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La sfida antimafia dei grillini: corsi obbligatori nelle scuole

Si parte oggi del ddl voluto soprattutto dal Carroccio sulla reintroduzione dell'educazione civica nei programmi scolastici. La proposta M5S è stato depositata dalla deputata Nesci e sottoscritta da circa 30 suoi colleghi.

29/04/2019
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Il Messaggero

La lotta alla mafia diventa terreno di scontro della campagna elettorale. M5S ne farà un tema centrale in vista delle Europee con la Commissione antimafia, presieduta dal pentastellato Morra, che ha intenzione di cavalcare l'inchiesta che vede coinvolto il leghista Siri. E con il gruppo M5S che ha presentato un ddl alla Camera per chiedere che l'insegnamento della storia del contrasto del fenomeno mafioso sia materia nelle scuole primarie e secondarie. Proprio alla vigilia della discussione nell'Aula di Montecitorio si parte oggi del ddl voluto soprattutto dal Carroccio sulla reintroduzione dell'educazione civica nei programmi scolastici. La proposta M5S è stato depositata dalla deputata Nesci e sottoscritta da circa 30 suoi colleghi. Prevede che l'insegnamento della storia della lotta alla mafia sia inserito nel monte ore complessivo previsto per le competenze relative all'area storico-sociale di «Cittadinanza e Costituzione», «perché spesso le mafie riescono a sostituirsi allo Stato nel soddisfacimento dei bisogni delle fasce più giovani e svantaggiate d'Italia».
M5S punta su un «lavoro di prevenzione» per estirpare «alla radice la cultura della violenza intimidatoria, estinguendone il fenomeno». Offrendo agli studenti «l'esempio di modelli positivi» ed impedendo l'emulazione di comportamenti mafiosi. Nella premessa della proposta di legge infatti si osserva che «gli studenti nati negli anni 1990-2000 non conoscono, se non in maniera superficiale, lo sviluppo del fenomeno criminale mafioso negli anni e, dunque, faticano a delinearne l'evoluzione in un quadro oggettivo e informato». Lo sguardo è rivolta alle stragi di mafia. «Gli studenti della scuola primaria e secondaria non hanno ancora conosciuto in profondità l'opera, la testimonianza e la lezione morale di figure come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, per esempio. Al contrario, anche per l'affermarsi di una generale tendenza involontariamente celebrativa della potenza mafiosa, talvolta modelli come il capo dei capi si sono radicati a livello culturale; in taluni casi, purtroppo, perfino sotto una luce mitica». 
MODELLIE dunque basta con una certa interpretazione del fenomeno mafioso. «Soprattutto nelle regioni meridionali, come dimostrano alcune inchieste della magistratura per esempio, Six Town, della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro il fascino del boss questo l'allarme lanciato da M5S - ha determinato atteggiamenti emulativi e apologie dei reggitori di 'ndrine e dell'esperienza, dell'antropologia mafiosa». 
Per i promotori della proposta di legge «un punto di osservazione specifico sugli ambienti giovanili risulta imprescindibilmente necessario». Insegnare la storia della lotta alle mafie vuol dire rafforzare «il ruolo del sistema educativo» attraverso «una strategia che miri anche a ridurre progressivamente il fenomeno della dispersione scolastica» visto che «l'Italia si posiziona al quarto posto tra i Paesi dell'Unione europea in cui si rilevano i maggiori livelli di abbandono scolastico, dopo Spagna, Malta e Romania». 
La proposta di legge prevede, inoltre, l'istituzione del «Premio per il coraggio della verità» consegnato direttamente dal presidente della Repubblica, per quegli studenti che si distinguono «per la realizzazione di un'opera artistico-letteraria che testimoni l'impegno civile nella lotta alla mafia».
Emilio Pucci


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