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La Stampa - elementari e medie restano separate

Elementari e medie restano separate Scuola, oggi il governo vara la riforma: taglio di 8500 posti Le materne aperte anche a chi non ha compiuto tre anni ROMA Il fatidico giorno della r...

01/02/2002
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La Stampa

Elementari e medie restano separate
Scuola, oggi il governo vara la riforma: taglio di 8500 posti Le materne aperte anche a chi non ha compiuto tre anni

ROMA

Il fatidico giorno della riforma della scuola dovrebbe essere oggi: all'ordine del giorno del consiglio dei ministri, infatti, è iscritto anche il disegno di legge Moratti che - se approvato - inizierà l'iter che lo porterà a sostituire la riforma voluta dal centrosinistra. Il testo è sostanzialmente lo stesso che non passò l'11 gennaio "salvo alcuni aggiustamenti non sostanziali" dicevano ieri al ministero. In realtà alcune questioni, anche non secondarie, dovrebbero entrare nel nuovo articolato, mentre altre diventeranno problemi aperti appena la riforma comincerà ad essere messa in pratica. Proviamo a vedere la materia da vicino. DELEGA. Il governo chiederà una delega (di 18 o 24 mesi) per far passare il ddl su una corsia preferenziale ed evitare "l'effetto Berlinguer", cioè quell'impantanamento in Parlamento che potrebbe essere più lungo della stessa legislatura. SCUOLA DI BASE. Non sarebbe più costituita da 4 bienni, di cui il terzo (quinta elementare e prima media) di raccordo tra i due ordine di scuola. Si parla, invece, di un sistema più simile all'attuale: 1+2+2 per le elementari e 2+1 per le medie. La scuola materna si potrà iniziare anche prima dei tre anni e l'elementare prima dei sei, ma questo anticipo avverrà con gradualità: per ora si potranno iscrivere prima i bambini che compiranno tre e sei anni, rispettivamente, entro il 28 febbraio, poi questo termine si sposterà in avanti. PROGRAMMI. Ridimensionate "le scuole locali". I programmi dovrebbero essere nazionali al 90%, più un 10% da concordare con le regioni secondo esigenze locali, ma sempre con vidimazione ministeriale. PERSONALE. Si parla per il prossimo anno di un taglio di 8500 cattedre. D'altronde il numero degli alunni continua a diminuire ogni anno a motivo del decremento demografico, e quindi la contrazione diventa fisiologica. Il taglio comunque sarebbe - per così dire - virtuale, in quanto semplicemente non verranno rimpiazzati 8.500 docenti destinati al pensionamento, ma poiché il numero di chi si ritira dal lavoro è assai più alto, la scuola continuerà ad assumere un'altra tranche di quei 60 mila docenti vincitori di concorso la cui assunzione era stata decisa già dalla finanziaria 2000. Comunque la scuola si troverà con un organico complessivo più ridotto, e destinato a ridursi ulteriormente nei prossimi due anni, per un totale, a fine 2004, stimato in meno 36 mila docenti. Si tratterebbe, quindi, di produrre quel risparmio sulla spesa per il personale di cui il ministro ha parlato tante volte: circa un 15% entro il 2005, da reinvestire poi nella "qualità dell'istruzione". SOLDI. Il risparmio auspicato però non sembra così semplice, perché la riforma della scuola innalza l'obbligo (scolastico o formativo) fino a 18 anni e prevede l'anticipo, sia pur graduale, della scuola elementare e materna, di sei mesi, con un incremento degli alunni stimato fin dal primo anno in 50-60 mila unità. La bozza Bertagna prevedeva la riduzione di un anno del ciclo degli studi (era, cioè, il famoso liceo di quattro anni) ora invece - su pressioni di an - quel quinto anno è stato ripristinato. Tutto questo - anticipo delle elementari e prolungamento del liceo - potrebbe comportare un aumento degli alunni, almeno sui tempi brevi, e quindi una dilatazione del corpo insegnante. Il decreto "taglia-cattedre" parla di accorpamenti di classi, di riduzione degli insegnanti di sostegno e di revisione del tempo pieno, ma che questi espedienti consentano di compensare l'allargamento dell'organico, è ancora materia controversa. In sostanza: la spesa di questa riforma sarebbe ancora tutta da verificare. Nelle scorse settimane sono circolate delle cifre (solo per l'anticipo dell'età di ingresso nella scuola - si era detto - lo Stato dovrebbe spendere 12.730.242 di euro per l'anno in corso, 45.828.872 per l'anno prossimo e 66.197.260 euro dal 2004). Di certo c'è solo l'assicurazione del ministro Tremonti che la copertura c'è. ENTI LOCALI. La riforma delegherà alle regioni e agli enti locali la formazione professionale e molte materie relative all'istruzione. Il problema è che a queste deleghe non corrispondono trasferimenti adeguati: danno cioè i compiti ma non i soldi per assolverli. Ieri l'Unione delle province e l'Associazione dei comuni si sono fortemente lamentate di questo con il sottosegretario Aprea, che ha promesso un "tavolo congiunto" per dirimere la questione.
Raffaello