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La svolta digitale è lontana dalla scuola "Solo 1 su 4 ha puntato sulla tecnologia"

Secondo Skuola.net tanti libri di carta e lezioni tradizionali. Ai dispositivi pensa la famiglia

18/09/2020
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La Stampa

Flavia amabile

roma

Non sono solo banchi, aule e insegnanti a complicare il rientro a scuola. C'è anche la didattica a distanza, ora si chiama didattica digitale integrata ed è ancora una realtà per la maggioranza degli studenti delle superiori (6 su 10 secondo i dati pubblicati da Skuola.net). Cambia il nome ma non i problemi nonostante le risorse mese a disposizione dal ministero dell'Istruzione e l'esperienza maturata nei lunghi mesi della quarantena per capire come risolverli: secondo i dati forniti da Skuola.net la scuola appare sempre la solita: tanta carta, tante lezioni tradizionali, chi non era pronto lo scorso anno alle lezioni digitali ha fatto pochi passi avanti. Circa 1 alunno su 5 non ha ancora un dispositivo personale con cui studiare; al Sud si arriva a quasi 2 su 5. E, tra loro, oltre l'80% continuerà a arrangiarsi con quello che c'è in famiglia.

A rendere difficile la svolta sono proprio le scuole: solo in 1 caso su 4 i ragazzi raccontano che il proprio istituto ha sempre incentivato l'uso di risorse digitali (eBook compresi) per lo studio. Un altro 33% degli istituti ha iniziato a spingere solo a partire dalla chiusura di febbraio. Per le altre che ancora nulla hanno fatto nemmeno questo inizio di anno è stato il momento opportuno. Quasi la metà delle scuole (42%) - e nelle regioni del Mezzogiorno in media si arriva al 54% - continua a non appoggiare la svolta tecnologica. E anche quest'anno si useranno libri di testo in larga parte 'cartacei': le tendenze d'acquisto sono le stesse 

dello scorso anno. In generale, la maggior parte delle famiglie (circa 2 su 3) si orienterà sempre verso i libri nuovi, mentre gli altri cercheranno di risparmiare con l'usato. Un dato immutato rispetto a dodici mesi fa.

A rendere complesso il rientro sono anche numerose questioni burocratico-amministrative da risolvere. Ad esempio le perplessità sulla responsabilità penale dei dirigenti scolastici. I presidi da settimane chiedono un intervento del governo ma finora nulla è stato approvato. Per Antonello Giannelli, presidente dell'Anp «è un evidente indice della scarsa sensibilità della politica nei confronti della categoria dei dirigenti scolastici e, più in generale, delle categorie di tutti i numerosi soggetti pubblici e privati che ricoprono la qualifica di datore di lavoro». I presidi, ma anche i docenti, infatti, potrebbero essere chiamati a rispondere penalmente in caso di contagio o infortunio. Per Giannelli, si tratta di un «regime punitivo retrogrado che, ben lungi dal garantire ai cittadini una vera tutela, si limita a cercare un capro espiatorio».

La scuola però è ricominciata in larga parte d'Italia e in molti istituti si registrano anche diversi casi di positività e decine di studenti e insegnanti in quarantena, da Massa a Rapallo, Novi Ligure, Trieste, Codogno, Casalpusterlengo. —