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«La scuola si fa in sicurezza, basta con le classi pollaio»

Sit-in in 24 città di Priorità alla scuola e sindacati. Azzolina: «Sono Mal di pancia». Un milione di studenti in classe a metà in Umbria, Marche, Liguria, Lombardia, Campania

26/01/2021
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il manifesto

Roberto Ciccarelli

Un milione di studenti delle scuole superiori di Umbria, Marche, Liguria, Lombardia, e quelli delle medie in Campania, sono tornati in classe a metà, alternandosi con la didattica a distanza, con le mascherine, le distanze e le doppie entrate contingentate. E molti di loro hanno sperato di non tornare davanti a un Pc tra qualche settimana quando non potrebbe non esserci più il governo «Conte due» che non ha saputo organizzare il rientro, fallito sia a settembre che a gennaio; ha lasciato la politica scolastica in mano alle regioni e si è reso responsabile della creazione di un’autonomia differenziata nell’istruzione.

IL MOVIMENTO «Priorità alla scuola», Cobas, Flc Cgil e Uil Scuola, il Coordinamento Nazionale Precari Scuola, Rifondazione Comunista e Potere al Popolo hanno organizzato ieri sit-in di protesta in 24 città e davanti al ministero dell’istruzione a Roma. Nel giorno della scadenza delle iscrizioni al prossimo anno scolastico, quando si iniziano a organizzare le classi per il prossimo, è stata l’occasione per rilanciare una delle richieste rimaste inascoltate dal governo sin dall’aprile scorso: aumentare l’organico dei docenti e del personale Ata e diminuire gli studenti nelle «classi pollaio» a non più di venti. Il sovraffollamento è stato uno dei motivi, insieme alla mobilità e ai trasporti, che hanno portato al record italiano in Europa di chiusura delle scuole.

«CHIEDIAMO un’inversione di tendenza rispetto agli ultimi decenni: come per la sanità pubblica, la pandemia ha avuto l’effetto di certificare la dissennatezza dello smantellamento di tutti i servizi pubblici, che si traduce in riduzione di diritti fondamentali di cittadinanza – sostiene Chiara Ponzini di Priorità alla scuola Milano – Siamo colpiti dal fatto che le linee guida del ministero non modifichino i coefficienti per le nuove iscrizioni». Un elemento che non lascia affatto tranquilli sul prossimo anno, il 2021-22, dato che anche questo è stato ampiamente compromesso.

A ROMA E PROVINCIA soprattutto, molte polemiche ha sollevato la riorganizzazione dei trasporti che ha imposto lo scaglionamento degli orari 8-14 e 10-16. Le proteste che attraversano le scuole della Capitale da settimane ieri, a poche ore dalla fine del Conte 2, sono state definite «Mal di pancia» dalla titolare dell’Istruzione Azzolina. «Tutte le attività del Paese stanno facendo sacrifici» ha detto agli studenti, già vittime della didattica a distanza e della chiusura record delle scuole. Secondo un sondaggio di skuola.net, condotto su 3500 studenti di licei, istituti tecnici e professionali nelle regioni dove, fin’ora, si è tornati a scuola al 50%. Solo 1 studente su 2 ha fatto i conti con orari d’ingresso e uscita scaglionati, lezioni accorciate e didattica pomeridiana. Solo 1 su 4 ha visto prolungare la didattica anche al sabato. Molti già la facevano. Capitolo trasporti, organizzati dai prefetti. Meno della metà (47%) ha notato dei miglioramenti. Solo 1 su 4 ha il turno fisso fino alle 16, gli altri (72%) o vanno sempre e solo di mattina oppure si alternano tra le due fasce. In 4 casi su 5 non è stata data un’indicazione precisa per il pranzo (il 36% dice addirittura che non è stata prevista una vera e propria pausa). Non è la rappresentazione di un «mal di pancia», ma di un altro fallimento.

L’OPERATO DEL GOVERNO uscente sulla scuola può essere apprezzata alla luce di un altro dato sul fallimento del reclutamento dei precari, quest’anno un record. Secondo Flc Cgil sono rimasti vacanti 157.256 posti tra cattedre di diritto, ovvero con contratto fino al 31 agosto 2021 e cattedre di fatto da coprire fino al 30 giugno. A questi posti si aggiungono tutte le supplenze brevi per coprire i posti dei docenti fragili e circa 40 mila «posti Covid» che sono stati aggiunti in particolare per la scuola del primo ciclo. Un dato che supera abbondantemente le 200 mila unità e che ha messo in crisi il sistema delle supplenze in questo anno scolastico