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La Stampa: Perchè lo Stato non investe nella ricerca?

L’Annuario Scienza e Società: “Cresce la fiducia nei nuovi saperi” Energie verdi e biotech sono i settori che suscitano più interesse

24/02/2010
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La Stampa

A 25 anni dallo storico grido di allarme lanciato dalla Royal Society, il bilancio dei rapporti tra scienza e cittadini non è scontato né negativo come talvolta si sarebbe portati a credere. Ma quali sono, in questo quadro, le caratteristiche della situazione italiana?

Il nuovo «Annuario Scienza e Società» offre numerosi dati e spunti di riflessione. Partiamo, anche per farci coraggio, dagli aspetti più «positivi». Il livello medio di alfabetismo scientifico degli italiani è leggermente migliorato nel 2009 rispetto al 2008 e al 2007. Permangono indubbiamente lacune rilevanti: quasi due terzi degli intervistati, per esempio, non sanno che gli elettroni sono più piccoli degli atomi. L'esposizione a contenuti scientifici nei media, invece, rimane stabile, con la tv che si conferma il mezzo più utilizzato davanti a quotidiani e riviste. Cresce, soprattutto tra i giovani, l'uso del Web come fonte di informazione sulla scienza: tra i 20-29enni uno su tre naviga tra siti e blog di scienza e tecnologia. Per la prima volta l'«Annuario» offre anche un monitoraggio della copertura di scienza e tecnologia nei quotidiani, che indica un'attenzione sui temi dell'Information Technology, della medicina e della fisica.

E' aumentata di poco anche la frequentazione di musei e mostre dedicate alla scienza, incontri e dibattiti con scienziati - sale però anche la partecipazione a proteste o mobilitazioni. La fiducia nella scienza e la credibilità degli scienziati resta elevata (per tre italiani su quattro).

Non mancano tuttavia segnali di ambivalenza: uno su tre ritiene che scienza e tecnologia stiano cambiando «troppo velocemente» il nostro stile di vita; più di due terzi si riconoscono nel «principio di precauzione», ritenendo che, se non è certo che una tecnologia sia innocua, sia meglio rinunciarvi, almeno temporaneamente. Si conferma estremamente critico il giudizio su alcuni aspetti organizzativi: per il 63% sarebbero le raccomandazioni, più che il merito, a guidare il reclutamento dei ricercatori in Italia.

La ricerca è al terzo posto tra i settori prioritari in cui i cittadini vorrebbero che lo Stato investisse, preceduta da sanità e istruzione. Un dato che merita attenzione è quello delle priorità dei cittadini in materia di investimenti in ricerca: il settore prioritario resta quello delle energie rinnovabili (con un trend crescente), seguito dalle ricerche sui mutamenti del clima (con un trend decrescente) e dalle biotecnologie. Anche il nucleare cresce lievemente tra le priorità di investimento.

Forse però il tema che dovrebbe destare più attenzione - e preoccupazione - è quello del rapporto tra le nuove generazioni e la scienza. Qui l'«Annuario» mette a disposizione una serie di dati in chiave comparata, tra cui una rilevazione condotta in 40 Paesi sugli studenti di scuola superiore. Se alcuni indicatori quali l'alfabetismo scientifico segnano per l'Italia un piccolo miglioramento, questo non è dovuto alle migliori performances dei giovani, ma a quelle degli adulti, mentre la competenza scientifica dei più giovani segna il passo rispetto alla media europea. A questo si aggiunga la svalutazione di lavoro e competenze tecnico-manuali che emerge tra gli studenti italiani, che le mettono all'ultimo posto tra le caratteristiche più apprezzate di un lavoro. Un dato che contribuisce a spiegare come la scienza sia vissuta dagli studenti come un'entità perlopiù astratta. A conferma dell'importanza di questo aspetto, secondo una rilevazione «Observa» sui 15enni, la propensione a iscriversi a un corso di laurea scientifico è tripla tra i ragazzi che hanno avuto l'opportunità di utilizzare un laboratorio di scienze.

Purtroppo le risorse umane si confermano una delle questioni cruciali per ricerca e innovazione nella società italiana. Alla ridotta consistenza numerica si abbina un'età media elevata: oltre il 40% ha più di 45 anni, contro il 29% e 26% di Spagna e Portogallo (dove quasi uno scienziato o ingegnere su due ha meno di 34 anni). Eclatante è anche l'asimmetria tra risultati individuali e performances istituzionali. Lo mostrano i risultati delle selezioni per gli ambìti finanziamenti dello European Research Council: i giovani ricercatori italiani risultano addirittura al primo posto, con 32 proposte selezionate. La classifica per Paese dell'istituzione ospitante è decisamente meno rosea: siamo al settimo posto. Metà dei vincitori italiani condurranno (o conducono) la loro ricerca finanziata dall'Erc fuori dall'Italia.