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Lauree professionali copia degli Its. Pure la Cgil dice no e chiede lo stop

Critiche e accuse contro il decreto della Giannini

10/01/2017
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ItaliaOggi

Emanuela Micucci

«Revisione immediata del decreto» e «apertura di un tavolo di confronto» per lo sviluppo di una formazione terziaria professionalizzate. È pressing serrato sul neo ministro dell'istruzione Valeria Fedeli da parte degli Its, di Confindustria, della Fcl-Cgil e dell'Unione degli universitari contro le lauree professionalizzanti triennali istituite dall'ex titolare del Miur Stefania Giannini, che con «un colpo di coda» ha firmato il decreto n. 987 il 12 dicembre, giorno del giuramento del nuovo governo Gentiloni. Secondo Alessandro Mele, coordinatore nazionale della cabina di regia del Sistema Its, infatti, i nuovi percorsi universitari brevi rischiano di «creare una cannibalizzazione» degli Its, gli istituti tecnici professionali post diploma che in 5 anni di vita hanno diplomato quasi 6.000 supertecnici, di cui il 81,1% lavora a un anno dal titolo, con un + 2,8% nell'ultimo anno a fronte di una disoccupazione giovanile certificata ieri dall'Istat al 34,9% a novembre, dato più alto in un anno. Un provvedimento che «rischia concretamente di far esplodere una pesante competizione tra università e Its», sottolinea la Fcl-Cgil. E di «disorientare famiglie e studenti», commenta Giovanni Brugnoli, vicepresidente di Confindustria per il capitale umano.

Il dossier è all'attenzione del sottosegretario all'istruzione Gabriele Toccafondi che già con la Giannini si era molto speso per il decollo degli Its con l'obiettivo di creare un sistema alternativo a quello unviersitario e altamente professionalizzante, sul modello tedesco.

Il decreto contestato stabilisce all'art. 8 l'avvio nel prossimo anno accademico 2017/18 di corsi di laurea sperimentali a orientamento professionale per «facilitare l'istituzione di corsi di studio direttamente riconducibili alle esigenze del mercato del lavoro». Ogni ateneo potrà proporre al massimo un corso di laurea per anno accademico, a cui potranno accedere massimo 50 studenti. Dunque, un percorso di laurea breve a numero chiuso. Il progetto formativo teorico, di laboratorio e applicato è sviluppato attraverso convenzioni con imprese, associazioni o ordini professionali qualificati, che assicurano almeno 50 crediti formativi universitari e non più di 60 in attività di tirocinio curriculare «anche con riferimento ad attività di base e caratterizzanti». I corsi prevedono la presenza di «un adeguato numero di tutor delle aziende coinvolte nel processo formativo».

Entro un anno dalla laurea «almeno l'80%» degli studenti deve aver trovato un lavoro, altrimenti si perde il diritto all'accreditamento. Un indicatore, quello dell'occupabilità, che ha un peso rilevante anche nel più articolato monitoraggio premiale degli Its affidato all'Indire, ma che nel caso delle lauree professionalizzanti sembra essere il solo individuato. Così come il decreto non identifica il soggetto giuridico che avrà il compito della valutazione alla fine del primo ciclo di sperimentazione. «A partire dalla Conferenza nazionale di maggio 2016 era stato avviato un dialogo sul rapporto tra Its e Università per uno sviluppo integrato del sistema terziario», ricorda Mele, chiedendo «una revisione immediata del decreto» e sollenando dubbi sulla sua «legittimità, volendo regolare un settore, la formazione professionale, di competenza regionale senza averne coinvolto alcuno degli interlocutori».

Inoltre, «un'offerta formativa universitaria in sovrapposizione con quella degli Its svuoterebbe un'esperienza certa (e con risultati acquisiti) nella capacità di offrire risposte flessibili e personalizzate aderenti alle esigenze del mercato del lavoro, dinamiche e in continua evoluzione; l'alternativa sarebbe tutta da costruire». «Non servono blitz, ma l'apertura di un tavolo di confronto», osserva Brugnoli. «Il punto è non cannibalizzare gli Its, ed evitare una contrapposizione tra canali terziari di istruzione, offrendo percorsi formativi già coperti dall'attuale programmazione. E' necessario collegare i percorsi didattici con il fabbisogno concreto delle imprese. Senza una forte cabina di regia al Miur il rischio è che si vanifichino i passi avanti fatti finora, tornando a una situazione in cui l'offerta accademica prende una direzione e le esigenze della manifattura sono invece tutt'altre».

Anche la Fcl-Cgil chiede a Fedeli «una pausa di riflessione sulla sperimentazione», oltre all'«istituzione della Commissione nazionale per il coordinamento dell'offerta formativa degli Its con la presenza delle parti sociali, così come previsto dall'Accordo in Conferenza unificata del 3 marzo 2016».

I modelli Its e Università «non sono in contrapposizione» per il presidente della Conferenza dei rettori, Gaetano Manfredi. «L'idea è di costruire un passaggio, dalla formazione Its alla formazione professionalizzante». Ma per «formare un professionista ad ampio spettro» occorre una laurea triennale professionalizzantem, è la posizione della Crui.


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