poco preciso e poco impegnato. A sua volta era andato in pensione. Una signorina solerte in 48 ore ha corretto tutto, pre-ruolo, Belgrado, riscatto laurea, e mi ha fatto sapere che avevo quasi 42 anni di anzianità e mancavano 43 giorni alla pensione».

Significa?

«Che dovrò lavorare un altro anno.

Per l’Inps 43 giorni o dieci mesi sono la stessa cosa».

L’Inps ha certificato questi conti?

“No. Mi hanno scritto che entro il 31 agosto dovranno dare una risposta. Una collega ha già fatto il rinfresco di saluto, ma sono otto mesi che aspetta il decreto finale».

Quanto prenderà di pensione?

«Tra 1.800 e 1.900 euro, con laurea e dottorato. Un po’ meglio di quello che lo Stato versa ai docenti in Grecia e in Portogallo».